Visto con i nostri occhi
L'«abito nuovo» per i giovani
A Guidizzolo la nona edizione del FestivArt. Duecento ragazzi si sono confrontati sul tema del Battesimo. Con loro il vescovo che ha ricordato l'importanza di «proteggere» il proprio corpo
07/05/2018
Una giornata animata da fede, arte e tantissimi giovani. Sabato 5 maggio Guidizzolo ha vissuto la nona edizione di «FestivArt». Dodici parrocchie, 200 ragazzi, 50 educatori, una cinquantina di volontari a collaborare per l’evento. «Le attività sono iniziate ancora prima del 5 maggio - spiega uno degli organizzatori, Lorenzo Arcari -, abbiamo invitato i ragazzi delle parrocchie che volevano partecipare a creare un loro manichino. La scelta del soggetto sta nel titolo di questa edizione “Vestiti di nuovo” che ha una doppia valenza. A partire dal passo della Genesi, dato a tutti gli educatori, la proposta di FestivArt quest’anno si è sviluppata sul tema dell’abito, in memoria di quella veste del Battesimo con la quale siamo stati rivestiti in e per Cristo. Questo modello va contro la mentalità del mondo, c’è qualcosa che va oltre la moda: in Cristo troviamo il vero modello».
Vestirsi di nuovo o rivestirsi della vera luce, allontanando la convenzione o il giudizio, che, spesso, vincolano e nascondono l’abito cristiano. «Un festival che vuole richiamare l’arte cristiana all’interno delle parrocchie - spiega Lorenzo -. Il nostro fine è quello di far imparare un’arte per poterla riproporre. Ma soprattutto è un punto d’incontro tra le varie realtà della diocesi. Troppe volte ci fermiamo a riflettere e pregare, ma i giovani sono un po’ disinteressati. La manualità, l’arte, i laboratori servono a creare comunità. I cristiani non sono pochi ma è come se fossero nascosti. In questo modo riscopri il bello di essere cristiano, di vedere che tutti abbiamo in comune la nostra fede».
Dalle 15 fino alle 23 l’evento è stato pensato per far vivere una giornata in compagnia dell’intreccio tra credo e arte. Alcuni laboratori, per la maggior parte nuovi rispetto agli anni precedenti, erano incentrati sul tema del “Vestirsi di nuovo” come il laboratorio di cucito, la possibilità di creare la propria maglietta o il lavoro a maglia. Parte importante della giornata, la preghiera tenutasi alle 16 in chiesa, con il vicario parrocchiale don Nicola Sogliani e il vescovo Marco Busca, rimasto in compagnia dei ragazzi per un’ora circa.
Durante il momento di riflessione si sono ricordate le promesse battesimali e si è compiuto il gesto di far indossare una veste bianca a un ragazzo con un abito tutto nero simbolo del passaggio da una vita di peccato a una vita di grazia. «Alla vostra età - riflette il vescovo durante il momento di preghiera - è importante un atteggiamento di pudore. È molto importante. Il pudore significa che Dio è dentro di me, e che è un valore che non voglio tradire. Proteggo il mio corpo e proteggo il corpo degli altri perché non diventi soltanto un oggetto da usare in maniera sensuale. È importante per noi cristiani come ci vestiamo. Perché non mi vesto per stuzzicare in te la sensualità ma io mi vesto per ricordare a te ciò che siamo e ciò che tutti noi abbiamo dentro: quella luce che è la purezza, e che perciò, ciascuno di noi, è amato da Dio».
Dopo le parole del vescovo Marco si è entrati nel vivo dell’evento con l’assegnazione dei vari laboratori. Ad ogni ragazzo è stato dato un braccialetto che attribuiva l’attività al giovane. «La decisione di non far scegliere il laboratorio al ragazzo è voluta - spiega Lorenzo -, abbiamo pensato che fosse bello assegnare il laboratorio in “segreto” in modo da invitare il giovane a mettersi in gioco e sperimentare qualcosa di nuovo, forse anche di inaspettato». Dopo i laboratori, come da programma, è proseguita la giornata con la cena conviviale organizzata da diverse associazioni ed enti, che si è conclusa con musica, esibizioni e band portando a termine l’edizione annuale, organizzata fin dalla fine di ottobre.
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