Visto con i nostri occhi
L'anno che verrà
Difficile fare previsioni sull'anno appena iniziato, vista la rapida e convulsa turbolenza che caratterizza i nostri tempi. Forse è meglio riflettere su cosa ha “portato in pancia” il 2016 che si è chiuso e tentare di scorgerne le possibili evoluzioni.
04/01/2017

Paolo Lomellini

Difficile fare previsioni sull’anno che verrà, vista la rapida e convulsa turbolenza che caratterizza i nostri tempi. Del resto indovini e oroscopi, anche se molti non ne sono ben consapevoli, sono tra le cose più lontane e fuorvianti per la coscienza cristiana. Più utile forse riflettere su cosa ha “portato in pancia” il 2016 che si è chiuso e tentare di scorgerne le possibili evoluzioni.
A livello mondiale la crescita degli elementi conflittuali di divisione e scontro sembra purtroppo un dato patologico acuto e ormai cronicizzato. Di più c’è da segnalare una progressiva anestesia delle coscienze: indifferenza e cinismo sino a rancore e odio si diffondono nell’immaginario collettivo, impossessandosi di un grande numero (temo crescente) di persone su scala planetaria. Il discorso del Papa per la Giornata Mondiale della Pace può essere visto da molti, in questa logica, come un discorso “buonista” fatto da un sognatore e che quindi non serve ad affrontare gli attriti tumultuosi della storia dei nostri giorni. E invece il discorso del Papa, a ben riflettere, è il più realista di tutti. Se non si spezza la logica per cui la violenza chiama violenza e al male si risponde con altro male allora entreremo sempre più in un circolo vizioso. Occorre qualcuno che abbia il coraggio profetico di rompere questa spirale perversa.
A livello nazionale abbiamo un governo nuovo nato giusto sul finire dell’anno dopo la bocciatuta del referendum costituzionale. Abbiamo davanti, rispetto il precedente esecutivo, uno sfondo di continuità con qualche pennellata di novità, il tutto con contorni molto sfumati e con flebili tinte pastello. La novità principale sembra, come sottolineano molti commentatori, una nota di stile prima ancora di sostanza. Lo stile discreto, pacato e dialogico di Gentiloni molto distante dalle esuberanze di Renzi. Si dice che questo cambio di stile possa diventare una cifra caratteristica della politica nostrana nel prossimo futuro: potrebbe essere una buona notizia. Nel frattempo nebbia fitta sulla nuova legge elettorale e la tempistica delle prossime elezioni. Nei giorni successivi al referendum si strepitava, da più parti, che la legge elettorale si poteva fare in pochi giorni e andare al voto in poche settimane. Poi toni sempre più smorzati sino al quasi totale silenzio (o vuote dichiarazioni di circostanza per prendere tempo). Già, nebbia fitta per noi comuni cittadini: dobbiamo, come per il meteo, attendere i tempi dovuti perché la nebbia si dissolva e sia possibile intravedere quali orizzonti ci stiano davanti.
A livello locale la nostra Mantova è ormai ex-Capitale della Cultura. Un anno positivo e bello: più turisti, più pernottamenti, più eventi. Attendiamo qualche numero ufficiale per valutare l’impatto quantitativo sul nostro territorio. Se è concessa una qualche nota appena appena fuori dal coro, consiglierei un po’ più di misura nelle celebrazioni trionfalistiche. Non si tratta di un dato strutturale e non è per niente detto che gli effetti siano duraturi nel tempo, anzi. Se questa iniziativa della Capitale della Cultura resterà in piedi fra vent’anni avremo altrettante ex-Capitali della Cultura (“il cielo dei poeti è un po’ affollato di questi tempi…” per citare Francesco Guccini). Insomma diamo pure fiato al turismo culturale ed enogastronomico ma evitiamo di idolatrarlo troppo frettolosamente l’architrave del territorio mantovano dei prossimi decenni.
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