Mantova cultura 2017
L’Arena torna “al tempo delle favole” con Turandot
Nell’anfiteatro veronese va in scena la bellezza mozzafiato della regia di Franco Zeffirelli. Sul podio Andrea Battistoni
23/07/2016
Turandot di Giacomo Puccini è stata inscenata per la prima volta in Arena nel 1928 ed è stata rappresentata nell’anfiteatro veronese per diciotto Stagioni in dieci diversi allestimenti. Nel corso di questo 94° Opera Festival, debutta sabato 23 luglio alle ore 21 e viene replicata in cinque serate: 27 luglio (ore 21.00) - 12, 19, 25 agosto (ore 20.45). Regia e scenografie sono del M° Franco Zeffirelli, i costumi del premio Oscar Emi Wada e sul podio sale il M° Andrea Battistoni.

Il celeberrimo allestimento di Franco Zeffirelli, di bellezza mozzafiato, presenta quella grandiosità indispensabile nei grandi spazi areniani e riporta all’immaginario favolistico della Cina imperiale. La vicenda infatti si svolge “A Pekino, al tempo delle favole”. La tensione drammaturgica è in continuo crescendo, fino a culminare negli enigmi che Turandot sottopone a Calaf, dove è in gioco la vita stessa. Ad attendere la lunga fila di sconfitti c’è infatti il boia. L’ultimo pretendente alla sua mano, invece, riesce a risolvere gli indovinelli e con la forza del suo amore scioglie il cuore della Principessa di gelo.

Puccini riceve la prima stesura del libretto, di Giuseppe Adami e Renato Simoni, nel Natale del 1920. Quello che diventerà un dramma lirico in tre atti e cinque quadri, comprende inizialmente solo due atti. Scrive lo stesso Puccini: «Il duetto [tra Calaf e Turandot] per me dev'essere il clou - ma deve avere dentro a sé qualcosa di grande, di audace, di imprevisto e non lasciar le cose al punto del principio [...] Potrei scrivere un libro su questo argomento». E continua: «Il duetto! Il duetto! tutto il decisivo, il bello, il vivamente teatrale è lì! [...] Il travaso d'amore deve giungere come un bolide luminoso in mezzo al clangore del popolo che estatico lo assorbe attraverso i nervi tesi come corde di violoncelli frementi». I librettisti rispondono alle richieste di revisione con estrema lentezza e il compositore è sempre più preoccupato, consapevole del peggiorare del suo stato di salute. Morirà a Bruxelles il 29 novembre 1924, lasciando l’opera incompiuta. La partitura arriva fino alla morte di Liù e del finale esiste solamente una prima bozza che viene utilizzata da Franco Alfano per comporre un finale che da sempre suscita polemiche.

La "prima" di Turandot ebbe luogo il 25 aprile 1926 al Teatro alla Scala di Milano sotto la direzione di Arturo Toscanini, il quale sospese l'esecuzione a metà del terzo atto, due battute dopo il verso «Dormi, oblia, Liù, poesia!», poggiò la bacchetta al leggio e si rivolse al pubblico: «Qui termina la rappresentazione perché a questo punto il Maestro è morto.» La sera seguente l'opera venne replicata, sempre sotto la direzione di Toscanini, includendo anche il finale di Alfano.

Nel ruolo della principessa Turandot vedremo Oksana Dyka (23, 27/7 – 19, 25/8) e Tiziana Caruso (12/8); nell’audace Calaf si avvicenderanno Dario Di Vietri (23, 27/7 - 12/8) e Carlo Ventre (19, 25/8). Il re tartaro Timur avrà la voce di Carlo Cigni, mentre la dolce Liù sarà impersonata da Elena Rossi (23, 27/7 – 12/8) e Donata D’Annunzio Lombardi (19, 25/8). I tre ministri saranno interpretati da Federico Longhi (23, 27/7 – 12/8) e Marcello Rosiello (19, 25/8) per la parte di Ping, Francesco Pittari per quella di Pong e Giorgio Trucco per Pang. L’Imperatore Altoum sarà Cristiano Olivieri, il Mandarino sarà Paolo Battaglia e Il Principe di Persia Michele Salaorni.

Il M° Marco Tonini dirige il Coro di Voci bianche A.d’A.MUS. I movimenti coreografici sono di Maria Grazia Garofoli.

Foto Ennevi





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