Visto con i nostri occhi
La battaglia infuriava, si fece largo la solidarietà
Il 29 maggio 1948 i combattimenti si svolsero a Curtatone e Montanara, nell'ambito della Prima guerra d'Indipendenza. Dai documenti emergono i soccorsi prestati ai primi feriti
18/06/2018
Curtatone si onora del titolo di città in virtù della battaglia del 29 maggio 1848, combattuta sul suo territorio dall’armata tosco-napoletana contro l’esercito austriaco per l’indipendenza e l’unità d’Italia. La città di Curtatone conserva la memoria di questo evento risorgimentale con la dedicazione di molte vie: via dei Toscani, via dell’Ateneo Pisano, via Cesare De Laugier, via Giuseppe Giovannetti, via Ferdinando Landucci e un plesso scolastico allo scrittore volontario Carlo Lorenzini, conosciuto come Collodi.
Recentemente storici locali hanno individuato un percorso dei luoghi descritti nelle lettere e nelle memorie dei combattenti. Curtatone custodisce i monumenti consegnati dai comitati toscani e da sempre su questi monumenti si celebrano con solennità le ricorrenze. I monumenti si trovano nelle località di Curtatone e Montanara. Il monumento di Curtatone è dedicato al battaglione universitario e porta i nomi di tutti i partecipanti alla battaglia e una lapide dedicata al professor Leopoldo Pilla, al quale è pure intitolata una via. Pilla fu colpito sulla trincea mentre dirigeva il fuoco dei suoi studenti. A Montanara, un cippo, con cripta ossario, conserva i resti di molti caduti toscani e napoletani e reca la scritta: «Morti per l’indipendenza italiana».
Se per la Toscana i nomi Curtatone e Montanara sono motivo di orgoglio, per la città di Curtatone è motivo di riconoscenza per il sacrificio e l’abnegazione espressi dalla gioventù patriottica toscana. Nel fragore del combattimento vi furono episodi di accanimento ma anche di solidarietà e fraternità umana nel soccorso prestato ai feriti, come è testimoniato da documenti ufficiali e non. Il 31 maggio 1848, sul Bollettino del Campo toscano, il dottor Carlo Allegri scrive: «A me toccò al solito di lasciare le file ed il fucile per andare a soccorrere i feriti. (…) Fummo pochi a prestar soccorso ai tanti che continuamente sopravvenivano. L’ambulanza era sulla strada a sinistra per andare a Curtatone a 40 passi da Montanara in una casa posta sulla strada. (…) Un carro d’ambulanza e due carri da contadini furono caricati di poco più di venti feriti e mandati verso Curtatone e le Grazie. Tutti gli altri feriti in numero certamente non minore di 40 o 50 che erano raccolti in due stanze della casa suddetta si doverono abbandonare. Il Barellai, il Paganucci, io e i due praticanti Taccini e Susini rimanemmo al nostro posto fino all’estremo momento cioè fino a che si sentirono e si viddero irrompere trionfanti in Montanara i tedeschi che avevano superato la barricata. (…) Allora fu che il Paganucci ed io risolvemmo di tentare di salvarci verso la via di Curtatone piuttostoché rimaner prigionieri. Il Barellai e gli altri due si decisero a rimanere per soccorrere i nostri feriti rimettendosi a discrezione dei vincitori. (…) Io medicai un tenente colonnello ed un maggiore di essi; gli mostrammo la maggior benevolenza e premura possibile, speriamo che ciò assicuri i dovuti riguardi ai nostri feriti». La casa citata era corte Sgarbi, ora corte Pierina.
Nel Racconto storico della battaglia di Montanara, dettato dal veterano Ferdinando Raveggi, già milite volontario in quella campagna, tra l’altro si legge: «Del resto il luogo ove si raccoglievano i feriti, molti dei quali, sì Italiani che Austriaci, doverono restarvi per mancanza di trasporti, era la casetta colonica situata in fondo alla barricata a sinistra del campo e presso al fosso napoleonico. Altri feriti furono raccolti in altra casa più distante in direzione di Curtatone, come narra il dottor Morello; e quivi questi, apprestando alcune cure ad un colonnello e ad un capitano austriaci feriti, fu preso prigioniero. (…) A placare l’ira degli Austriaci, allorché entrarono nello spedaletto, giovò il vedere come vi fossero in cura anco dei loro: e giovò pure la vista di una dragona, che il valoroso ufficiale Guerri aveva imprestata al dottor Barellai, giacché sembra che i medici fossero vestiti in borghese».
Giuseppe Barellai (1813-1884), fiorentino, figlio di popolani, si laureò in Medicina a Pisa e divenne primario dell’ospedale di Santa Maria di questa città. Nel 1848 prese parte alla campagna dei Toscani in Lombardia. Fatto prigioniero a Montanara mentre curava un soldato austriaco, fu rinchiuso nelle carceri di Mantova e poi nella fortezza di Marienstadt. Occorre ricordare un altro patriota, il professor Giuseppe Montanelli (1813-1862), di Fucecchio (Firenze), che rimase ferito il 29 maggio 1848 al mulino di Curtatone. «Dal deliquio che mi aveva dato lo uscire abbondante del sangue, mi riebbi in una stanza della casetta del mulino al fracasso delle irrompenti orde croate. Due miei commilitoni, Morandini e Colandini, avevano sfidato la prigionia per assistermi» (da Il Campo toscano di Giuseppe Montanelli, pubblicato a cura di Giovanni Romani nel 1867). Il Montanelli fu trasportato a Mantova, dove venne curato. Si celebrarono per lui i funerali, credendolo morto sul campo. Tornato dalla prigionia, si impegnò moltissimo nella politica della Toscana. Infatti fu chiamato a presiedere il governo toscano nell’ottobre 1848 e, quando il granduca Leopoldo II lasciò la Toscana, assieme a Guerrazzi e Mazzoni fu a capo del governo provvisorio. Giuseppe è prozio di Indro, celebre giornalista, il quale scrisse: «Io non sono il suo erede diretto; ma ne porto il nome e sono nato non solo nello stesso paese e nella stessa casa, ma perfino nella stessa stanza in cui egli morì».
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