Visto con i nostri occhi
L'Avvento è tempo per aprirsi al dono
Domenica 1º dicembre inizia il cammino verso il Natale, periodo «forte» che può essere coniugato in vari modi. Nella coppia è un invito a generare, in parrocchia sollecita a collaborare. L’amore ci rende fecondi
25/11/2019
Il tempo di Avvento è tempo di grazia che ci porta al Natale ed è nel contempo occasione per la Chiesa mantovana per riprendere alcune sottolineature del cammino annuale. L’Avvento, che inizia domenica 1ºdicembre, è attesa del Signore che viene e verrà, preparazione alla festa del Natale, segno del Signore che è venuto.
Concentrandoci sulla storia biblica di Elkàna e Anna, richiamata nel sussidio diocesano dell’anno pastorale, il tema della sterilità ci provoca nella fede: prima di tutto siamo chiamati a riconoscere che è il Signore che ci rende fecondi, venendo lui stesso a piantare la tenda in mezzo a noi. Nel tempo dell’attesa è anche utile, come comunità e come singoli, mettere davanti al Signore le nostre inadempienze e insieme il nostro impegno perché superiamo ogni forma di pigrizia e ravviviamo la fecondità e la bellezza di essere sposi e di essere parte della Chiesa, sposa di Cristo.
Riprendiamo i suggerimenti pubblicati sul sussidio (in particolare, le pagine 17 e 18) per dare concretezza al nostro discepolato. Dentro la vita delle coppie oggi è comunque una grazia incontrare persone che credono fermamente nella paternità–maternità. Non è scontato essere aperti alla vita. Ciò infatti che era scontato, oggi appare per molti aspetti una conquista, a volte un cammino che la coppia compie per aprirsi al dono della vita. La cultura, il modo di vivere spingono verso una mentalità egoistica che si ripercuote nella coppia: l’importante sembra il benessere dei due che si concretizza nel trovare momenti di tempo libero organizzati. Non si pensa all’evasione tout court, tuttavia non matura nella coppia la scelta della fecondità come elemento strutturale del rapporto.
Come comunità cristiane possiamo e dobbiamo fare di più, a cominciare dall’educazione affettiva degli adolescenti (la Pastorale giovanile e familiare sono in grado di proporre cammini con questo obiettivo) ma anche all’accompagnamento dei giovani sposi. In vista del corso di formazione unitaria ai ministeri (che inizierà il 9 gennaio nei sette vicariati) continuiamo a ripensare al ministero degli sposi dentro la comunità. Il loro servizio è primariamente dovuto al loro esserci. Essi sono segno dell’amore fedele del Signore, della fecondità di Dio nei nostri confronti e della fecondità della comunità cristiana che nel Battesimo genera nuovi figli.
Senza la presenza delle famiglie il nostro annuncio avrebbe difficoltà strutturali. Senza il sacramento del matrimonio, vissuto e scelto, il nostro agire nella Chiesa mancherebbe di un segno fondamentale: come annunciare il Dio buono che ci ama se non ci sono attorno a noi sposi che si vogliono bene? Come annunciare che Dio desidera costruire il futuro del mondo se non abbiamo bambini frutto della scelta d’amore dei genitori? Forse il ministero profetico della coppia è proprio scegliere di diventare genitori: generando si dà futuro al mondo, si guarda lontano, non ci si affossa sui problemi del presente. Il figlio diventa il modo per coniugare la vita al futuro, un futuro non costruito solo da noi, ma insieme a Dio.
Le nostre comunità, con la presenza dei genitori e dei loro figli, maturano una coscienza diversa di vita cristiana non affossata su chissà quali strategie, ma aperta spontaneamente alla pastorale post battesimale, mettendo al centro le giovani famiglie con i loro bambini. Quando poi qualcuna di queste famiglie si impegnerà direttamente nell’animazione potrà dare una scossa benefica alle nostre parrocchie che spesso rischiano di essere sterili, concentrate su se stesse e incapaci di aprirsi al territorio ecclesiale (Unità pastorali) e civile.
Il ministero sacerdotale delle coppie possiamo individuarlo nella donazione reciproca e verso i figli. Questa donazione rende ogni casa un santuario dove si celebra quotidianamente la liturgia dell’amore, amore virile dove ogni giorno si sceglie liberamente il bene dell’altro. Il ministero regale delle famiglie possiamo coglierlo nella capacità insita nei genitori di essere costruttori dell’ambiente in cui vivono. Essi infatti diventano costruttori di ponti nei luoghi che frequentano con i figli: la parrocchia, la scuola, il quartiere, le famiglie di origine. Certo, questo ministero familiare richiede anche, da parte loro, una conversione. Tutti infatti corriamo il rischio di bastare a noi stessi. Gesù che viene è per tutti appello all’apertura, al farsi prossimo, al vivere la fecondità e la creatività dello Spirito Santo
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