Visto con i nostri occhi
Lavoro, la sicurezza resta lontana
In provincia tra gennaio e febbraio ci sono stati quattro incidenti mortali, l’anno scorso uno. Intervista a Dino Perboni, segretario della Cisl: «Non basta fare i controlli, serve prevenzione»
06/05/2019
Anno nuovo, tendenza vecchia e per nulla positiva: nel Mantovano si continua a morire a causa del lavoro. In base ai dati diffusi dall’Inail, nei primi due mesi del 2019 gli infortuni mortali avvenuti in provincia sono stati quattro; nello stesso periodo dell’anno precedente se n’era registrato solo uno. Va detto, per precisione, che solo in due casi la vittima era effettivamente all’opera, mentre gli altri due riguardano infortuni “in itinere”, cioè avvenuti nel tragitto tra casa e il luogo di lavoro. Dettagli che non cambiano la sostanza: in Lombardia, solo Milano ha registrato più vittime (5). La situazione preoccupa ed è confermata anche per quanto riguarda infortuni (871, +2,5%) e malattie professionali (30, +20%). «Il trend è ancora negativo, anzi peggiore rispetto all’anno scorso – afferma Dino Perboni, segretario provinciale della Cisl –. Emerge un problema legato sia alla sicurezza delle aziende, sia al tragitto verso il luogo di lavoro, che riguarda la condizione delle strade e la viabilità».
Tra i settori più a rischio ci sono l’edilizia, la meccanica e l’agricoltura. Movimento di carichi pesanti, attività svolte su tetti o impalcature, uso di strumenti o macchine da taglio: elementi che possono mettere in pericolo. «C’è una generale sottovalutazione del rischio – continua Perboni – che porta a non adottare correttamente le misure di sicurezza. Gli infortuni mortali, in particolare, sono determinati dalla mancata applicazione di normative o strumenti, per negligenza o imperizia. Le malattie, invece, spesso sono dovute a posture e comportamenti sbagliati. Alla base c’è la scarsa prevenzione, perciò stiamo promuovendo attività di sensibilizzazione».
Una delle più recenti è la campagna “Io lavoro in sicurezza”, tramite cui sono stati raccolti circa duecento questionari anonimi per “fotografare” la situazione vissuta nelle aziende mantovane. Il 27% del campione ritiene il proprio luogo di lavoro «poco o per nulla sicuro», mentre il 20% non ha mai svolto corsi di formazione sulla sicurezza in azienda. Per quanto riguarda l’uso di dispositivi di protezione, il 15% degli intervistati afferma di non averli ricevuti e il 12% dichiara che sono presenti, ma non vengono sostituiti se usurati. Poco confortante è anche l’opinione legata agli organi di vigilanza: il 43% dei lavoratori la valuta «scarsa» o «pessima». Insomma, all’interno delle aziende mantovane non si fa certo a gara per investire sulla sicurezza. In molti casi è vista come una mera questione burocratica prevista dalla legge, o addirittura come un costo da ridurre.
Incide di più l’aspetto culturale o quello economico? È difficile dare una risposta. Tuttavia, anche ragionando solo in termini economici, investire nella sicurezza sul lavoro dovrebbe essere una priorità per tutti. Basti pensare che, a livello nazionale, nel 2016 il costo complessivo annuale per infortuni e malattie professionali era stimato in 45 miliardi di euro (superiore al 3% del Pil), di cui 6,2 miliardi direttamente a carico dell’Inail. Tali valori considerano risarcimenti e pensioni di invalidità per le vittime, pagate dalle aziende o dallo Stato e che quindi hanno ricadute sui singoli cittadini. Il costo (al ribasso) è stata ricavata in base all’andamento nel tempo degli infortuni sul lavoro: 1.740 al giorno, di cui almeno due mortali. La stima fatta all’epoca resta attendibile, se si pensa che nel 2018 sono stati denunciati 1.756 infortuni al giorno, di cui 3,1 mortali.
Proprio per questo, oggi più che mai è importante mettere al centro la sicurezza sul lavoro, ma dalle istituzioni arrivano messaggi poco incoraggianti. Nell’ultima legge di stabilità, infatti, il governo italiano ha tagliato le risorse annuali destinate agli incentivi per la prevenzione (-100 milioni di euro) e i premi per le aziende più virtuose e attente alla sicurezza (-50 milioni). E per quanto riguarda Regione Lombardia il clima non sembra migliore. «C’è stato un incontro con l’assessore Melania De Nichilo Rizzoli – spiega Perboni – ma finora non abbiamo notato alcun intervento concreto. Noi chiediamo di potenziare le strutture Ats, mettere più risorse a disposizione delle aziende e finanziare incontri di formazione». All’orizzonte c’è il nuovo piano pluriennale sulla salute e sicurezza del lavoro e serve un segnale deciso per diffondere maggiore attenzione sul tema. La sicurezza sul lavoro dev’essere una priorità per tutti: imprenditori, lavoratori e istituzioni. «Non basta fare controlli - conclude il segretario della Cisl -, serve una vera prevenzione».
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