Visto con i nostri occhi
«L'Africa interpella la nostra fede»
Bambini numerosi, donne alla ricerca di emancipazione, la presenza di Dio: il missionario don Sandro Barbieri è tornato a Mantova e racconta il suo servizio in Etiopia
03/02/2020
«Andare verso le periferie del mondo per trovare Dio». Un pensiero caro a papa Francesco, fatto proprio da don Sandro Barbieri, sacerdote della diocesi di Mantova, che da due anni è parroco in Etiopia ad Abol, piccolo centro a una ventina di chilometri dal capoluogo Gambela. Attualmente don Sandro si trova a Mantova. Ogni giorno sono previsti appuntamenti con gruppi parrocchiali e persone che con lui hanno vissuto momenti di fraterna amicizia. Il suo rientro in missione è previsto per il 13 febbraio.
Domenica 26 gennaio, don Sandro ha celebrato la Messa presso la comunità di San Silvestro di Curtatone, dove è stato parroco: «Sono tornato per testimoniare che Dio c’è anche ad Abol –ha detto –. Non smetterò di ringraziare il Signore per tanta grazia che sto vivendo, pur nella fatica e nelle difficoltà. Sono convinto che l’Africa ci provocherà sempre più per rinnovarci come Chiesa mantovana». Poi ha aggiunto: «Lo stesso Gesù ha scelto la periferia. Non è forse partito dalla Galilea anziché da Gerusalemme per iniziare la sua missione, incontrando i primi discepoli?».
Parlando della sua esperienza in Etiopia: «Vivo in una realtà piena di bambini. Sono circa trecento quelli presenti al catechismo del sabato mattina. Alla fine distribuisco loro i biscotti. Mi rallegrano molto mentre li vedo condividere il meritato premio con i bambini che non hanno potuto riceverli. Nei villaggi si vive di poco ma è quanto basta per loro. A differenza del mondo occidentale, nessuno mette in discussione la presenza di Dio e poco importa che ci siano ortodossi, cattolici e protestanti. Per non parlare degli sguardi gioiosi di tante donne durante i momenti liturgici, specie quando possono indossare le loro vesti pulite e profumate».
Da qui una domanda che don Sandro pone a tutti noi: «In tutti questi segni del popolo etiope come non intravedere nuovi stimoli per una fede rinnovata anche nelle parrocchie mantovane?». Ma l’Africa è anche un mondo molto diverso dal nostro. Non è facile capire i tempi e i modi della presenza di Dio. «Con i miei fratelli anuak – ha affermato il missionario –, credo ci sia una fatica reciproca: io di capire loro e loro di comprendere me. Mostrare loro ciò che può essere bello, possibile, a portata di mano non sempre smuove volontà e cuore per portare avanti certe iniziative».
Ad Abol vige la poligamia per cui l’uomo paga per avere una o più mogli. Spesso le donne rimangono a vivere nelle famiglie d’origine, anche se il marito può liberamente incontrarle. Si può parlare di famiglia allargata con un’educazione dei figli che avviene all’interno del villaggio con tutto il clan. «Quelle che da noi passano per coppie separate, divorziate e risposate sarebbero più che “regolari” in Africa – ha detto don Sandro –. I genitori non seguono il cammino spirituale dei figli. I bambini non sono abituati a essere abbracciati e coccolati. Si diventa cattolici e si ricevono i sacramenti per scelta personale. Si tratta di ragazzini comunque in grado di capire: in fondo, per loro, diventare cattolici significa sentirsi dentro la nostra missione, andare a scuola, giocare e talvolta mangiare. L’impegno della comunità cattolica è quello di avere una scuola che minimamente funzioni, rispetti gli orari, insegni, abbia classi non troppo numerose, crei un legame con la famiglia, insegni l’igiene e la tutela della salute, educhi alla pace e alla condivisione tra etnie, dia una colazione adeguata».
«Mi sono ormai abituato – ha concluso – a vedere il bicchiere “mezzo pieno”, mettendo in secondo piano le mancanze che comunque sono evidenti. Quanta soddisfazione, poi, nel vedere le bambine imparare, in una società dove la donna conta poco, spesso è relegata al lavoro di casa e nei campi, a procacciare il mangiare, ad accudire bambini e anziani. Vedere bambine che vincono la loro timidezza e il senso di inferiorità è bellissimo». Proprio la fatica quotidiana e il desiderio di rendere grazie a Dio possono giustificare questa semplice ma profonda invocazione più volte ripetuta da don Sandro: «Spesso, prima di coricarmi, prego così: caro Dio, oggi quello che potevo fare l’ho fatto, adesso pensaci tu, perché non sono solo figli miei ma anche tuoi».
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