Visto con i nostri occhi
La speranza e la solidarietà più forti del terremoto
La visita di papa Francesco nelle zone colpite dal sisma del 2012 è l'occasione per riflettere sulla ricostruzione nel territorio
06/04/2017
Ce le portiamo ancora dentro – e sarà impossibile dimenticarle – le paure del terremoto di cinque anni fa, il 20 e 29 maggio, nella Pianura padana. Si sbriciolarono le case, le scuole, le chiese. Le attività produttive vennero messe in ginocchio. Ci furono ventotto morti: è l’aspetto più doloroso di quella tragedia.
Il terremoto colpì l’Emilia e il Basso Mantovano, ed è doveroso chiamarlo con questi riferimenti geografici. Anche la zona meridionale della nostra provincia venne gravemente danneggiata; le scosse devastanti del sisma attraversarono la pianura, fino a Mantova, colpita al cuore nelle sue più pregevoli opere d’arte.
L’Emilia e il Mantovano: stessa sorte, medesimi danni. Ecco perché il 2 aprile abbiamo voluto andare a Carpi e a Mirandola, in occasione della visita di papa Francesco alle due città. Avvertivamo che le parole del Papa avrebbero riguardato anche noi, le nostre ferite e quelle della nostra terra. A Carpi ci siamo trovati insieme ad altri mantovani – provenienti da Moglia, Bondanello, Quistello, Castellucchio e altri paesi –, accomunati dallo stesso sentire. Qualcuno era partito quando era ancora buio, alle 4 del mattino, per unirsi alle 40 mila persone presenti alla Messa, in piazza Martiri.

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