Visto con i nostri occhi
La democrazia in declino, contenuti e stili
Negli USA si sta combattendo un'aspra campagna presidenziale e l'Europa annaspa tra le sue beghe nazionali o localistiche
19/05/2016

Paolo Lomellini

I segnali si stanchezza e declino dei sistemi riconosciuti come democratici sono in crescita e non sono da sottovalutare.
Nella più grande democrazia mondiale, gli USA, si sta combattendo un’aspra campagna presidenziale in cui emerge di prepotenza il fenomeno di Donald Trump, che inquieta molto persino quello che dovrebbe essere il suo partito.
L’Europa annaspa tra le sue beghe nazionali o localistiche, magari sedotta dal compiere improbabili passi indietro rispetto il cammino pur virtuoso di integrazione che l’ha risollevata e portata a modello mondiale dopo i disastri delle dittature e della guerra. Chiudere le frontiere o abolire l’Euro fanno presagire orizzonti oscuri piuttosto che luminosi. Sono spie significative e sintomi da non sottovalutare: se in Europa e negli USA si agitano malesseri profondi occorre svegliarsi e pensare.
Anche le nostre più limitate vicende italiane non mancano di suscitare interrogativi. C’è un declino (non catastrofico, ma lento e progressivo) di vari pilastri su cui si fonda la nostra democrazia. Ne abbiamo accennato due settimane fa a proposito della presentazione in città del libro “Democrazia senza” di Augusto Schianchi e Maura Franchi. Sono in fase di progressiva erosione infatti i pilastri del lavoro, dell’uguaglianza, della sovranità e della fiducia che la politica dovrebbe garantire ai cittadini. Si tratta di fenomeni con radici lunghe nel tempo (decenni) per i quali ci sarà bisogno di analisi e proposte correttive per molti anni a venire.
A margine dei problemi di sostanza appaiono comunque importanti anche gli aspetti di stile e di forma. Si è avviata di fatto in questi giorni la campagna per il referendum che si terrà nel prossimo ottobre per confermare o annullare le modifiche costituzionali volute dal Governo e approvate da Camera e Senato nei mesi scorsi. Avremo tempo e modo di approfondire nei prossimi mesi i contenuti di questo nuovo impianto istituzionale su cui saremo chiamati a esprimerci.
Certamente gli aspetti di stile e metodo che hanno contrassegnato l’avvio di questa consultazione popolare fanno sorgere parecchi dubbi e perplessità. Di fatto la discussione si è subito trasformata in uno scontro tra sostenitori e oppositori del Governo e, in particolare, del Primo Ministro. Non è un gran viatico quello per cui una riflessione del Paese sul suo impianto istituzionale repubblicano diventa invece un referendum sul Primo Ministro, una sorta di voto di fiducia popolare.
Colpa di Renzi? Colpa dei suoi oppositori? Difficile se non impossibile trarre una conclusione univoca e ragionevole. Le cronache danno infatti abbastanza spunti ed elementi a chi vuol sostenere sia una tesi sia la sua opposta. I toni esorbitanti che si agitano da una parte e dall’altra appaiono del tutto fuori luogo rispetto ai contenuti concreti su cui si dovrà pronunciare il voto referendario. Il lessico e i generi letterari impiegati a volte dicono più di molte analisi.
Sì, per frenare il declino della democrazia c’è bisogno di contenuti, ma anche di stili e linguaggi consoni alla delicatezza e importanza della fase che dovremo attarversare.
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