Visto con i nostri occhi
La fede viva delle nostre comunità
Celebrazioni, incontri, gruppi parrocchiali: tutto salta per rispettare l’emergenza sanitaria. C’è un insegnamento che dobbiamo trarre da questa vicenda: non dare per scontato l’essere in comunione
09/03/2020
In queste settimane di emergenza sanitaria, lo smart working, il lavoro da casa, è stato molto incentivato. Ma c’è un aspetto che non è possibile “lavorare” da casa, ed è la fede. C’è la Messa in tivù o su qualche canale social della parrocchia, ci sono i videomessaggi del vescovo Marco Busca e di qualche parroco che ha più dimestichezza con le nuove tecnologie, ci sono i sussidi cartacei che accompagnano i fedeli, comea bbiamo raccontato sul numero scorso della “Cittadella”. Ma la fede ha bisogno della comunità per compiersi pienamente. La comunione vera non può essere virtuale, non basta un clic o un “mi piace” per vivere l’insieme delle voci che si levano all’indirizzo del Padre “nostro”, di tutti noi, come comunità cristiana.
Ed è da queste considerazioni – molti fedeli le hanno espresse da più parti – che inizia il nostro reportage sulle comunità parrocchiali ai tempi del coronavirus. I gruppi dell’Azione cattolica ragazzi dell’Unità pastorale di Curtatone attendono di tornare alla normalità per una partecipazione attiva. Nel frattempo, gli educatori cercano di non perdere i contatti con i ragazzi e pensano di organizzare incontri più informali, magari andando a fare colazione insieme e cercando di riflettere su questo periodo di rinunce obbligate calato nella Quaresima.
«Il fatto che sia accaduto ora ha toccato di più le nostre coscienze – dice Oriana Caleffi di San Benedetto Po –. Forse è anche un insegnamento che dobbiamo trarre da questa vicenda. Diamo per scontata la Messa, quasi fosse un’abitudine. Invece la Messa racchiude l’esigenza di trovarsi con gli altri per pregare e celebrare insieme. Viene a mancare l’assemblea ed è una cosa forte». Per quanto riguarda le attività parrocchiali sambenedettine, erano programmate la prima Confessione e la prima Comunione e probabilmente verranno sospese. «Viene meno un evento che legava i bambini e le famiglie – continua Oriana –, così come le occasioni di incontro, formazione, dialogo». Suor Elisa Fava, catechista, si tiene in contatto con i ragazzi rilanciando sui social il commento al Vangelo proposto dai seminaristi.
«Oggi, domenica 8 marzo, trasmettiamo la Messa in diretta streaming – afferma monsignor Gian Giacomo Sarzi Sartori, parroco di Castiglione delle Stiviere –. Nei giorni feriali celebriamo nella cappella della Casa della Carità, insieme alle Piccole Figlie della Croce. È chiuso il centro parrocchiale Castello, dove si svolge il catechismo e il dopo scuola per centoventi ragazzi. In questi momenti di emergenza si avverte la necessità di avere una radio parrocchiale per poter comunicare in modo tempestivo a tutti». «Lavorando in un istituto scolastico e in piscina, per ora sono a casa – spiega Giulia Rodighiero, animatrice del centro parrocchiale castiglionese –. L’abitudine gioca brutti scherzi. Anche non incontrare i ragazzi è difficile: interrompere un percorso che culmina con il campo estivo non è semplice. Stare a casa mi sta aiutando ad assaporare il valore dell’introspezione: ed è quello che consiglio ai ragazzi. Ascoltarsi dentro: non è tempo perso». Aggiunge Marco Pettenati, giovane catechista di Grole di Castiglione: «Mi dispiace molto non poter fare gli incontri, che ritengo un importante momento e un servizio alla comunità. Ai ragazzi suggerisco di trovare un po’ di tempo per riflettere e avere la forza necessaria, attraverso la fede, per affrontare con impegno la quotidianità».
A Sant’Antonio di Porto Mantovano già da tempo si sono formate delle “piccole comunità”, gruppi di persone che si ritrovano regolarmente in case private. Si legge la Parola di Dio, si recita il Rosario, si parla di attualità. Per chi se la sente, l’esperienza continua anche in questo periodo. Le suore Bene Umukama fanno un grosso lavoro di tessitura tra la parrocchia e le famiglie, soprattutto le ultime arrivate che hanno difficoltà a inserirsi. Alcuni scout mantovani del clan, tra i 18 e i 21 anni, hanno proposto di riunirsi con altre motivazioni che non fossero quelle strettamente scout, ma ogni cosa è difficile da programmare. I capi invece hanno approfittato della sospensione delle attività per sistemare la sede del reparto.
«A Ostiglia si avverte un senso di smarrimento – dice Maurizio Bertelli, diacono permanente –. Alle note difficoltà si è cercato di supplire con l’adorazione eucaristica in chiesa, nella mattinata del 3 marzo e nella serata del 6, facendo in modo che le persone fossero opportunamente distanti le une dalle altre. A risentirne dibpiù sono gli anziani, ai quali manca ilbconforto di ricevere la Comunione nella propria casa. È sospesa ogni celebrazione religiosa presso le case di riposo, che a Ostiglia sono due: la Belfanti, con quaranta ospiti, e la Morando, con centoventi».
Tra gli educatori abbiamo intervistato Antonella Toscani, insegnante di Religione cattolica alla scuola primaria di Acquanegra sul Chiese, Casalromano e Castel Goffredo. «Sembra strano a dirsi, ma ai bambini manca la scuola, soprattutto come realtà di relazioni sociali – afferma –. L’insegnante di Religione è considerato un “maestro di vita”» perché offre la possibilità di entrare nel profondo e di scoprire i valori e il senso dell’esistenza. «Vedo diverse persone che come me entrano in chiesa per una preghiera – dice don Riccardo Gobbi, parroco di Ognissanti e San Barnaba, in città –. Fa impressione vedere la chiesa deserta, ma qualcuno è sempre lì ad aspettarci, non si allontana mai: è il Signore, presente nel tabernacolo, che sta oltre le nostre riluttanze. Beata quella fiammella rossa accesa, segno della sua presenza, che non ci lascia mai soli!».
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