Visto con i nostri occhi
La solidarietà accende la speranza
Alcune parrocchie del Basso Mantovano, insieme alla Caritas e a un’associazione locale, stanno ospitando famiglie di profughi siriani. Un progetto umanitario dal valore cristiano
18/02/2019
Fuggire da una guerra. E arrivare in un paese lontano migliaia di chilometri dal tuo, dove si parla una lingua completamente diversa. Diversi, quindi, tra diversi. Ma basta una parola perché tutto cambi totalmente. Un vocabolo semplice: accoglienza. E assieme a quest'ultimo, un altro: speranza. Forse, in queste due parole, si può racchiudere l'esperienza portata avanti dalla Caritas di Suzzara, dalla parrocchia di Pegognaga e Polesine, dalla parrocchia di Gonzaga e dall'associazione “Solidarietà educativa” di Pegognaga. Il loro impegno, in prima persona, è rivolto ad aiutare alcune famiglie siriane di Homs, una città ai confini con il Libano, che fuggivano dal conflitto nel loro paese. Il progetto messo in atto, legato ai “corridoi umanitari”, porta un significativo titolo “Accendi la speranza con la solidarietà”.
Abbiamo incontrato alcuni di questi operatori nella sede della Caritas di Suzzara, alla presenza anche di Silvia Canuti, direttrice della Caritas diocesana di Mantova. Sui loro volti un sorriso, segno evidente che questa esperienza significa tanto per il loro cammino di fede. E ancora più sorridente Aldarwish Sanaa, giovane donna siriana di Homs che, con il marito e i figli, vive a Pegognaga, ospite della parrocchia.
Attualmente sono tre le famiglie che abitano nel Basso Mantovano dopo la partenza di un nucleo, che ha vissuto a Gonzaga ed ora è rientrato a Homs.
A Suzzara vive una famiglia di quattro persone. «Purtroppo il padre è invalido: ha perso un braccio e nel suo paese era un barbiere: visto l'handicap non lavora - racconta Matteo Amati, coordinatore della Caritas di via Dante - ma è attivo lo stesso, in quanto collabora con noi. In un primo tempo la famiglia era stata ospitata a Felonica, successivamente è arrivata a Suzzara
e noi ci siamo impegnati a trovarle un alloggio. La seconda figlia è nata in Italia. A frenare un po' il loro inserimento c'è
il fatto che non conoscono ancora bene la lingua». Diversa, invece, la situazione di Pegognaga dove abitano due famiglie, che si sono perfettamente integrate nella comunità. «Abbiamo preparato un gruppo di famiglia e di volontari - sottolinea Arnaldo De Giuseppe dell'associazione “Solidarietà educativa” - in vista dell'arrivo dei profughi siriani e successivamente c'è stato anche un incontro con le autorità e i vicini di casa. Insomma l'integrazione, nonostante le culture diverse, è avvenuta passo dopo passo». Su questa linea si è mossa anche la parrocchia di Pegognaga e Polesine: «E' stato formato un apposito gruppo per questa nuova esperienza - raccontano don Flavio Savasi, Beda Bondavalli e Maria Luisa Mantovani - . Si è creata subito una sinergia positiva e si è consolidata un'amicizia». Come ha puntualizzato anche Aldarwish Sanaa, che vive proprio a Pegognaga e parla un ottimo italiano: «Mi trovo molto bene, i nostri bambini si sono integrati a scuola: uno frequenta la materna, uno la prima elementare e l'altro la quarta, sempre elementare. Certo sento la nostalgia della Siria, dei miei genitori che sono rimasti a Homs: là, purtroppo, la vita è molto difficile. Ma guardo al futuro con positività». Chi, invece, può trarre già un bilancio dell'accoglienza di una famiglia siriana è Carla Bazzi della Parrocchia di Gonzaga: «Siamo un gruppo composto da persone di diverse età e nella nostra città abbiamo ospitato per un anno una famiglia di quattro persone: padre, madre e due figli. Lui si era inserito bene ed aveva trovato un lavoro. La decisione di ritornare in Siria, ad Homs, l'ha presa perché la moglie faticava ad inserirsi, al contrario dei figli. Siamo rimasti in contatto con loro. Posso aggiungere che, come gruppo, siamo pronti ad una nuova accoglienza. E' stata un'esperienza che ci ha fatto crescere». Certamente la strada da percorrere, in fatto di integrazione, è ancora lunga ma basterebbero questi esempi per farci capire come serve veramente poco per sconfiggere certi cliché e certi slogan. E, allora, riflettiamo su tre parole: accoglienza, amicizia e speranza.
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