Visto con i nostri occhi
La Chiesa si fa «casa» per i giovani
A Palermo il convegno nazionale degli operatori pastorali. Presente anche una delegazione da Mantova. Numerose le suggestioni emerse: l’invito ad avere fiducia e ascoltare i ragazzi, per guidarli verso l’età adulta
13/05/2019
«Dare casa al futuro»: questo il titolo del sedicesimo convegno nazionale di pastorale giovanile organizzato dalla Conferenza episcopale italiana e tenutosi a Terrasini (Palermo) dal 29 aprile al 2 maggio. In un’incantevole cornice affacciata sul golfo di San Vito Lo Capo, a pochi chilometri dalla Cattedrale normanna di Monreale, l’incontro ha visto la partecipazione di 170 diocesi e 800 tra laici, sacerdoti e suore impegnati “nell’educare alla vita buona del Vangelo” le nuove generazioni. Sono intervenuti anche i referenti del Centro perla pastorale giovanile e vocazionale e dell’Ufficio catechistico della diocesi di Mantova, accompagnati da un gruppo di giovani (tra questi c’ero anch’io).
Ad aprire il congresso è stato il contributo di Silvano Petrosino, docente di Filosofia all’Università Cattolica di Milano e Piacenza, che ha iniziato il suo intervento presentando il tema scomodo dell’elefante nella stanza: l’adesso. In una società consumistica come quella attuale, dove tutti intervengono su tutto senza alcun titolo per farlo, la prima domanda da porsi è: «Di che cosa stai parlando quando parli?». Eppure, in un passaggio degli Atti degli Apostoli, al cristiano è dato proprio tale impegno: «Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At4,20). Qui trova collocazione la riflessione di frère Alois, priore della comunità di Taizé, sull’esortazione apostolica post–sinodale Christus vivit di papa Francesco, che vuole stimolare la Chiesa a tornare alla sua fonte, per riuscire, in una società di oggi descritta come di orfani, a offrire qualcosa di nuovo ai giovani, alla ricerca della propria identità e soprattutto alla conoscenza di un altro attorno al proprio sé.
Ed è stato esattamente l’altro, il diverso da sé, il fulcro dell’intervento del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, durante la veglia a Monreale: «Stiamo rischiando di costruire una società in preda alla paura – ha detto –, facciamo degli altri soltanto degli stranieri, li trattiamo come fantasmi che ci fanno paura, siamo una società di acchiappa fantasmi». In questa società, figure come don Pino Puglisi, prete palermitano assassinato dalla mafia nel 1993 e ricordato nella celebrazione del 1º maggio nella Cattedrale di Palermo dall’arcivescovo Corrado Lorefice, possono guidare i giovani a recuperare la libertà. Proprio in questo ambito la pastorale giovanile trova il suo ruolo, partendo dalla fiducia nel giovane passando obbligatoriamente dal suo ascolto e fornendo luoghi in cui sviluppare l’amicizia universale. Pertanto, il compito degli operatori è di essere maestri che possono guidare, accompagnare e rendere fecondo il giovane, anche rinunciando all’effimero godimento tipico della società di oggi.
Quali parole dunque per il futuro? Ne hanno parlato don Salvatore Currò, docente di Teologia pastorale, nonché artefice del documento post–sinodale, e don Giuliano Zanchi, segretario generale della fondazione Bernareggi, moderati da suor Alessandra Smerilli, nuovo consigliere di Stato della Città del Vaticano. Da tale confronto si è cercato di individuare le fondamenta della casa futura da costruire per i giovani e con i giovani cattolici e non solo. Il dialogo ha toccato vari aspetti sul modo di fare pastorale, tra cui la necessità di ripartire dalla vita comunitaria, dove trovare l’aiuto per diventare adulti.
Il convegno “Dare casa al futuro” si è infine concluso con la presentazione da parte del direttore del Servizio nazionale per la pastorale giovanile, don Michele Falabretti, delle linee progettuali per i prossimi anni e con l’augurio di buon lavoro a tutti gli operatori della pastorale giovanile. “Life is now” (“La vita è adesso”), recita una celebre pubblicità, ma dal convegno di Palermo invece giunge un nuovo motto: “Life is your own story”(“La vita è la tua storia personale”), nella luce di Cristo.
«Al convegno di Palermo si è percepito qualche segnale della “liberazione” della Chiesa auspicata da Francesco nella Christus vivit– commenta don Matteo Palazzani, condirettore dell’Ufficio catechistico diocesano –. Si è sentito che la Chiesa è giovane non perché composta da tanti ragazzi, ma perché carica di entusiasmo e passione per il Vangelo. L’espressione più coraggiosa da vivere oggi per dare casa al futuro è “camminare insieme”, anche per quanto riguarda gli uffici diocesani. Far parte di una diocesi significa avere impegni comuni in diversi ambiti e quello dei giovani è uno dei più urgenti».
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