Visto con i nostri occhi
Insieme per battere la povertà
La Caritas e gli enti locali hanno firmato un accordo per il reinserimento sociale. Il progetto coinvolge le famiglie che ricevono il sostegno all'inclusione attiva: saranno accompagnate affinché ritrovino l'autonomia economica
16/10/2017
Fare squadra e unire le forze è l’unica strada per sostenere in modo efficace le persone più fragili, affinché ritrovino la propria autonomia economica. È proprio su questo fronte che sono impegnate la Caritas diocesana e il Consorzio progetto solidarietà, organismo che riunisce quindici Comuni del nostro territorio, tra i quali Mantova.
La collaborazione tra le due realtà, espressioni del mondo ecclesiale e delle istituzioni locali, ha conosciuto una nuova tappa all’inizio di ottobre, con la firma di un accordo operativo triennale riguardante il Sostegno all’inclusione attiva (Sia). Si tratta di una misura di contrasto alla povertà, introdotta dal governo con la legge di stabilità varata nel dicembre 2015, che prevede un contributo economico alle famiglie in difficoltà, pari a 80 euro a persona e fino a un massimo di 400 euro per nucleo.
Il documento è stato firmato da Andrea Caprini, rappresentante del Consorzio nonché assessore al welfare del Comune di Mantova e don Giorgio Dall’Oglio, presidente di Agape Onlus, l’associazione che fa parte della Caritas diocesana a cui aderiscono le parrocchie della città. Il progetto punta ad aiutare le persone che beneficiano del Sia a superare le proprie difficoltà economiche.
Per continuare a ricevere il sostegno economico, versato ogni due mesi e finanziato con risorse statali, le persone coinvolte devono impegnarsi concretamente per migliorare la propria situazione. Ad esempio, partecipare a corsi professionalizzanti, evitare lavori saltuari con compensi non legali. In altre parole, dimostrare la volontà di essere cittadini attivi e il desiderio di far fronte, in autonomia, al sostentamento proprio e della famiglia.
Tra i principi chiave del progetto vanno incluse iniziative di orientamento, formazione, percorsi di attivazione sociale, misure di attuazione lavorativa, inserimento in cooperative sociali. Inoltre, vanno considerate altre modalità di aiuto integrative al Sia: dalla fornitura di generi di prima necessità al mantenimento dell’alloggio, dall’accesso a servizi educativi e scolastici al microcredito, per facilitare la gestione del bilancio familiare e l’ingresso nel mondo del lavoro.
Sul piano concreto viene istituito un gruppo di lavoro, finanziato con fondi messi a disposizione dall’Unione europea e composto da due assistenti sociali e due educatori. Tre di questi sono stati individuati attraverso un bando pubblico, mentre l’ultima figura coinvolta è un’educatrice professionista della Caritas diocesana, che opera al Centro di ascolto “San Simone” di Mantova. Il loro obiettivo sarà quello di seguire e accompagnare le persone fragili, passo dopo passo, verso l’inclusione sociale.
«L’accordo – spiega Davide Boldrini, responsabile del Centro di ascolto “San Simone” – rappresenta un ulteriore cambio di passo per quanto riguarda l’attenzione ai poveri. Mentre in passato ci si limitava a rispondere ai bisogni con un’assistenza materiale, adesso si cerca di prendere in carico le esigenze umane della persona o della famiglia nel complesso, per facilitarne il reinserimento nella comunità». «Da una pura assistenza materiale a un vero e proprio sostegno umano», sottolinea don Giorgio Dall’Oglio, presidente di Agape.
«Il progetto – continua Boldrini – rispecchia la filosofia già applicata dalla Caritas e quindi dalla Chiesa. La collaborazione con gli enti locali, cioè le istituzioni, è un riconoscimento pubblico del nostro lavoro che dà soddisfazione».
Attualmente, a ricevere il Sostegno all’inclusione attiva sono un centinaio di persone, la metà delle quali residenti del Comune di Mantova. Per il futuro c’è da aspettarsi un aumento di tali numeri, specie dal prossimo anno. Il Sia, infatti, lascerà il posto al Reddito di inclusione (Rei), che prevede l’aiuto anche alle famiglie mononucleari e una soglia di reddito superiore, che passa dai tremila ai seimila euro. In altre parole, la misura diventerà più ampia e stabile.
Di conseguenza, è necessario ripensare le modalità di aiuto. «La misura è buona – sottolinea Giordano Cavallari, direttore della Caritas diocesana – ma va perfezionata. In base ai dati sulla povertà che raccogliamo periodicamente, le persone coinvolte dovrebbero essere molte di più. Per il futuro serve un maggiore impegno da parte di tutti: per aiutare davvero chi è più fragile occorre soprattutto dare opportunità di lavoro, ma sappiamo quanto sia difficile in questo periodo. Sul piano normativo auspico un ritorno alla legge 328 del 2000, che garantiva più risorse agli enti locali per i progetti di assistenza sociale: solo così chi opera direttamente nella realtà locale potrà rispondere in modo efficace ai bisogni dei cittadini».
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