Visto con i nostri occhi
La pietà di Anna Olga vinse l'odio nazista
La storia rimasta nascosta per oltre settant'anni della donna di Casalromano che curò un soldato tedesco. Una vicenda che tutti ricordano: mentre la guerra mieteva vittime, la carità si fece dono
07/05/2018
Sono molteplici gli eventi storici di portata mondiale che accadono in una manciata di giorni alla fine dell’aprile 1945. Il 23 gli americani, utilizzando barchini d’assalto, cominciano l’attraversamento del Po nella zona di San Benedetto, protetti dai reparti corazzati che hanno occupato Guastalla e da truppe di fanteria dislocate a Quingentole; il giorno seguente, reparti britannici e neozelandesi attraversano il fiume a nord di Bondeno; il 25 gli alleati entrano a Mantova, Parma e Verona. In tutta l’Italia settentrionale le insurrezioni partigiane aiutano a liberare Genova, Milano, Torino. Il 28 aprile Mussolini viene catturato dai partigiani a Dongo, sul lago di Como, mentre travestito da tedesco sta fuggendo con Claretta Petacci e quindici gerarchi. Il 30 aprile, Hitler si toglie la vita nel suo bunker in una Berlino assediata dall’Armata rossa.
Un misto tra speranza e paura: questo è il clima che si respira nelle nostre campagne rastrellate dai tedeschi in fuga, incattiviti dagli attacchi dei partigiani. Il 29 aprile, una colonna in ritirata composta da un centinaio di soldati giunge a Fontanella Grazioli, frazione di Casalromano, e si nasconde in un fossato in attesa che i partigiani si allontanino per riprendere la marcia. Vengono scoperti e nasce un conflitto a fuoco. I superstiti si danno alla fuga e, giunti in una casa isolata, detta “I Boschi”, massacrano gli abitanti per vendetta. La famiglia dei fratelli Mariotti è ricordata da una lapide e a loro è intitolata una via di Fontanella Grazioli.
Questa lunga introduzione è necessaria per capire il sentimento della popolazione nei confronti dei tedeschi, affiancati dai repubblichini fascisti. Terrore e odio si mescolano in una serie di avvenimenti e ribaltamenti di situazioni che fanno sembrare ancora più straordinario, se ce ne fosse bisogno, il gesto di cui è protagonista proprio in quei giorni Anna Olga Ragni Fusato, la cui famiglia dopo l’8 settembre 1943 è sfollata a Casalromano da Mantova, colpita dai bombardamenti. Alcuni soldati tedeschi in ritirata, provenienti da Canneto sull’Oglio e diretti a Brescia in sella a biciclette, si fermano davanti alla sua casa. Un giovane soldato gravemente ferito si accascia esausto sul prato del giardino. Anna Olga gli toglie la divisa imbrattata di sangue, cura le sue ferite e dice ai suoi tre bambini – Giorgio di nove anni, Angiòla di otto e Franca di sei – di andare a prendere nell’armadio in camera da letto la camicia di seta più bella del marito, prigioniero nel lager di Meppen, in Germania, per non aver aderito alla Repubblica di Salò (scelta che gli valse la medaglia d’onore una volta tornato libero). I figli sono stupiti e le chiedono il perché di quel dono a un nemico. La mamma risponde che si augura che lo stesso gesto possa essere compiuto sull’altro fronte da un’altra mamma, perché «nella sofferenza siamo tutti uguali».
Questo è stato un insegnamento che ha cambiato la vita ai piccoli. La più giovane, Franca, in seguito è diventata suora comboniana, missionaria in Uganda. I tre fratelli Fusato sono stati accolti l’8 aprile scorso dai bambini e dai cittadini di Casalromano, dalle autorità civili e militari, dal sindaco Luca Bonsignore e dal parroco don Andreano Cirelli. A loro è stata donata una targa in memoria del gesto di pietà compiuto dalla loro mamma in quell’aprile di 73 anni prima. I fratelli hanno poi assistito alla Messa celebrata in suffragio dei caduti e in ricordo dei profughi di tutte le guerre, hanno voluto visitare il cimitero portando un mazzo di fiori sulla tomba della maestra delle elementari e hanno salutato con caloroso affetto i compagni di scuola di quegli anni terribili e indelebili, seppur lontani nella memoria. La giornata era stata preparata da Annalisa Bettegazzi, assessore alla Cultura, con un incontro alla scuola primaria di Casalromano, dove Gian Agazzi, al fine di educare i più piccoli alla cittadinanza, aveva presentato ai bambini la storia del periodo fascista e della Seconda guerra mondiale, mettendo in luce personaggi semplici e meno noti che si erano distinti per coraggio, resistenza e, appunto, gesti di pietà.
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