Visto con i nostri occhi
La fede di Luigi Gonzaga come bussola da seguire
Pellegrinaggio diocesano a Roma con il vescovo nel 450º della nascita del santo di Castiglione. La visita a luoghi ricchi di storia e spiritualità: dalle chiese al palazzo apostolico in Vaticano
11/03/2019
«Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per azioni grande peccatore, per vocazione pellegrino errante di luogo in luogo». Nella prima frase dei Racconti di un pellegrino russo, opera anonima di metà Ottocento, è racchiuso il significato del pellegrinaggio diocesano che ha portato a Roma 150 fedeli mantovani. Accompagnati dal vescovo Marco Busca, nel 450ºanniversario della nascita di san Luigi Gonzaga, dal 26 al 28 febbraio si sono messi in cammino con la sacca vuota delle proprie povertà spirituali per riempirla di immagini, parole, bellezza.
Il pellegrinaggio è un “luogo” spirituale privilegiato, in quanto comporta tanti elementi favorevoli all’elevazione dell’anima a Dio. Esige uno sforzo, è un dono, sacrificio delle proprie energie e del proprio tempo. L’itinerario è iniziato con la visita di Santa Maria Maggiore, grande basilica risalente al quinto secolo. La sua costruzione è legata al Concilio di Efeso del 431che proclamò Maria “Madre di Dio”. Di fronte all’immagine della Vergine, qui venerata con il titolo di Salus Populi Romani, i mantovani hanno cercato conforto e sollievo nell’itinerario romano. Vi è un secondo motivo che rende significativo questo inizio. Sotto l’altare si trova una cripta, al cui interno vengono custodite cinque assi di acero: la tradizione le identifica come reliquie della culla di Gesù nella grotta di Betlemme. La seconda tappa della prima giornata è stata la chiesa di Sant’Ignazio: all’altare dove viene venerato il corpo di san Luigi Gonzaga, nato a Castiglione delle Stiviere nel 1568 e venerato in tutto il mondo, è stata celebrata la Messa. Il vescovo Marco, commentando le letture del giorno, ha sottolineato come Luigi aveva «saggia paura del peccato e lo interpretava per quello che è: separazione da Dio. Luigi è stato un glorioso vincitore nella lotta contro il male».
Il giorno successivo, mercoledì 27 febbraio, è partito con l’udienza in piazza San Pietro. In questa occasione, papa Francesco ha iniziato nella sua catechesi il percorso di riscoperta della preghiera del Padre nostro con l’approfondimento della prima delle sette invocazioni: «Sia santificato il tuo nome». Ha detto Francesco: «Si sente tutta l’ammirazione di Gesù per la bellezza e la grandezza del Padre, e il desiderio che tutti lo riconoscano e lo amino per quello che veramente è». Nello stesso tempo, l’invocazione contiene una supplica«che il suo nome sia santificato in noi, nella nostra famiglia, nella nostra comunità, nel mondo intero». Tre gli aspetti che hanno segnato l’udienza: l’universalità del messaggio, con la presenza di altri pellegrini da tutto il mondo; la tenerezza di un padre che accoglie e bacia i propri figli; la trasparenza di occhi che guardano l’uomo nella profondità del cuore.
Il pomeriggio è stato dedicato alla visita di due delle tre cappelle papali, nel Palazzo apostolico, normalmente chiuse al pubblico: la Redemptoris Matere la cappella Paolina. La Redemptoris Mater, completamente rinnovata e donata a san Giovanni Paolo II nel cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, è un monumento artistico e liturgico. Nelle intenzioni del Papa, la cappella doveva rendere visibile l’incontro tra l’Oriente e l’Occidente in un’unica Chiesa. I mosaici realizzati dal centro “Aletti”, grazie all’opera di padre Marko Ivan Rupnik, celebrano la storia della salvezza e hanno come tema centrale il mistero della Trinità. La cappella Paolina, luogo di culto privato del Papa, è il punto da cui parte durante il conclave la processione dei cardinali elettori diretta alla cappella Sistina e in cui il Pontefice neoeletto sosta in preghiera personale prima di affacciarsi alla loggia delle Benedizioni della basilica vaticana. In queste cappelle, che hanno suscitato meraviglia e stupore, sembra che cielo e terra, arte e cultura si siano fuse in un’unica liturgia di lode.
L’ultima giornata (28 febbraio) è stata dedicata alla visita della basilica di San Pietro e alla celebrazione della Messa di fine pellegrinaggio. Nell’omelia conclusiva, il vescovo ha rivolto un duplice invito ai fedeli mantovani. Il primo è di essere sale: «Una Chiesa insipida che non ha nulla da dire al mondo diventa contraddittoria – ha detto Busca –: non diventate insipidi, senza sapienza». Il secondo è stato di pregare per il Papa: «Anche il Papa ha bisogno di essere benedetto dall’ultimo dei suoi figlioli – ha aggiunto il vescovo – per poter rispondere alla tremenda responsabilità a cui la Provvidenza lo ha chiamato. Vogliamo essere noi, oggi, questi figlioli che chiedono a Dio Padre di benedire il successore di Pietro». In questa esperienza di fede è prevalsa la consapevolezza che la vita cristiana è una «vita con Dio», che si realizza come «vita nella Chiesa», con il prossimo, «nel mondo» e che ha bisogno di testimoni credibili per rinnovarsi di fronte alle sfide che l’attendono. San Luigi Gonzaga ha incarnato in pienezza questa progressiva maturazione nella fede, facendosi modello nella ricerca di avvicinamento a Cristo
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