Visto con i nostri occhi
La mostra di Braque è un rilancio della grafica
Fino al 14 luglio, il palazzo della Ragione ospita a Mantova una selezione di incisioni e litografie dell’artista, iniziatore del cubismo con Picasso. Rassegne del genere potrebbero essere ricorrenti
01/04/2019
Stando al titolo – “Braque vis-à-vis. Picasso, Matisse, Duchamp” – ci si aspetterebbero comparazioni tra questi grandi protagonisti dell’avanguardia parigina. Per un effettivo faccia a faccia, però, come si usava nei duelli onorevoli, bisognerebbe che ci fossero a disposizione armi pari, in questo caso invece Picasso sembra inferiore non solo a Braque, il che non è, ma pure a Matisse e questo potrebbe anche esser vero ma si dovrebbe dimostrare con maggiore nettezza. Obietto a me stesso che il confronto non è lo scopo della mostra che verte su Braque, ma la contemporaneità nelle ricerche grafiche. Allora il rapporto o il confronto con Duchamp e Matisse è poco chiaro. Solo Braque e Picasso provengono dal medesimo programma estetico poiché le loro ricerche sono state simili e parallele per tutta la durata del Cubismo analitico prima e del Cubismo sintetico poi, di cui sono giustamente considerati i principali fautori. All’inizio degli esperimenti cubisti, la similitudine iconografica e cromatica tra i due era talmente indistinta che si sarebbero potute scambiare le opere dell’uno per quelle dell’altro. Poi, mentre Picasso cercò di mutuare da Matisse un’esaltante riscoperta del colore, Braque conservò il tonalismo terroso e poverista con grande attenzione al plasticismo della materia. Il grande pittore si avviò in percorsi solitari e definì una propria inconfondibile marca stilistica. La rassegna presentata al palazzo della Ragione a Mantova, in corso fino al 14 luglio, curata da Michele Dantini, è un evento di straordinaria importanza, ma occorre avvertire onestamente che si tratta di una mostra di arte a stampa, soprattutto d’incisioni, litografie, cartelle e libri d’autore, intercalate a qualche inchiostro, acquerelli, rarissime “applicazioni” come il magnifico arazzo Aubusson che accoglie all’ingresso della mostra con alcune ceramiche. Georges Braque fu particolarmente attivo e molto apprezzato come litografo. La sua grafica divenne proverbiale come moderna applicazione di un’arte secolare nel cui ambito non si stancò mai di sperimentare nuove tecniche. Le stampe di Braque non hanno nulla da invidiare ai dipinti, come risultato di coerenza poetica al suo immaginario figurativo, con pochi simboli riproposti in infinite diverse intese, alle sculture e altri artefatti, mentre la sua marca di simboli reiterati, soprattutto gli Oiseaux (uccelli), figurazioni bidimensionali eliminando il chiaroscuro, è inconfondibile. Per questo una rassegna dedicata principalmente alle sue opere grafiche dovrebbe essere particolarmente apprezzata, poiché non si tratta – con ogni evidenza – di un’iniziativa “accalappia turisti” poiché la degustazione di opere a stampa – se così possiamo dire –, è riservata a palati fini, a un pubblico che non si limita a contare il numero dei pezzi esposti per affermare che è una grande mostra, ma è abituato ad approfondire, indagare il senso e la valenza tecnica dell’immagine. In questo, la figurazione del maestro francese appare come un meccanismo che si può smontare e rimontare senza difficoltà. Il suo linguaggio è sintetico, nitido. Gli elementi compositivi passano da un’opera all’altra apparendo mutevoli. Si tratta di un lessico immaginario ripetitivo eppure profondamente evocativo, talvolta persino misterioso. L’immagine rimane aperta su spazi non definiti, oppure è chiusa o meglio circoscritta con un perimetro isolante come a rendere assoluto ciò che vi si contiene. Tutto questo è portato con un gesto, un segno, volutamente grezzo, quasi brutale. Anche il colore nel tempo si è ridotto a poche preziose tonalità di scure ocre e grigi che –inaudito nella grafica – sembrano avere uno spessore materico. Si sarebbe tentati di ammettere che nei lavori di “arte applicata” – locuzione da evitare per il suo implicito senso riduttivo – Georges Braque sia più grande che nei dipinti, negli affreschi, nelle superbe vaste decorazioni che ha prodotto. In fondo, questo maestro non è adeguatamente conosciuto come dovrebbe, pur essendo arcifamoso. Questa mostra, dove, tra l’altro, vediamo le tavole di Jazz (1947), il libro di Henry Matisse che fu detto il più bel libro d’autore di sempre, accanto a importanti presenze di Fernand Léger, Sonia Delaunay, Marcel Duchamp, esposizione forse non intenzionalmente specialistica, va controcorrente. Ottima posizione, poiché la grafica d’arte vive un momento nero dopo la globalizzazione del mercato artistico ed è trascurata dai grandi autori contemporanei: va difesa. Si sappia, dunque, che vi è stata un’età in cui sotto il torchio di ammirevoli stampatori passavano la fantasia e la creatività dei più grandi artisti del secolo XX. Mostre di questo genere potrebbero diventare tipiche e sistematiche per il palazzo della Ragione. Se ne ricaverebbe gran merito. Né mancherebbero buone ragioni per ripetere simili occasioni, non ultima che a Mantova l’incisione d’arte dal Rinascimento, da Mantegna al Ghisi, all’Andreani, a importanti autori del XX secolo, ha una tradizione di grande spessore.
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