Visto con i nostri occhi
«La Quercia» si apre alla comunità
La cooperativa festeggia trent'anni dalla nascita. Aiutare i disabili e valorizzarli sul piano umano è lo stimolo che guida tutti i progetti realizzati: dai centri socio-educativi ai servizi domiciliari
28/05/2018
Attenti alle esigenze delle persone disabili, in modo da garantire loro una buona qualità di vita. Sensibili ai problemi della comunità locale, per favorire lo sviluppo del territorio. È con questo spirito che la cooperativa “La Quercia” di Roverbella si rilancia e guarda avanti in occasione del trentesimo anniversario. Durante la manifestazione di sabato 26 maggio, nella sede di via don Paolo Bazzotti si sono ritrovati volontari, operatori e semplici cittadini. Persone che hanno potuto conoscere da vicino le attività svolte, i servizi offerti e toccare con mano gli effetti concreti della solidarietà. A loro, i responsabili hanno raccontato il percorso che ha fatto diventare la onlus una realtà molto radicata sul territorio. E che non si ferma mai: all’orizzonte, infatti, ci sono nuovi progetti e iniziative.
Raccontare la storia della “Quercia” vuol dire sfogliare un album dei ricordi che parte il 7 dicembre 1988. «Il nostro percorso nasce da un gruppo di volontari che si ritrovavano all’oratorio – spiega Giuseppe Boretti, attuale presidente –, alcuni dei quali avevano dei famigliari disabili. Con il tempo è nata l’idea di fare qualcosa per loro e da lì è partita l’avventura. È stato fondamentale l’aiuto di don Paolo Bazzotti, all’epoca vicario in parrocchia a Roverbella: il fatto che la nostra sede si trovi proprio nella via dedicata a lui è un modo per ricordarlo ogni giorno».
Dopo la prima struttura per i ragazzi disabili del paese, i servizi si sono moltiplicati per rispondere a bisogni nuovi e sempre più diffusi. Oggi “La Quercia” offre numerose proposte, ben definite a seconda delle esigenze specifiche. Si parte dal centro diurno “Spazio aperto” che si trova nella sede e ospita persone con disabilità grave durante la giornata e propone attività socio-sanitarie e riabilitative. A questo si aggiungono i due centri socio-educativi “Leonardo” (a Roverbella) e “2puntozero” (Porto Mantovano), rivolti a persone con disabilità medio-lieve che svolgono laboratori artigianali, tirocini sociali e attività educative. Poi ci sono servizi residenziali: la comunità “Don Bazzotti”, pensata per chi non può essere seguito dalla famiglia, e alcuni appartamenti dove le persone possono vivere in autonomia e indipendenza, pur con il supporto degli operatori. E ancora: l’assistenza a domicilio, il servizio di formazione all’autonomia e la casa “Giuseppa Scandola” per le suore con Alzheimer, che si trova nella comunità delle missionarie comboniane di Verona.
Un’offerta molto vasta che risponde quotidianamente ai bisogni di circa 150 persone, di varie età e con condizioni diverse di fragilità, che provengono da una ventina di Comuni mantovani. “La Quercia” è come un albero che ha le sue radici a Roverbella, i cui rami si allungano in tutta la provincia. E un cuore che batte grazie ai volontari che offrono il contributo, in base alle proprie sensibilità: maestre che aiutano nello studio, artigiani che insegnano a fare attività manuali, educatori e tanto altro ancora. In tutto sono una quarantina e, in un anno, mettono a disposizione oltre 3.600 ore. La cooperativa è nata da un gruppo di volontari e questo clima di solidarietà è ancora un valore aggiunto.
«Su un punto nulla è cambiato – continua Boretti –: mettiamo al centro la persona, ascoltiamo i suoi bisogni e desideri reali che cambiano nel tempo. Questo spirito ci ha sempre contraddistinto e ci guida ancora oggi». Di recente, poi, si è sviluppato il dialogo con istituzioni e realtà locali. «Siamo una cooperativa che offre servizi per chi ne ha bisogno – aggiunge il presidente – ma aperti al territorio e impegnati nel suo sviluppo. Perciò abbiamo pensato anche a servizi per gli anziani e progetti di agricoltura sociale per le scuole. Vogliamo essere una cooperativa di comunità che incontra le persone, per rispondere insieme alle esigenze del territorio».
I responsabili di questa realtà guardano avanti, pronti ad affrontare nuove sfide. L’evoluzione della medicina e lo sviluppo di associazioni e realtà impegnate nell’assistenza permettono oggi a queste persone un’aspettativa di vita molto più alta rispetto al passato. Chi si prenderà cura di loro quando i genitori saranno scomparsi o troppo anziani per seguirli? A questa domanda si cerca di rispondere attraverso servizi residenziali: alloggi e case in cui i ragazzi imparano a svolgere le faccende personali e sperimentano indipendenza, con la speranza di raggiungere un giorno una vita il più possibile autonoma.
Il trentesimo anniversario è la tappa di un cammino ancora lungo. Nei prossimi mesi saranno presentati tre nuovi progetti: uno per gli anziani, uno legato all’agricoltura sociale e uno per riqualificare lo spazio davanti alla sede. «È il momento di dare una svolta – conclude Boretti –: vogliamo essere agenti di sviluppo per la comunità. Se penso al futuro vedo una cooperativa ancora più vicina alla gente. Bisogna aprirci agli altri, rendere i nostri spazi accessibili e utilizzabili per i cittadini».
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