Visto con i nostri occhi
«Insieme per dare speranza»
Oggi la fragilità ha molte facce: famiglie, orfani, disoccupazione. E la solitudine porta ai margini. Parla la direttrice di Caritas, Silvia Canuti
11/11/2019
Quando tutto sembra perduto, c’è una mano pronta a sostenere chi è più fragile. È quella della Caritas, che da decenni testimonia l’attenzione della Chiesa mantovana ai poveri. Sono numerose le realtà diocesane che ne fanno parte (centri di ascolto, strutture di accoglienza, un magazzino alimentare) grazie al contributo decisivo di parrocchie e associazioni. Per capire la dimensione di questo impegno, basta pensare che l’anno scorso si sono rivolte a Caritas 4.400 famiglie. La richiesta più diffusa riguarda il cibo: nei centri coordinati dall’Osservatorio delle povertà sono stati distribuiti generi alimentari a 884 nuclei familiari, per un totale di 2.797 persone assistite. I dati completi dei servizi offerti nel 2018 verranno presentati venerdì 15 novembre alle 10 nell’aula magna del Seminario. L’incontro avviene a ridosso della terza Giornata mondiale dei poveri di domenica 17, durante la quale sarà promossa una raccolta alimentare in tutte le parrocchie mantovane.
Il titolo di questa edizione – “La speranza dei poveri non sarà mai delusa” – offre lo spunto per una riflessione sul tema della carità, che non riguarda più soltanto chi non ha da mangiare. Nel messaggio del Papa, infatti, si parla anche di famiglie, orfani, giovani senza lavoro, vittime di sfruttamento o di dipendenze, immigrati, emarginati. La povertà, dunque, ha tante forme. «Uno degli elementi di cui si parla meno è la solitudine di chi è più fragile – afferma Silvia Canuti, direttrice della Caritas diocesana –, eppure è pericolosissima perché allontana le persone, spinge a chiudersi. È come la notte: un buio che avvolge tutto e paralizza. Altra esigenza riguarda la politica che a volte diffonde paura e impedisce di promuovere una vera integrazione. Occorre investire nel sociale e nella scuola: c’è bisogno di ragazzi e giovani con una mente aperta, attenti a ciò che accade attorno a loro e soprattutto sensibili ad aiutare chi soffre». E aiutare non significa solo distribuire cibo o vestiti, pur fondamentali, ma anche da un sostegno umano: è questo l’approccio che contraddistingue Caritas. «La speranza passa dall’ascolto – continua Canuti –: avere qualcuno a cui raccontarsi fa sentire le persone sollevate ed è da questo primo incontro che parte il cammino per superare le difficoltà. La speranza però passa anche dalla casa e dal lavoro, fondamentali per provvedere a sé o alla famiglia. Possiamo dare speranza solo se mettiamo le persone in condizione di realizzarsi davvero e ritrovare dignità».
In un mondo in rapido cambiamento anche la Caritas deve adeguarsi: la parola chiave oggi è “formazione”. «Con i bisogni non si improvvisa nulla, servono competenze – sottolinea la direttrice –. Nelle nostre realtà di accoglienza gli operatori sono psicologi o educatori, perché è importante che abbiano un adeguato profilo professionale. Per il futuro stiamo pensando a vari progetti, come alcuni posti letto nell’ex comunità Mamré per situazioni d’emergenza, una struttura per l’accoglienza di minori e qualche alloggio per i ragazzi appena maggiorenni e usciti dalle comunità del territorio. Il tema dei minori è urgente, perché sono sempre di più quelli allontanati dalle famiglie». L’attenzione ai poveri è una sensibilità che nasce dal profondo, come una vocazione. E chi opera nella carità riconosce il valore di questo incontro, da cui può nascere uno scambio che fa crescere tutti. «Queste persone hanno tanto da insegnarci – aggiunge Canuti – e io stessa ho imparato molte cose. La prima è la resilienza che spinge a rimettersi in piedi dopo esperienze devastanti. La seconda è l’umiltà: si presentano per come sono davvero, anche nelle difficoltà. Infine, la capacità di raccontarsi: tutti viviamo esperienze negative, ma molte persone fanno fatica ad aprirsi e condividerle; le persone più fragili invece sanno farlo con grande dignità».
L’invito del Papa a dare speranza ai poveri e a non deludere la loro richiesta di aiuto sintetizza bene lo scopo reale di Caritas. Non mera assistenza ma l’autonomia delle persone, il loro inserimento nella società. Come una mano pronta a dare beni materiali e soprattutto ad accompagnare e sostenere le persone. «A volte ho l’impressione che nel Mantovano manchino collegamenti tra chi opera nel sociale – fa notare la direttrice di Caritas –. Le associazioni, per esempio, collaborano con il loro Comune ma non con realtà simili di altre zone della provincia. È fondamentale fare rete per aiutare chi ha bisogno. A volte mi chiedo dove siano le istituzioni, perché alcuni sindaci sono restii a ospitare extracomunitari oppure non si trovano alloggi a basso reddito. Però si devono offrire soluzioni, non si può lasciare una famiglia in strada». Caritas, associazioni, enti locali: per dare speranza in un futuro migliore a chi vive ai margini della società serve l’impegno di tutti. E ciascuno deve fare la propria parte.
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