Visto con i nostri occhi
Le auto elettriche? Un futuro possibile grazie anche a un mantovano
Tra i tanti ricercatori che cercano vie alternative ai motori a combustione c’è Marcello Canova
09/04/2016

Roberto Dalla Bella

Tra Mantova e Columbus, capitale dell’Ohio negli Stati Uniti, ci sono in linea d’aria 7.259 km. Una distanza che non ha impedito a Marcello Canova, ingegnere meccanico 38enne originario di Suzzara, di realizzare i propri sogni: ora insegna presso la locale Ohio State University e coordina un team di giovani ricercatori. A La Cittadella ha raccontato la sua vita e i progetti in cui è coinvolto da vicino.

Com’è iniziato il tuo percorso negli Stati Uniti?
Ho studiato Ingegneria meccanica a Parma e, durante il dottorato, ho fatto un periodo all’estero alla Ohio State University. In seguito mi sono trasferito negli Stati Uniti e ho cominciato la mia carriera. Mi occupo di ingegneria meccanica e la mia ricerca si concentra sullo sviluppo tecnologico e sul miglioramento dell’efficienza energetica degli autoveicoli.

Oltre all’università, il tuo lavoro si svolge al Center for Automotive Research. Di cosa si tratta?
È un centro specializzato nel settore automobilistico e sviluppiamo progetti in collaborazione con l’industria americana. Lavoriamo nel campo delle tecnologie di veicoli elettrici, sistemi di controllo per motori, trasmissioni e veicoli ibridi e formiamo i giovani ingegneri che saranno le menti creative del futuro.

Nel 2012 hai avuto la possibilità di conoscere il presidente Obama. Cosa ricordi di quell’incontro?
È stata un’esperienza indimenticabile. Obama è venuto nella nostra università per tenere un discorso sulla sua politica energetica e ha visitato il centro trascorrendo un pomeriggio con noi. Ha voluto conoscere la nostra attività, ha incontrato gli studenti, ha visto i nostri progetti e abbiamo avuto modo di scambiare opinioni riguardo le sfide principali nel campo della tecnologia e delle nuove fonti di energia.

Si sente parlare spesso di motori elettrici o con altre fonti meno inquinanti. A che punto è la ricerca?
La tecnologia attualmente è all’avanguardia. I fattori che impediscono la diffusione dei veicoli elettrici sono due: il costo delle batterie al litio e la cosiddetta “range anxiety”, cioè la preoccupazione di non avere sufficiente autonomia. Secondo alcuni studi, ogni giorno la maggior parte delle persone fa circa 50-60 km in macchina, una distanza per cui un veicolo elettrico è assolutamente adeguato. Quando però acquistiamo una macchina, vogliamo poter fare anche viaggi lunghi, ma al momento non è possibile con l’alimentazione elettrica. La ricerca si sta concentrando su tecnologie di produzione e materiali che in futuro faranno scendere il costo della batteria a livelli tali per cui un veicolo elettrico sarà più conveniente sul mercato rispetto ad ora.

Facendo un paragone tra il mondo della ricerca in Italia e negli Stati Uniti, cosa si può dire?
È facile dire che all’estero è più semplice fare ricerca. In realtà, specialmente negli Stati Uniti, è un mondo molto competitivo, quindi c’è un bisogno costante di essere sempre aggiornati e ottenere risultati all’avanguardia. Richiede tanta preparazione e un impegno costante. L’università italiana è molto ben considerata, ma ciò che gli Stati Uniti offrono in più è la possibilità di collaborare effettivamente con le aziende e avere accesso a fondi di ricerca che in Italia sono complessi da reperire.

Il film “Il caso Spotlight”, sullo scandalo degli abusi di numerosi sacerdoti della diocesi di Boston, ha scosso l’ambiente cattolico americano. Qual è la situazione attuale?
Negli Stati Uniti esiste la separazione tra Stato e Chiesa e la gente è libera di praticare qualsiasi fede. Lo scandalo ripreso dal film è stato molto seguito e ha avuto forti conseguenze sulla popolarità della religione cristiana. Tuttavia, la comunità cattolica è rimasta forte: la partecipazione alla Messa è alta, la parrocchie sono ricche di fedeli e continuano a fare attività a beneficio di tutti.

Quella americana è una società dove convivono da tempo varie religioni. Rispetto all'Europa, dove solo adesso si sta affrontando il problema, qual è la situazione?
Gli Stati Uniti sono una nazione basata sull'immigrazione e l'accoglienza è un aspetto importante della loro cultura. Fondamentalismo e terrorismo sono fonti di grande preoccupazione e questi temi sono amplificati dalla campagna elettorale: la gente teme che queste politiche di ospitalità possano portare a un aumento della violenza. Personalmente, credo che l'approccio americano sia vincente per superare le divergenze culturali e spero che i fatti avvenuti in Europa non impediscano agli Stati Uniti di manifestare accoglienza e tolleranza alle popolazioni in difficoltà.

Chiudiamo con una domanda sull’Italia: cosa ti manca del nostro Paese e in cosa ti senti ancora mantovano?
Delle nostre tradizioni la cucina è quella che mi manca di più, anche perchè negli Stati Uniti è difficile trovare gli ingredienti giusti per i nostri piatti. Un'altra cosa che manca è l'accesso alla cultura: da noi ci sono ovunque teatri e musei da visitare, in America invece si fa più fatica a trovarne. L'Italia resta nel mio cuore e sono stato molto contento quando ho saputo che Mantova è stata scelta come Capitale della Cultura. Credo sia un riconoscimento meritato e spero possa portare tanti turisti a conoscere le bellezze del nostro territorio.

Nella foto: Marcello Canova, a sinistra, con il presidente Obama alla Ohio State University nel 2012
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