Visto con i nostri occhi
La sua vita per gli altri: l'attualità di san Luigi
Il 9 marzo ricorre il 450º della nascita del patrono di Castiglione delle Stiviere, conosciuto nel mondo come protettore dei giovani. Tante le iniziative in calendario
06/03/2018
Tutti festeggiano il compleanno, cioè l'anniversario della propria nascita: da cristiani però sarebbe bello, seguendo l'esempio di san Luigi IX re di Francia, celebrare piuttosto l'anniversario del nostro Battesimo, quando siamo nati alla vita dei figli di Dio. L'imbarazzo della scelta tra le due date non si pone per un altro santo di nome Luigi, il nostro, di cognome Gonzaga, il quale fu battezzato ancor prima di venire pienamente alla luce: così volle suo padre, il marchese Ferrante, nel travagliato parto del suo primogenito, durante il quale parve a rischio la vita sia della madre, sia del bambino.
Secondo le norme liturgiche, le feste dei santi cadono non nell'anniversario della nascita terrena (anche loro, come tutti, sono entrati nel mondo segnati dal peccato originale) ma in quello della morte, cioè della nascita alla vita eterna con Dio. Non fa eccezione san Luigi Gonzaga, che in tutto il mondo è celebrato il 21 giugno (ricordando quel giorno del 1591, quando da Roma passò alla gloria del cielo); ma a Castiglione delle Stiviere, dov'è nato e dov'è il suo Santuario, lo si festeggia anche il 9 marzo, nel duplice ricordo della sua nascita terrena e del suo Battesimo.
Quel 9 marzo era dell'anno 1568: significa che ci apprestiamo a celebrarne il 450º anniversario. Come per tutte le ricorrenze a cifra tonda, a Castiglione sono in programma iniziative speciali; “La Cittadella” si associa, richiamando le vicende della sua breve vita e i tratti essenziali, troppo spesso incompresi, della sua mirabile personalità. In quanto primogenito del marchese di Castiglione, Luigi ne era il naturale erede, destinato dunque a governare uno Stato, godendo di autorità e di tutti gli agi che una simile posizione consentiva. Lo Stato era minuscolo (il suo marchesato si limitava a Castiglione e due paesi vicini), e l'uso voleva che i signori di tali stati si ponessero al servizio, come ministri o condottieri militari, di altri più potenti.
Per prepararlo a questo futuro, il padre provvide a educarlo come si conveniva: Luigi aveva soltanto cinque anni, quando lo portò con sé in un accampamento militare, confidando di fargli prendere gusto al “mestiere delle armi”. Il piccolo aveva però maggiori inclinazioni per lo studio, ed eccolo allora affidato a precettori di diverse discipline, comprese quelle dell'etichetta che gli consentisse di stare convenientemente in società.
Nel pensiero del marchese Ferrante, tuttavia, la scuola migliore consisteva nel vivere alle corti dei grandi, per imparare dal vivo l'arte del governo. Allo scopo, insieme con il secondogenito Rodolfo, nel 1577 lo mandò due anni presso il granduca di Toscana. E a Firenze avvenne un fatto quanto meno singolare: nel Santuario dell'Annunziata, dinanzi alla dolce immagine che vi si venera pronunciò il voto di verginità. Ci si può chiedere sino a che punto egli fosse consapevole delle sue parole, se sia possibile in così tenera età avere chiara la percezione del loro reale significato; e tuttavia non va dimenticato come, anche acquisitane la percezione, egli a quel voto sia rimasto sempre fedele.
Al rientro a Castiglione, dodicenne, Luigi ricevette la prima Comunione dal futuro santo Carlo Borromeo, colpito dalla sua maturità, dal suo profondo spirito religioso e dalle conoscenze dottrinali di cui dette prova. Più che l'esempio del padre, l'aveva formato alla fede la pia madre, Marta Tana dei baroni di Sàntena. Qualche tempo dopo il marchese si trasferì con l'intera famiglia alla corte del re di Spagna, dove Luigi era ammirato per la cultura, la modestia ma anche il coraggio nel manifestare sempre pubblicamente la sua coerenza con i dettami della fede.
E nella capitale spagnola, allo studio e ai doveri di corte Luigi associò un'intensa riflessione su quale dovesse essere il suo futuro ruolo nel mondo, se quello cui pareva destinato per nascita o un altro, al quale si convinceva ogni giorno di più di essere chiamato. Infine decise. Nella festa dell'Assunta del 1583, dopo prolungata preghiera dinanzi all'immagine della Madonna del Buon Consiglio venerata a Madrid nella chiesa dei Gesuiti, decise di rinunciare ai suoi diritti sul marchesato di Castiglione ed entrare nella Compagnia di Gesù.
Quando lo seppe, il padre gli oppose un categorico diniego, e lo sottopose a una serie di incontri con illustri personaggi amici, incaricati di cercare di dissuaderlo. Tra blandizie e minacce, promesse e rinvii, mosse al figlio una “guerra” protrattasi oltre due anni. Ma infine cedette, e nel 1585 Luigi partì per Roma, entrando nel noviziato della Compagnia. Poco dopo il marchese Ferrante morì, e a succedergli subentrò Rodolfo, che non aveva né l'intelligenza né la serietà di Luigi: il quale da Roma dovette varie volte tornare a Castiglione, per rimediare ai guasti del fratello.
Rientrato a Roma nel 1591, trovò la città in preda alla peste. Avrebbe voluto, come i suoi compagni, dedicarsi al soccorso dei colpiti, ma i superiori, visti i rischi di contagio e le sue precarie condizioni di salute, glielo proibirono; però una mattina quasi inciampò in un appestato prostrato per strada: allora Luigi lo prese in braccio, lo portò all'ospedale e lo assistette sino a sera. Rientrato in convento, dovette mettersi a letto lui, contagiato, e il 21 giugno rese lo spirito. Aveva ventitré anni.
Nel 1605 fu proclamato beato, nel 1726 santo e tre anni dopo patrono della gioventù. Questo patronato ha dato origine a un equivoco: l'ha fatto ritenere un modello da imitare per la sua castità, dimenticando altre sue qualità, come la coerenza nell'aderire al Vangelo, la rinuncia ai vantaggi personali per rispondere alla chiamata divina, la capacità di donarsi al prossimo. Di questi tempi, colpisce in modo particolare la sua carità: un giovane che si dedica ai malati, consapevole di rischiare per questo la vita, costituisce un modello, e non solo per i giovani; possiamo vedere in lui un perfetto seguace di Colui che per noi si è lasciato inchiodare alla croce.
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