Visto con i nostri occhi
L'adozione trasforma la vita
Nel 2019, accolti in provincia ventiquattro bambini: la maggior parte proviene da Russia, India e Colombia. L’iter è complicato e l’attesa può durare anni
03/02/2020
Adottare un figlio è una scelta impegnativa. Vuol dire prepararsi a un iter burocratico che può durare anni, reso ancora più tortuoso da una burocrazia imprevedibile. Alla fine però la gioia ripaga dell’attesa e dà un senso più ampio alla vita di coppia. Negli ultimi anni, le domande di adozione sono andate progressivamente in calo: nel 2013 erano 55, l’anno scorso si sono fermate a 24. In compenso, il numero di bambini adottati ha avuto un trend variabile: appena 7 nel 2013, ha alternato momenti positivi e negativi (30 nel 2017), fino ai 24 del 2019. Anche se sono in aumento i bambini adottati italiani, la maggior parte è di origine straniera: arrivano soprattutto da Russia, India e Colombia.
«Prima di tutto i coniugi devono frequentare un corso di formazione – spiega Roberta Gonnelli, psicologa del Consultorio di Mantova – poi possono fare la richiesta ufficiale al Tribunale. In seguito, gli assistenti sociali compilano una relazione per valutare l’idoneità della coppia. La relazione viene inviata al Tribunale per il parere definitivo». Se il giudizio è positivo, i coniugi possono poi scegliere tra l’adozione nazionale e quella internazionale. «Nel primo caso la legge prevede l’affidamento a rischio giuridico – aggiunge Gonnelli –, durante il quale i genitori biologici possono fare ricorso. È un passaggio intermedio che complica le cose, perciò molti optano per le adozioni internazionali».
Lo scorso Natale ha avuto un sapore speciale per Matteo Carretta e la moglie Cinzia, 46 e 44 anni, di Mantova città: è stato il primo in cui hanno potuto abbracciare Leo Sang, il loro bambino adottato in Vietnam. «È pieno di gioia, buono e vivace – racconta Matteo –. Io e mia moglie abbiamo sempre desiderato adottare un bimbo e sei anni fa abbiamo intrapreso questo percorso. Abbiamo scelto il Vietnam perché facciamo volontariato in un’associazione che aiuta i bambini in India. L’Asia è una zona che conosciamo e che ci ha sempre interessati».
Scelto il Paese ci si affida a un ente che gestisce le procedure, poi non resta che attendere la comunicazione di un bambino disponibile all’adozione. «È successo ai primi di ottobre – ricorda Matteo –: è stata un’emozione forte. A inizio anno avevamo persino pensato di lasciare perché l’attesa era diventata pesante». A dicembre la coppia parte per Da Nang, in Vietnam, dove trovano Sang, dodici mesi appena, al quale decidono di aggiungere il nome italiano Leo. «L’abbiamo visto per la prima volta l’8 dicembre, due giorni dopo il suo primo compleanno – continua Matteo –. Siamo stati là due settimane poi siamo tornati tutti in Italia. Sono stati giorni bellissimi e mi sono reso conto di quanto ora la nostra vita si sia ulteriormente arricchita grazie a lui».
Da chi ha appena vissuto la gioia di stringere tra le braccia un figlio adottivo a chi ha affrontato questa esperienza sei anni fa. Alessandro Vezzani e la moglie Sara, 47 e 46 anni, residenti a Mantova città, nel gennaio 2014 hanno adottato Arsema Anna, bambina etiope che oggi ha sei anni. «La prima volta che l’abbiamo vista in Etiopia era dicembre 2013 – dichiara Alessandro –: era piccolissima e tenerla in braccio è stata un’emozione immensa. Poi siamo tornati là a gennaio per portarla in Italia. In quei primi giorni insieme ripensavo spesso al percorso che avevamo affrontato. È stato difficile ma ci ha permesso di rafforzare un legame con un Paese che già conoscevamo: l’Etiopia per noi è come un pezzo di casa».
Oggi Arsema Anna frequenta la prima elementare, cresce e sta bene: «Ha un carattere deciso e socievole – racconta Alessandro –. Anche se è piccola, ha già cominciato a fare domande sul suo passato. Noi cerchiamo di rispondere tenendo conto della sua età. È giusto che lei conosca la sua storia e vogliamo accompagnarla nel modo giusto». Alle coppie che stanno valutando l’idea di adottare un figlio, Alessandro lancia un messaggio: «Mi sento di incoraggiarle, è un’esperienza che cambia la vita. È normale avere un po’ di timore, ma l’importante è farsi trovare preparati e accogliere il bambino dandogli sempre affetto e amore».
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