Visto con i nostri occhi
L'acqua ha i suoi problemi
Il governo del sistema idrico da sempre occupa un ruolo chiave nel controllo del territorio. Occorre gestire un bene indispensabile per l'agricoltura, l'industria e i trasporti
20/11/2017
La nostra terra di pianura è viva grazie all’acqua che, come un sistema venoso, si dirama in modo capillare fin nel più piccolo angolo di campagna. Mantova si specchia da sempre nei suoi laghi: senza di essi, in passato non sarebbe stata così ben difesa e, oggi, così fotografata dal ponte di San Giorgio. Nella Bassa, il Po scorre lento fra racconti leggendari e nuove opportunità industriali. Il governo delle acque da sempre ha occupato un ruolo strategico nella gestione di questo territorio. L’acqua è indispensabile per la vita, per l’agricoltura, per l’industria e anche per i trasporti, ma è appunto necessario governarla, gestirla, curarla. La complessa legislazione italiana assegna questi compiti a una pluralità di soggetti e di enti: si va dall’Aipo (Agenzia Interregionale per il Po) che gestisce le portate dei vari bacini idrici, all’Arpa, che ne monitora la qualità, dalle Province, con diversi compiti in materia ambientale, fino ai Consorzi di Bonifica e ai gestori del Servizio idrico integrato (le vecchie aziende municipalizzate).
Oggi, uno dei temi più caldi è quello del nuovo depuratore che dovrebbe servire la sponda bresciana del lago di Garda. Le ipotesi sono due: farlo a Lonato (preferita dai mantovani), o a Visano (ben vista dai bresciani). Le acque depurate andranno a finire comunque nel Chiese e quindi nella nostra provincia. Per questo, i sindaci dei comuni mantovani limitrofi hanno chiesto di poter essere coinvolti nella fase progettuale insieme alla nostra Provincia. Si preferirebbe Lonato perché, essendo più a monte, consentirebbe di utilizzare le acque depurate per scopi irrigui in un’area molto più vasta, con evidenti benefici per l’economia dell’area (e anche per l’ambiente). Purtroppo, fino a questo momento, la partita si sta giocando tutta tra Regione Lombardia e Provincia di Brescia.
Il nuovo depuratore avrebbe comunque ricadute positive per un’ampia area della provincia, quella attraversata dal Mincio: verrebbe alleggerito di molto il carico sul depuratore di Peschiera, che oggi tratta le acque di tutti i comuni gardesani. Questo permetterebbe di ridurre al minimo uno dei problemi storici di quel depuratore, vale a dire le acque di sfioramento: in occasione di piogge abbondanti o di livelli del lago troppo alti, esse bypassano il depuratore e vengono scaricate nel Mincio senza alcuna filtrazione, mescolandosi a quelle trattate. Tutto perfettamente legale, ma frutto di un sistema di collettamento vecchio e insufficiente a gestire il carico di un’area che durante la stagione estiva è abitata da decine di milioni di utenti. Con la divisione della portata tra due depuratori, gli sforamenti verrebbero decisamente limitati.
Bisogna dire però che la scarsa qualità delle acque del Mincio e quindi dei laghi di Mantova non deriva solo da ciò che ci passa Peschiera, anzi. È molto più rilevante la gestione dei canali irrigui che attingono l’acqua dal Mincio e la distribuiscono in una vasta area agricola nell’alto e medio Mantovano. Canali come il Goldone, la Seriola Marchionale e l’Osone, quando ritornano nel Mincio, più o meno a Rivalta, peggiorano decisamente la qualità dell’acqua, in quanto portano con sé un forte carico di materiali organici e chimici legati proprio all’attività agricola. Una migliore gestione del territorio, il rispetto delle obbligatorie fasce tampone sulle rive dei canali e una più precisa manutenzione anche del reticolo idrico secondario da parte dei comuni, migliorerebbe sensibilmente anche questo aspetto. Il contratto di fiume, che coinvolge tutti gli enti e i comuni interessati, dovrebbe portare ad azioni concrete in tal senso.
Infine parliamo dell’acqua potabile che ci arriva in casa. A circa un quarto dei mantovani non arriva in casa alcuna acqua potabile: il 25% degli abitanti della provincia, infatti, continua a utilizzare il pozzo domestico per tutti gli usi. Purtroppo, l’acqua delle nostre falde non è di grande qualità e presenta quasi sempre concentrazioni di arsenico superiori ai limiti di legge. L’arsenico, che non proviene dall’inquinamento, ma ha origini endogene, è cancerogeno e per questo si rende necessario estendere la rete acquedottistica il più possibile, facendo ingenti investimenti ignorati in passato. La situazione dei gestori del servizio idrico a Mantova presenta delle caratteristiche del tutto particolari: la nostra provincia, infatti, è l’unica in Lombardia a non avere un gestore unico (ne abbiamo quattro). Questo rende il sistema debole, le società sono decisamente troppo piccole per poter fare gli investimenti necessari e portare l’acqua potabile nelle case di tutti i mantovani, posto che proprio la natura agricola del territorio, con tante case sparse, rende sostanzialmente impossibile il raggiungimento del 100%.
Si dice “facile come bere un bicchier d’acqua”. Ma non sempre è vero.
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