Visto con i nostri occhi
Insieme a Cristo con creatività
Preti, consacrati e laici in Cattedrale per la Settimana della Chiesa mantovana
17/09/2018
Cinquant’anni e non dimostrarli. Prima si chiamava Settimana pastorale – nata nel 1969, con il vescovo Carlo Ferrari –, ora Settimana della Chiesa mantovana. Sono cambiati i tempi e anche l’impostazione, ma l’appuntamento rimane importante per la diocesi, perché segna l’inizio del nuovo anno pastorale. Insieme, con il vescovo Marco Busca, i sacerdoti, i consacrati, i laici.
Indubbiamente si respirava un bel clima ecclesiale la sera del 10 settembre, durante l’incontro di preghiera e riflessione in Cattedrale, a Mantova, al quale ha partecipato un migliaio di persone per cogliere il significato di fondo del tema di quest’anno: “Camminiamo da discepoli nella vita nuova in Cristo”. È stato il vicario generale, don Libero Zilia, all’inizio, a sottolineare il cinquantesimo anniversario: il che ci ricorda che siamo inseriti «in una storia di salvezza e in un processo di crescita». Dal fonte battesimale, poi, è partita la processione con il libro della Parola di Dio, perché – come annota il vescovo Marco nella sua lettera pastorale Generati in Cristo, nostra vita –, «usciti dal battistero, i cristiani iniziano il cammino del discepolato».
Il cammino è ben evidenziato da una duplice miniatura medievale, illustrata da don Stefano Savoia (nella seconda tavola rifulge l’oro della Gerusalemme celeste), e dal testo del Vangelo di Marco (10,17-22), il racconto di quel cosiddetto “giovane ricco” che si avvicina a Gesù, chiedendogli: «Che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Incontro, dialogo, discepolato: sono questi gli aspetti messi in risalto dal biblista don Fulvio Bertellini. Gesù chiede un cammino di purificazione, che parte dal confronto con Dio e approda a Gesù stesso. È lui il tesoro per il quale vale la pena investire la propria vita.
In questo orizzonte – seppur con le fragilità tipiche della loro età – si sono inserite le testimonianze di tre giovani, che hanno parlato nella seconda parte della serata. Andrea di Castelbelforte, da poco tornato dal raduno dei giovani a Roma, è rimasto colpito dalle parole di papa Francesco. Ha detto: «Non dobbiamo vivere alla giornata, ma gettare solide fondamenta». Gli hanno fatto eco Paola, della parrocchia di Sant’Egidio, e Francesco, assistente sociale nel distretto di Ostiglia. «C’è bisogno di formazione cristiana, la parrocchia non può rinunciare alla sua specificità».
Proprio per essere più vicini alle nuove generazioni sorgeranno in città (nella parrocchia di San Leonardo) e a Castiglione delle Stiviere il “Punto giovani”, dove saranno presenti rispettivamente don Fabio Scutteri e don Marco Sbravati insieme a sei religiose (tre per località), appartenenti a cinque diverse congregazioni. Lo ha annunciato don Scutteri ed è significativo come alla serata ci fossero tutte le religiose: un forte segno di comunione ecclesiale.
Dalle parole finali del vescovo Marco sono arrivate delle rilevanti sollecitazioni per intraprendere il cammino del discepolato. «Il soffitto si è abbassato per cui la vita diventa una sopravvivenza – ha detto –. Gesù Cristo è venuto ad aprire il soffitto affinché possiamo intravedere la vita dell’eterno. Ecco l’oro presente nella miniatura. Cristo è l’unica vita degna dell’uomo». Il vescovo ha suggerito due «indicazioni pedagogiche» che non dovrebbero mai mancare nell’esperienza pastorale: la liberazione dall’egoismo («Vendi quello che hai», dice Gesù al giovane ricco) e la creatività, che dev’essere messa a disposizione mediante l’amore verso i fratelli nei luoghi dell’esperienza quotidiana: il lavoro, la vita di coppia, i poveri. «Qualsiasi attività umana non è estranea all’esperienza della Chiesa. L’aria di strada è aria di vita». La registrazione dell’intera serata si può vedere sul canale YouTube della diocesi.
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