Visto con i nostri occhi
«La storia siamo noi», dicono i nonni
Tredici ospiti della casa di riposo «Luigi Boni» hanno descritto le loro esperienze in un libro. Tra le pagine vengono a galla infiniti ricordi del passato che aiutano a riflettere sull’attualità
17/12/2018
«La storia siamo noi / nessuno si senta offeso» canta Francesco De Gregori. In questo modo, infatti, tredici storie fanno la Storia. In un libro, curato da Mariachiara Azzoni, dal suggestivo titolo Briciole di pane per cercatori d'oro, pubblicato dalla Fondazione Luigi Boni onlus di Suzzara, il lettore riscopre le vite di alcuni ospiti della casa di riposo. Il progetto è stato realizzato con il patrocinio del Comune di Suzzara e della Libera Università dell'autobiografia di Anghiari e con il contributo di Ugaf, MediGroup e associazione di volontariato “Il seme”.
Il libro, che si legge con grande interesse e un po' di emozione, consente di riflettere sui valori della vita, anche la nostra. Infanzia, guerra, lavoro, amore e matrimonio, figli e consigli alle giovani generazioni emergono nel racconto di ognuno dei tredici intervistati. E come capita spesso, ripercorrendo le storie degli altri, lampi di passato illuminano il nostro, personale, mondo di ricordi permettendo ad ognuno di rivivere situazioni, profumi, colori e personaggi finiti nell’oblio. Così anche la nostra memoria torna a dar vita ad immagini e sensazioni che immaginavamo definitivamente perdute.
Dare sfogo alla propria memoria non è stato semplice anche se, più che un'intervista, è stata un'amabile conversazione tra vecchi amici. Come scrive nella prefazione Dante Andrao, presidente della Fondazione Boni, “parlare della propria vita, ricordare avvenimenti anche dolorosi come la guerra e la morte o momenti di faticoso lavoro vissuto oltre, naturalmente, a gioie che hanno riempito il cuore, ha prodotto negli intervistati stimoli di vita mai persi ma, a volte, sopiti per l'età e la solitudine”.
Così, in rigoroso ordine alfabetico, nel volume, in vendita a 10 euro, troviamo le storie di Afra, Antonio, Dino, Edda, Elda, Franca, Leila, Lidia, Linda, Luciano, Rosa, Silvio e Valentina. Nomi che, sicuramente, non figurano nei libri di Storia ma restano vivi nella storia della nostra comunità di Suzzara. Un viaggio nella memoria che consente, ai più giovani, di capire quanto fosse dura la vita, in passato, fin da bambini.
“Raccontare storie del proprio passato - scrive Luc Pieter De Vreese, direttore sanitario della Fondazione Luigi Boni onlus - e saper riflettere sui propri ricordi autobiografici è un'avventura di molteplici significati non solo perché può procurare benessere psicologico, compresa la malinconia positiva, ma anche perché può consolidare una rappresentazione coerente di sé e della propria identità, indicatore della maturità socio-cognitiva del narratore anche se di età avanzata”.
«E' partito tutto nel 2017 con la pubblicazione del calendario 2018 (con le fotografie di alcuni ospiti ndr) - sottolinea Mariachiara Azzoni, curatrice del volume - ma da lì è nato anche questo libro che contiene i testi delle interviste raccolte tra i residenti della casa di riposo nel corso dei ripetuti colloqui che mi hanno consentito di avvicinare non solo il loro mondo attuale, ma anche e soprattutto le loro vite». Poi aggiunge: «Quando sono tornata da quelle persone per rileggere quanto mi avevano raccontato, è stata per loro quasi una rivelazione, l'inattesa scoperta della loro vita, l'inatteso riaccendersi dei ricordi».
Infine una puntualizzazione della stessa autrice: «Le immagini delle opere della Galleria del Premio Suzzara (a corredo del volume ndr) non valgono dunque come illustrazioni, ma piuttosto come sfondo e memoria aggiuntiva, parte di una storia che si nutre di tante storie e che è la stessa di tutti».
In questa singolare antologia abbiamo il racconto di vite vissute con determinazione, coraggio, convinzione e fiducia, che inducono il lettore a pensare e riflettere.
“E poi la gente / perché è la gente che fa la storia / quando si tratta di scegliere e di andare / te la ritrovi tutta con gli occhi aperti / che sanno benissimo cosa fare” canta ancora Francesco De Gregori, nella sua La Storia. E le testimonianze dei residenti della casa di riposo di Suzzara vogliono proprio dirci questo.
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