Visto con i nostri occhi
Itinerari del cuore sulle rive del Po
Da Viadana a Quatrelle è tutto un susseguirsi di borghi, anse e boschi. Spicca San Benedetto con il celebre monastero
24/07/2018
Una delle storie antiche più citate (varie volte anche da Dante) e più raffigurate (tra l’altro anche a palazzo Te, a Mantova) è il mito greco di Fetonte. Secondo la più nota delle sue varie versioni, Fetonte era un ragazzo, figlio di Apollo, il dio del Sole, il quale riuscì a convincere il padre di lasciargli guidare il carro infuocato che ogni giorno attraversa il cielo. Ma l’inesperienza nella guida, avvertita dai cavalli, li fece imbizzarrire, abbandonando la via consueta e bruciando tutto quel che toccavano: la volta celeste (ecco la Via Lattea), le terre della Libia (ecco il deserto del Sahara), la pelle degli africani (ecco perché sono neri).
Per evitare altri disastri Zeus, il capo degli dèi, scagliò allora sul ragazzo un fulmine, che lo fece precipitare nel Po. Le sue sorelle si radunarono sulle rive a piangerlo, e Zeus le trasformò in pioppi, gli alberi tuttora frequenti lungo il corso del fiume. I miti sono stati inventati per darsi conto di fenomeni di cui gli antichi non conoscevano la causa, e talora anche per offrire un insegnamento morale. Secondo Dante, la storia di Fetonte dovrebbe insegnare ai padri a non essere troppo condiscendenti con le richieste dei figli.
Noi, che da oltre un mese parliamo dei fiumi mantovani, pensando a Fetonte in volo sul Po, senza pericolo di precipitare possiamo con la fantasia guardare dall’alto il tratto nostrano del maggior fiume italiano, sperando sia possibile, prima o poi, tornare sull’argomento con l’attenzione che merita. Già ora, tuttavia, dopo il Chiese, l’Oglio e il Mincio possiamo segnalare il Po come meta di rilassanti escursioni estive: dagli argini e dai ponti, anche e forse soprattutto nel tratto mantovano esso offre scorci magnifici, con le grandi anse, le isole e le rive sabbiose o verdeggianti, i boschi golenali, i mobili giochi della luce solare sulla corrente. E scendendo, anche solo con gli occhi, dagli argini verso la campagna, ecco i casolari isolati, i piccoli agglomerati silenziosi, i borghi ricchi di storia e d’arte.
Tutto, lungo il Po, concorre a delineare itinerari sempre nuovi, che poi restano nella mente e nel cuore. Di necessità solo accennando ai siti di possibili soste, un percorso lungo il Po mantovano comincia a Viadana, dove anche i più frettolosi devono fermarsi a visitare il Museo Parazzi e la chiesa-museo di Santa Maria di Castello. Muovendo di qui per Mantova, sono tutti da scoprire i segni dell’arte, dai Gonzaga in poi, nella teatrale piazza di Pomponesco e nelle chiese di Correggioverde, Dosolo e Villastrada.
Si passa poi accanto a Cizzolo, l’unico paese della diocesi che le bizzarrie del corso dei fiumi hanno lasciato di là dall’Oglio. Fiume, quest’ultimo, che in un incantevole ambiente naturale poco dopo sfocia nel Po, ormai mantovano anche sulla riva destra. E allora, saltando da una riva all’altra, ecco Borgoforte, con il forte austriaco e i dipinti di Bazzani nella parrocchiale; Motteggiana, con la Ghirardina, la stupenda villa–castello edificata nel Quattrocento da Luca Fancelli; Portiolo, dove ancora impressiona, pur se degradata, un’altra villa gonzaghesca.
Un ampio discorso a parte meriterebbe il sito seguente, San Benedetto Po, che dopo Mantova è forse il centro storicamente e artisticamente di maggior rilievo della nostra provincia; non si manchi di vedere o rivedere almeno la splendida basilica di Giulio Romano (gli “Amici della basilica” accompagnano nella visita) e il complesso monastico con il Museo civico polironiano.
Proseguendo lungo la riva destra del fiume, da Mirasole si può scorgere la foce del Mincio, per giungere poi a Quingentole, con l’ampia piazza gonzaghesca e la parrocchiale settecentesca, entro la quale una grande tela dello Schivenoglia celebra un incontro tra sant’Anselmo e Matilde di Canossa. Poco oltre, il nome di entrambi torna nella bella parrocchiale romanica di Pieve di Coriano, voluta da lei e consacrata da lui; era l’anno 1085. Pieve è vicina a Revere, che con i suoi due poli di attrazione (la settecentesca parrocchiale e il palazzo Ducale, la prima architettura rinascimentale in terra mantovana) sta di fronte a Ostiglia, con le sue memorie dell’antica Roma (il nome è latino, vi è nato lo storico Cornelio Nepote, ed era il punto di partenza della Via Claudia Augusta che giungeva sino in Baviera).
Nel bel mezzo del fiume sta la più rilevante delle isole che lo punteggiano, la Boschina, straordinaria per ricchezza di flora e di fauna. Da qui, e sino alla minuscola Quatrelle, il Po è mantovano solo sulla sua riva destra, punteggiata di borghi tra i quali spiccano Sermide e Felonica. Il processo in corso dell’unificazione dei comuni ha portato anche questi due a fondersi in unità; ma la storia ha dato loro una diversa fisionomia: Sermide è tutta rifatta, dopo le battaglie risorgimentali e i bombardamenti della Seconda guerra mondiale; Felonica ha anche una chiesa valdese, oltre alla fascinosa parrocchiale matildica che si addossa all’argine: dal quale, con il Po da un lato e l’antica chiesa dall’altro, si ha un quadro di pura poesia.
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova