Visto con i nostri occhi
La preghiera è il respiro dei credenti
I gruppi di fedeli attivi a livello diocesano hanno incontrato il vescovo in Cattedrale. Ospite dell’iniziativa Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito
03/12/2018
Caterina da Siena, Francesco d’Assisi, Teresa di Calcutta. Tre santi, altrettanti modelli di preghiera. «O Cristo, liberami da ogni mal pensiero: riscaldami e infiammami del tuo dolcissimo amore», affermava Caterina, morta nel 1380 all’età di 33 anni, dopo aver lottato con forza per la pace, l’unità della Chiesa e il ritorno del Papa a Roma. Patrona d’Italia, Caterina, insieme a san Francesco, definito «l’uomo divenuto preghiera». E Teresa di Calcutta, tutta per i poveri – anzi, i più poveri tra i poveri –, proclamata santa da papa Francesco nel 2016. La suora avvolta nel sari bianco con il bordo blu diceva di sé: «Io sono solo un’umile donna che prega». I tre santi sono stati citati da Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito – movimento ecclesiale fondato cinquantun anni fa –, durante la sua ricca relazione che, il 24 novembre, ha costituito l’elemento di maggior spicco per l’incontro dei gruppi di preghiera della diocesi di Mantova. La Cattedrale era gremita di persone: giovani, adulti, anziani appartenenti ai gruppi più diversi che periodicamente si riuniscono per varie forme di preghiera. Persone arrivate da numerose parrocchie per il secondo appuntamento voluto dal vescovo Marco Busca. L’incontro pomeridiano aveva come titolo una frase di san Paolo VI: «La Chiesa vive e respira della preghiera». Per gli aderenti a questi gruppi, la preghiera è un’esperienza preziosa e irrinunciabile: necessaria come il respiro che dà vita. L’incontro è iniziato con un canto allo Spirito Santo e la lode alla Trinità, poi è proseguito con tre gesti, accompagnati da preghiere: l’accensione dell’incenso che ha pervaso di profumo tutta la Cattedrale, la processione con sei lampade, l’ostensione di un’icona che raffigurava la parabola della vite e dei tralci (mosaico dell’abside della basilica romana di San Clemente, XII secolo). Il testo della parabola, tratto dal Vangelo di Giovanni (15,1-17), è stato subito dopo proclamato davanti a tutta l’assemblea. Quindi, la qualificata relazione di Salvatore Martinez è stata di grande aiuto per cogliere in profondità il significato e il valore della preghiera. Con numerosi riferimenti alla teologia, alla Sacra Scrittura e al magistero degli ultimi papi, il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito ha sottolineato l’importanza della preghiera, affermando che essa «è ciò che maggiormente preme alla vita della Chiesa». La preghiera – già lo si diceva – è come il respiro: «Chi prega vive, chi non prega rischia di morire». Il credente prega nel nome di Gesù mediante il dono dello Spirito Santo, è animato dalla fede «facendo memoria delle promesse del Signore», bussa continuamente e con coraggio al cuore di Dio. «La preghiera – ha aggiunto Martinez – aiuta a mantenere il cuore puro e a essere portatori di libertà e di giustizia in modo vero, perché essa consente di saper vedere il mondo con gli occhi stessi di Dio». La preghiera vivifica l’esperienza e la testimonianza nel mondo. Perciò la dimensione contemplativa diventa «risposta al pessimismo» dilagante, capacità di entrare in dialogo con gli altri, «riserva di speranza» grazie alla quale la coscienza si risveglia e arriva a distinguere il bene dal male. Nel citare la recente esortazione apostolica Gaudete et exsultate di papa Francesco, Martinez ha messo in guardia da due pericoli: lo gnosticismo (la salvezza non per grazia ma per meriti dovuti alla propria intelligenza) e il pelagianesimo (per meriti dovuti alla propria volontà). Ha quindi concluso con il riferimento a quanto Giovanni, nel Libro dell’Apocalisse, scrive alla Chiesa di Efeso: «Ho da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, convertiti e compi le opere di un tempo» (2,4-5). Prima della benedizione finale, ha preso la parola anche il vescovo Busca, sottolineando che, nella vita cristiana, abbiamo bisogno di due «potature»: una in negativo, l’altra in positivo. Nella prima bisogna «tagliare i rami secchi di una fede soggettiva, disincarnata, sensazionale, dimentica del cammino del mondo». La potatura positiva si riferisce invece al saper sfrondare da tutto ciò che impedisce alla linfa di Dio di rifluire pienamente in noi, per concentrarci sull’adorazione e sulla sottomissione a lui. «L’adorazione – ha aggiunto il vescovo – diventa silenzio affinché Dio possa parlare e ciascuno arrivi a dare del tu a Dio, riconoscendolo come Signore». Anche monsignor Busca, come Martinez, ha fatto riferimento ai santi, uomini e donne «geniali e creativi». Ai gruppi di preghiera ha dato appuntamento alla “Ventiquattro ore per il Signore», quando, in Quaresima, nella basilica di Sant’Andrea a Mantova, verrà proposta una giornata di preghiera attorno alla reliquia del Preziosissimo Sangue, che si pone alle origini della nostra diocesi. Le comunità parrocchiali e i gruppi ecclesiali potranno programmare un “pellegrinaggio” con momenti di riflessione e di preghiera.
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