Visto con i nostri occhi
L'Amazzonia di padre Corrado
Il sacerdote mantovano svolge il suo servizio tra gli yanomami, in un’area del Brasile verso il Venezuela. Ha partecipato al Sinodo dei vescovi come uditore
04/11/2019
L’Amazzonia brucia: quelle drammatiche immagini sono rimbalzate nelle nostre case attraverso la televisione. Nella vastissima regione dell’America del Sud – sei milioni di chilometri quadrati in nove Paesi con oltre trentatré milioni di abitanti – è in atto un processo di sfruttamento capitalistico di enormi proporzioni. Si incendiano le foreste per estendere l’allevamento dei bovini. E poi si dà spazio a monocolture di soia, al taglio degli alberi per venderne il legname, all’estrazione di minerali, con i garimpeiros che vanno in cerca di oro. «Abbiamo avuto la grazia di ascoltare le voci dei poveri e di riflettere sulla precarietà delle loro vite, minacciate da modelli di sviluppo predatori», ha detto papa Francesco durante l’omelia della Messa che, nella mattinata di domenica 27ottobre, nella basilica di San Pietro, a Roma, ha concluso il Sinodo dei vescovi per l’Amazzonia. «Eppure, proprio in questa situazione – ha aggiunto –, molti ci hanno testimoniato che è possibile guardare la realtà in modo diverso, accogliendola a mani aperte come un dono, abitando il creato non come mezzo da sfruttare ma come casa da custodire, confidando in Dio».
Alla Messa con papa Francesco era presente anche padre Corrado Dalmonego, 43 anni, originario di Sant’Antonio di Porto Mantovano. Padre Corrado, sacerdote dei missionari della Consolata, ha partecipato al Sinodo come uditore poiché svolge il suo servizio nella diocesi di Roraima, accanto agli yanomami, un popolo indigeno che abita un ampio territorio sulla frontiera del Brasile con il Venezuela. Terminata la Messa con il Papa, il missionario ha preso il treno e ha raggiunto Mantova, dove, alle ore 17,nell’aula magna del Seminario, lo attendeva un vastissimo pubblico per ascoltare la sua testimonianza. L’iniziativa è stata organizzata dal Centro missionario diocesano. «Appena arrivato al Sinodo mi sono sentito un po’ perso... Io provenivo dalla foresta, dove da circa dodici anni vivo insieme agli yanomami – ha confidato padre Corrado –. Durante i lavori sinodali mi sono stati concessi quattro minuti di intervento, nei quali ho sottolineato l’importanza del creato (contemplarlo è una grazia!) e della molteplicità delle culture presenti in Amazzonia. Ho aggiunto un altro aspetto: per la Chiesa è una ricchezza porsi in dialogo con altre culture e il dialogo è una dimensione fondamentale per l’annuncio del Vangelo».
Padre Corrado, dopo aver ricordato al pubblico mantovano lo sfruttamento intollerabile cui è sottoposta oggi l’Amazzonia, ha evidenziato le cinque parti del documento finale del Sinodo, che richiamano ad altrettante “conversioni”: integrale, pastorale, culturale, ecologica e sinodale. È nei desideri di papa Francesco pubblicare un’esortazione apostolica entrola fine del 2019, mentre verrà creato un organismo ecclesiale regionale per l’Amazzonia, allo scopo di giungere a scelte per la Chiesa universale.
Ci sono alcuni aspetti del documento finale che, più di altri, hanno richiamato l’attenzione di padre Corrado. «La Chiesa è alleata delle comunità amazzoniche, difende i loro diritti alla vita, alla terra e alla cultura, rifiutando un annuncio del Vangelo in stile colonialista e il proselitismo», in favore invece di un annuncio inculturato, ha detto. Lo ha colpito anche la proposta di definizione del “peccato ecologico” inteso come «un’azione o un’omissione contro Dio, il prossimo, la comunità e l’ambiente».
Nel documento conclusivo si fa riferimento anche all’elaborazione di un rito liturgico amazzonico e si sottolinea “l’ora della donna”, ha ricordato padre Corrado. «Il Sinodo ha messo in luce come dalle numerose consultazioni in Amazzonia sia stato sollecitato il diaconato permanente per le donne, tema molto presente durante i lavori in Vaticano. Il desiderio dei partecipanti all’assemblea è quello di condividere le riflessioni emerse finora con la Commissione di studio sul diaconato delle donne creata nel 2016 da papa Francesco e attenderne i risultati». Del resto, ha concluso il missionario mantovano, in certi villaggi il sacerdote arriva una volta all’anno o ogni due anni: è giunto il momento di saper valorizzare in modo più adeguato i cristiani laici.
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