Visto con i nostri occhi
La santità di papa Roncalli e alcuni ricordi mantovani
Un gruppo di pellegrini, guidati da don Basso, a Sotto il Monte per venerare il corpo del santo e visitare i luoghi della sua infanzia: dalla casa natale al Santuario della Madonna del Bosco
25/06/2018
Un luogo “parla” di un personaggio, ne svela le origini, la famiglia, l’ambiente in cui ha mosso i primi passi. E così è anche per Giuseppe Angelo Roncalli, che, il 28 ottobre 1958, è salito al soglio di Pietro con il nome di Giovanni XXIII. Com’è noto, Roncalli era di origini bergamasche, nato a Sotto il Monte – un paese che oggi sfiora i cinquemila abitanti – il 25 novembre 1881. Per uno di quei doni straordinari della Provvidenza, nelle scorse settimane la salma del “Papa buono” è tornata nella sua terra natale: tra il 24 maggio e il 10 giugno, prima a Bergamo e poi a Sotto il Monte, ha richiamato la venerazione di migliaia di pellegrini. A Sotto il Monte il corpo era esposto nella chiesa di Nostra Signora della Pace, nel Santuario che porta il nome di San Giovanni XXIII.
Anche un gruppo di mantovani si è unito a questo flusso ininterrotto di persone, per pregare, riflettere, sostare in silenzio davanti alla salma di un Papa che ha segnato la storia del Novecento. Il Papa del Concilio Vaticano II e dell’enciclica Pacem in terris. Ad accompagnare i pellegrini mantovani c’era don Aldo Basso, docente presso il Seminario vescovile e profondo conoscitore della figura di Roncalli. Oltre a rendere omaggio alle spoglie mortali, i pellegrini hanno visitato i luoghi più significativi: la casa natale, contraddistinta da una dignitosa povertà; la chiesa parrocchiale in cui Giuseppe Angelo è stato battezzato; il Santuario della Madonna delle Càneve, luogo prediletto dalla madre, che spesso vi portava il suo bambino. Poi Ca’ Maitino, la residenza estiva di Roncalli, trasformata dal segretario monsignor Loris Capovilla in museo; e, sulla via del ritorno, il Santuario della Madonna del Bosco, a Imbersago (Lecco), che papa Giovanni aveva definito «la custodia e l’incoraggiamento della mia vocazione sacerdotale».
Durante il pellegrinaggio, don Basso ha illustrato la vita di Roncalli e le caratteristiche della sua umanità e santità: semplicità, saggezza, umiltà, misericordia. Il pellegrinaggio ci offre lo spunto per ricordare che Roncalli è stato in visita a Mantova per due volte, il 5 ottobre 1937 (quand’era delegato apostolico in Turchia e Grecia) e il 14-15 maggio 1957, da patriarca di Venezia. Gli avvenimenti sono riportati nelle agende personali, pubblicate dall’Istituto per le scienze religiose di Bologna, rispettivamente nel 2006 e 2008.
Il 5 ottobre 1937, Roncalli visita i monumenti della città e annota: «Rimasi incantato dal tutto insieme di Mantova: specialmente dal palazzo ducale. Anche il palazzo vescovile è molto bello». Sulla via del ritorno compie una sosta presso il Santuario di San Luigi, a Castiglione delle Stiviere.
La sera del 14 maggio 1957, nella basilica di Sant’Andrea della nostra città, il patriarca commemora il musicista don Lorenzo Perosi (1872-1956) e, il giorno successivo, celebra la Messa al Santuario della Madonna delle Grazie. «C’erano tutti i seminaristi di Mantova, che cantarono e si comunicarono», scrive. E aggiunge: «Dai ricordi più sacri e venerati di Mantova, il sangue, quello di Gesù, a cui il prete si associa in perenne sacrificio; dall’immagine della Madonna delle Grazie: il Bambino che bacia sua madre: tale la devozione nostra». Il «sangue» del quale parla è la reliquia conservata nei sacri vasi in Sant’Andrea.
Un altro passaggio di Roncalli da Mantova è avvenuto il 29 settembre 1947, mentre era nunzio apostolico a Parigi. Sulla sua agenda, preciso come sempre, lascia questi appunti: «Viaggio in auto a Roma [dalla Bergamasca]. Dovemmo deviare su Cremona, Mantova, a Ostiglia dove passammo il Po. Arrivo a Roma alle 23».
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