Visto con i nostri occhi
Internet tra risorse e limiti: siamo connessi, ma isolati
Il caso degli adolescenti: un terzo arriva a gestire sei profili social. Busca: «Sono proiettati in un mondo di fantasia, non è creatività sana»
04/02/2019
L’essere umano è portato a vivere con gli altri. La sua natura lo spinge a interagire, a condividere pensieri ed esperienze. In una sola parola: a comunicare. E l’epoca che stiamo vivendo, dominata da Internet e social media, amplifica questa attitudine. Gli strumenti di comunicazione ci permettono di ridurre le distanze e velocizzare i tempi. Rendono accessibile una conoscenza quasi infinita, ma nascondono anche dei rischi che è opportuno conoscere. Dall’incapacità di distinguere verità e menzogne ai legami umani sempre più poveri: le reazioni oggi si riducono a “mi piace” e commenti sui social, gesti virtuali che finiscono per allontanare le persone, isolandole tra loro.
Papa Francesco, nel messaggio per la 53ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, invita a riflettere proprio sui legami umani. Lo dimostra il titolo del testo: “Siamo membra gli uni degli altri; dalle social network communities alle comunità umane”. A partire da questo tema e dalle parole di Bergoglio il vescovo Marco Busca ha incontrato al Palazzo vescovile alcuni giornalisti di testate mantovane, oltre a collaboratori del nostro settimanale, a ridosso della festa di san Francesco di Sales (24 gennaio), patrono proprio dei giornalisti.
Il web influenza così tanto la realtà delle persone che non quasi è più possibile separare l’attività online dalla vita quotidiana. «Tutti guardiamo la tv o utilizziamo internet – ha esordito il vescovo –: religione, politica, economia sono descritti lì. Il mondo è sempre in diretta per noi, tanto che è quasi impossibile individuare con chiarezza cosa è mediale e cosa non lo è».
Essere immersi in un flusso così pervasivo crea delle distorsioni, come nel caso degli dei giovanissimi perennemente online. L’Osservatorio sui comportamenti degli adolescenti afferma che il 95% ha almeno un profilo social e un terzo ne gestisce fino a sei contemporaneamente. Inoltre, utilizzano lo smartphone da 7 a 13 ore al giorno e il 72% dichiara di usarlo anche a scuola. «Immaginare i media come un mondo parallelo sfasa la realtà e crea ansia – ha aggiunto Busca –: gli studiosi parlano di nomofobia, cioè la paura di non essere connessi».
La rete rappresenta una grande risorsa per la società moderna, tuttavia espone alla distorsione consapevole delle notizie e si presta a un uso manipolatorio dei dati personali. Perciò bisogna conoscere i meccanismi che la regolano soprattutto per quanto riguarda i rapporti umani. È un’occasione per promuovere l’incontro, ma le relazioni virtuali possono favorire l’autoisolamento e spingere verso una solitudine reale.
Se in passato le persone si incontravano soprattutto nelle piazze ora lo fanno sul web, attraverso le community dei social network. La differenza sostanziale è che queste ultime spesso restano solo aggregati di individui che si riconoscono attorno a interessi comuni. «La community non sempre promuove dialogo e ascolto – ha spiegato il vescovo –, anzi alimenta i circoli chiusi e può fomentare l’egoismo. Favorisce l’inclusione dei simili e penalizza chi la pensa diversamente».
La tendenza trova conferma tra gli adolescenti, per i quali il web è una vetrina narcisista. Secondo l’Osservatorio già citato sono molto attenti ai follower che hanno sui social: il 55% afferma di contare i like ricevuti e il 25% ammette di farsi influenzare da commenti e like. Inoltre, sono in crescita quelli che partecipano a sfide online talvolta pericolose, pur di avere il riconoscimento del proprio “pubblico”. Una deriva preoccupante: «Il vero rischio è che si perda la memoria di alcune esperienze fisiche, come il gioco o le risate – ha continuato Busca –. I social proiettano gli adolescenti in un mondo di fantasia che non è lo spazio della creatività sana, ma una fantasia di evasione. I mass media digitali spingono a nasconderci, a evitare la vicinanza; non consentono un’educazione al sentimento, cioè a un’emozione che si radica e diventa appartenenza tra due persone».
Per cogliere le opportunità positive dei moderni strumenti di comunicazione non bisogna pensare che le persone siano nodi di una rete, bensì parti di un unico corpo. È una metafora usata da san Paolo che richiama il senso di appartenenza: «Bando alla menzogna e dite ciascuno la verità, perché siamo membra gli uni degli altri» (Ef 4,25). Bisogna passare da una reazione immediata, come il like a un post, all’adesione consapevole, cioè l’amen dei cristiani. «È una provocazione a scegliere la via delle relazioni – ha detto il vescovo – che implicano fedeltà, coinvolgimento, non un continuo login e logout. Il comunicatore non può essere solo un tecnico che media, ma qualcuno che favorisce il coinvolgimento».
Busca ha concluso con un auspicio, affinchè ci sia tra le persone capacità di comunicazione, per costruire una comunità creativa ricca di proposte, propositiva e di qualità: «Il giornalista ha la responsabilità di formare la coscienza critica, quindi non bisogna perdere l’occasione di fare informazione con impegno, attirare l’attenzione su temi che meritano di essere conosciuti da tutti».
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