Visto con i nostri occhi
La Natività raccontata dai tesori del museo
Alcune delle opere esposte al Diocesano propongono l’evento della nascita del Salvatore: tre tondi affrescati, gli smalti Limoges e le famose miniature del Messale di Barbara di Brandeburgo
17/12/2018
Tra pochi giorni tornerà la festa più sentita dell'anno. In molte case permane la tradizione del presepe, e così nelle chiese, dove peraltro non è raro trovare uno di quei "presepi permanenti" che sono le raffigurazioni artistiche della nascita di Gesù o di qualcuno degli avvenimenti che l'hanno accompagnata. Esse non potevano mancare nel nostro Museo, che in effetti ne trabocca: ed eccone qualche illuminante esempio.
I tre tondi affrescati, provenienti dall'atrio della basilica di Sant'Andrea, raffigurano il Natale nel quadro degli avvenimenti che l'hanno preceduto e seguito. Il primo tondo, opera di Correggio, presenta il neonato Gesù in braccio a sua Madre; gli è accanto Giuseppe, ma anche Elisabetta col piccolo Giovanni, il futuro Battista, colui che per definizione "precede" Gesù. Gli altri due tondi richiamano i successivi momenti-cardine della sua vita terrena: la morte, con la deposizione nel sepolcro, e la risurrezione, con la sua ascensione al cielo.
Un racconto che va oltre il puro fatto della nascita è anche quello illustrato in un trittico degli smalti Limoges, sei placchette di disegno raffinatissimo, ricche di ori sotto un cielo stellato. La prima plachetta presenta Maria e Giuseppe inginocchiati in adorazione del Bambino appena nato (è ancora ignudo); in quella centrale è raffigurata l'adorazione dei magi, e in quella di destra la circoncisione. Al di sopra di tutto sta Colui che di tutto è all'origine, vale a dire Dio Padre, che ha voluto salvare l'umanità mandando il suo Figlio a farsi uomo.
L'adorazione dei magi: li si trova spesso, nell'arte antica, questi solleciti visitatori del Dio Bambino. Al Museo si trovano, volutamente vicine, due versioni di questa scena. Una, di grande formato, sottolinea l'aspetto della regalità: seguendo più la tradizione che il vangelo (dove non si dice quanti fossero, né che fossero re) i tre misteriosi personaggi, in coloratissimi abiti fastosi, sono appena giunti con il loro corteo, e tra paggi e cavalcature si chinano a porgere i loro doni. Così ha immaginato la scena il mantovano settecentesco Pietro Fabbri; non sappiamo invece chi sia il forse più dotato autore dell'altra scena di identico soggetto: un monocromo (quindi niente colori squillanti) sui toni del bruno che invitano al raccoglimento, a non fermarsi agli aspetti esteriori dell'evento, ma a cercarne l'intimo profondo significato.
Prima dei ricchi magi, ad adorare il Bambino si sono recati gli umili pastori, ai quali l'arte ha dato giustamente non minore rilievo. Tra gli smalti Limoges li si ammira anche in una acquasantiera, "simpatica" per alcuni particolari insoliti: Maria e Giuseppe guardano il Bambino e sorridono; uno dei pastori ha portato con sé il suo figlioletto, al quale già ha insegnato a pregare, cominciando col tenere le mani giunte. Pastori e magi li si trova talora insieme: ed è il caso, al Museo, di una grande tela di Antonio da Pavia: una tela molto complessa, con una particolarità inverosimile ma simpatica. In primo piano, affiancati da due santi (Antonio abate e Sebastiano, si può presumere cari ai committenti del dipinto), il gruppo della Sacra Famiglia, con Maria in adorazione del suo Bambino poggiato a terra su un lembo del suo manto e Giuseppe che si volge a guardare in alto (come a recepire i ripetuti messaggi venutigli dal Cielo). In secondo piano, un angelo dà l'annuncio ai pastori, mentre sullo sfondo si suggerisce l'arrivo dei magi: in quali – ecco la stranezza – viaggiano non su cavalli o cammelli, bensì a bordo di una nave!
Quasi per intero la sequenza degli avvenimenti natalizi si trova anche nelle miniature del Messale detto di Barbara di Brandeburgo, che in questi giorni, e sino al 6 gennaio, è possibile ammirare in originale, entro la mostra "Piena di grazia" dedicata all'Annunciazione nell'arte. Ma sin d'ora tutte le miniature di questo straordinario libro sono visibili, e lo saranno poi sempre, ingrandite su apposito schermo, nelle sale del Museo dedicate ai Gonzaga. Esse riflettono i vangeli e le celebrazioni liturgiche del periodo, e sono ricche di particolari altamente significativi. Ad esempio, per il giorno di Natale l'immagine presenta la sola Maria in adorazione del Figlio, neonato ma già con l'aureola della santità, nella quale è iscritta una croce: preannuncio del suo sacrificio redentore, e spiegazione del perché il Figlio di Dio si è fatto uomo. Seguono l'annuncio ai pastori, la circoncisione, una splendida adorazione dei magi, la presentazione di Gesù al tempio, la strage degli innocenti.
Manca in questa sequenza la fuga in Egitto: ma si capisce perché, se si ricorda che un Messale riguarda le feste liturgiche, e non c'è una festa relativa a questo fatto. Però il vangelo lo ricorda, e vari artisti l'hanno raffigurato. Al Museo lo si trova, con un'opera che presenta anche grande valore storico-archeologico: la scena infatti è finemente intagliata in un pezzo di avorio fossile.
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