Visto con i nostri occhi
La mano della Chiesa, un aiuto «diverso» a chi è in difficoltà
Nello stile ecclesiale, la solidarietà ritorna grazie alla fratellanza. Lo dimostra quanto accaduto a Mantova negli ultimi anni, dopo il sisma che ha colpito il territorio
04/05/2017
C’è una pratica che qualifica le Chiese sin dalle origini. Scrive san Paolo: «Vogliamo rendervi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia, perché, nella grande prova della tribolazione, la loro gioia sovrabbondante e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nella ricchezza della loro generosità» (2 Cor 8,1–5). L’apostolo rende grazie a Dio per il generoso contributo che le Chiese della Macedonia hanno offerto alla Chiesa di Gerusalemme. Precisamente per i “poveri” di Gerusalemme (Gal 2,10).
Paolo evidenzia la particolare condizione di tribolazione della Chiesa beneficiaria. Ma in primo piano pone la grazia, la spontaneità e persino la gioia che muovono l’atto di generosità. Perciò la pratica ritorna, promossa dai pastori, a seguito di catastrofi: senz’altro dopo i grandi terremoti. Vorremmo sottolineare la sua specificità. È diversa dalla solidarietà umana, anche se la comprende. E porta a modalità e a realizzazioni proprie. Per questo la “sollecitudine” della Chiesa o della Caritas per le popolazioni colpite non può essere la stessa delle istituzioni e delle organizzazioni civili.
Come Chiesa mantovana, ne sappiamo qualcosa. Dall’antica pratica ecclesiale, la nostra Chiesa, con le sue parrocchie, è stata sicuramente toccata e beneficiata. A cinque anni dal terremoto, abbiamo ancora motivo di rendere grazie per le offerte e le attenzioni ricevute dalle Chiese italiane, particolarmente quelle della regione ecclesiastica lombarda.

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