Visto con i nostri occhi
La vita di don Lino Coraini tutta per Borgochiesanuova
Tanti fedeli hanno salutato il parroco emerito, scomparso a 79 anni. Uomo di fede profonda, era capace di un ascolto sincero.
12/11/2018
Se affido alla penna alcuni pensieri non è certo per immortalare una creatura umana, in questo caso un sacerdote che ha dato la vita per Cristo e il suo gregge, bensì per consegnare alla memoria quel seme di speranza, fede e carità che don Lino Coraini ha seminato a piene mani tra i suoi parrocchiani e nel clero mantovano.
Nato a Pietole di Borgo Virgilio il 5 giugno 1939 e consacrato sacerdote il 3 settembre 1967, don Lino ha trascorso gran parte del suo servizio pastorale a Borgochiesanuova di Mantova: arrivato nel quartiere come vicario nel 1977, nove anni dopo ne è divenuto parroco, dedicando molto impegno per la costruzione della nuova chiesa di San Filippo Neri e la formazione della comunità. In precedenza era stato vicario a Bondeno di Gonzaga e a Volta Mantovana.
Parroco emerito dal 2017, è morto per malattia alla casa di riposo di Rodigo il 7 novembre. La salma è stata esposta nella chiesa di Borgochiesanuova, dove ha ricevuto la visita di numerose persone, che si sono raccolte in preghiera anche nel giorno dei funerali (9 novembre). Ripercorrendo gli anni dell’amicizia umana e spirituale che mi hanno legato a don Lino, emergono alcuni ricordi in modo spontaneo, relativi soprattutto alla sua timidezza nel primo impatto con le persone, unita però alla sua capacità di ascolto sincero che subito ti metteva a tuo agio e ti ispirava sicurezza e fiducia nelle parole di incoraggiamento che ti rivolgeva. Ti rendevi conto che in quel dialogo fraterno c’eri solo tu di fronte a lui e che non prestava attenzione ad altro se non a te.
Non l’ho mai sentito pronunciare giudizi temerari o negativi su persone, preti, parrocchiani: il suo giudizio era sempre mitigato e spesso accompagnato da una preghiera. Soprattutto nei molteplici ritiri spirituali ho avuto modo di apprezzare la sua fede profonda nelle ore dedicate alla preghiera, nel sostare in adorazione davanti all’Eucaristia. Talvolta, quando mi recavo da lui, non lo trovavo in canonica, bensì tra i banchi della chiesa (per la quale ha dato tempo, vita e aiuto economico consistente) in compagnia di Gesù con la corona in mano o il breviario, un libro di meditazione o di studio.
A questo proposito vengono in mente le parole di padre Pio che, alla domanda pungente: «Chi sei tu?», rispondeva: «Io sono un povero frate che prega». Infine, desidero proporre una citazione del poeta francese Alphonse de Lamartine (1790–1869), in cui, chi ha incontrato e conosciuto don Lino, può benissimo ravvisare, tra riga e riga, sfumature e riferimenti di una grande attualità: «In ogni parrocchia tu trovi un uomo che non ha famiglia, ma che appartiene alla famiglia di tutti, il quale viene chiamato come testimone, come consigliere negli atti più solenni della vita. Senza di lui non si nasce, né si muore; accoglie l’uomo dal grembo materno e lo accompagna oltre la tomba; benedice la culla, consacra il talamo nuziale, il letto di morte e la bara. È un uomo che i fanciulli si abituano ad amare, a venerare perché dalle sue parole imparano ad amare Cristo. È un uomo che anche quelli che non lo conoscono chiamano padre». Quest’uomo è il parroco.
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