Visto con i nostri occhi
La creazione tutta geme e soffre le doglie del parto
"Fino a quando? Signore?" Sgorga spontaneo dai nostri cuori il grido di protesta e di invocazione che risuona più volte nei Salmi
03/11/2016

Paolo Lomellini

La paura e il dolore continuano ad angosciarci con la serie di terremoti devastanti che stanno colpendo l’Italia al crocevia tra Marche, Umbria, Lazio ed Abruzzo.
"Fino a quando? Signore?" Sgorga spontaneo dai nostri cuori il grido di protesta e di invocazione che risuona più volte nei Salmi. Una preghiera di supplica ripresa da Gianfranco Ravasi alcuni anni fa come titolo di un libro che, significativamente, era sottotitolato dalle parole “Un itinerario nel mistero della sofferenza e del dolore”.
Sì! Va detto chiaramente che davanti a queste tragedie corriamo il rischio della banalità di circostanza, delle parole sprecate, dell’additare speranze a buon mercato, dell’affrettarci a incolpare l’uomo per assolvere Dio.
La realtà è più complessa, difficile e ostica. Dopo il sisma di fine agosto abbiamo pubblicato (numero del 7 ottobre) alcune riflessioni dello scrittore e poeta Davide Rondoni che meritano di essere lette e rilette. Si sottolineava che il dramma del terremoto ci ricorda che non siamo in Paradiso e che la natura di cui facciamo parte presenta dimensioni di scandalo che ci fanno gridare alla inaccettabilità. Non bisogna lasciarsi andare alla disperazione e rassegnazione ma neanche accomodarsi su qualche frase fatta più o meno edulcorata.
Nel mondo che ci circonda c’è un contrasto, a tratti anche aspro, tra luce e oscurità. Davvero, come ripeteva Pascal (un suo pensiero nei “Granelli di Senape”), Dio ha lasciato abbastanza luce per poter credere e abbastanza oscurità per chi vuol rimanere incredulo o agnostico.
Risuonano nella loro drammatica profondità le parole di Paolo ai Romani: “Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo”.
Nella speranza attendiamo un compimento glorioso e gioioso della creazione. Ma si tratta di una speranza seria, e dunque difficile.
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