Visto con i nostri occhi
Le parrocchie e il coronavirus
L’emergenza ha cambiato i ritmi delle comunità: dalla preghiera in chiesa a quella personale. Una serie di interviste ad alcuni sacerdoti
02/03/2020
Le comunità cristiane mantovane stanno vivendo una Quaresima del tutto nuova, insolita, che provoca disorientamento tra i fedeli, soprattutto quelli più anziani. L’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus ha bloccato ogni attività religiosa, penalizzando proprio ciò che per i cristiani è il senso dell’essere Chiesa: la comunione. Sospesi funerali e Messe, come tutte le celebrazioni d’inizio Quaresima. Al posto della Messa esequiale in chiesa è previsto che il sacerdote accompagni la salma del defunto dalla casa al cimitero, dove viene proclamata una pagina del Vangelo, cui segue la benedizione e il commiato. «L’invito che rivolgiamo ai parenti – spiega don Luigi Milani, parroco di Guidizzolo, Solferino e Birbesi – è quello di far celebrare una Messa per il proprio defunto non appena possibile. Le persone capiscono la situazione, in questi giorni ho trovato molta comprensione».
I parroci hanno cercato di fare del loro meglio, partendo dal videomessaggio del vescovo Marco Busca, per essere vicini alle comunità e accompagnarle in questo difficile momento. Alcuni sacerdoti hanno utilizzato i social: a San Silvestro, per il Mercoledì delle Ceneri, la Messa celebrata a porte chiuse da don Cristian Grandelli, parroco dell’Unità pastorale di Curtatone, è stata trasmessa in streaming su YouTube. «L’esperienza ha avuto un buon seguito – dice – e viene ripetuta oggi, prima domenica di Quaresima, con la Messa delle 10.30 a San Silvestro. Ho preparato un volantino con alcune indicazioni. C’è anche il sussidio Se conoscessi per accompagnare le persone durante la Quaresima. Abbiamo invitato a seguire “Parola e vita”, il commento quotidiano delle suore Clarisse su WhatsApp, Telegram e sul sito www.parrocchiecurtatone.it».
Anche nell’Unità pastorale “La Riviera del Po”, che comprende nove parrocchie nel territorio di Sermide, i sacerdoti hanno preparato un video per comunicare con i parrocchiani sui social, promuovendo la visione della Messa del vescovo del 29 febbraio in streaming. «Le chiese restano aperte durante il giorno – spiega il parroco don Giampaolo Ferri –. La gente entra e si ferma per la preghiera personale. Quando celebriamo l’Eucaristia “in privato” suoniamo in contemporanea le campane di tutte le nove chiese: è un modo per far capire che la comunità è unita spiritualmente». Sulla stessa lunghezza d’onda anche don Alfredo Rocca: «Abbiamo diffuso messaggi di sostegno e di speranza alle comunità di Canneto sull’Oglio, Acquanegra sul Chiese e Mosio. Abbiamo celebrato le Ceneri e celebriamo la Messa della prima domenica di Quaresima a porte chiuse ma i fedeli sono invitati a unirsi spiritualmente in preghiera nelle loro case».
A Suzzara, il parroco dell’Immacolata, don Paolo Gibelli, ha preparato sussidi per approfondire la Parola di Dio quotidiana, così entrando in chiesa è possibile avere un supporto per la preghiera personale. Oltre al formato cartaceo, il sussidio è anche digitale e viene diffuso via email e i social. «Inoltre – afferma don Gibelli – ne abbiamo preparato uno per le famiglie, pensato per la prima domenica di Quaresima, che fornisce una traccia di preghiera da vivere in famiglia». A Goito è stato chiesto a tutti i cristiani dell’Unità pastorale “Mincio” di pregare il Rosario in famiglia. «Abbiamo pubblicato sul sito Internet la lectio divina che non si è potuta svolgere – dice il parroco don Marco Mani –. Chiediamo ai fedeli di seguire i video con le parole del vescovo. Noi sacerdoti, con la presenza delle suore, celebriamo la Messa della prima domenica di Quaresima alle 18 e invitiamo tutti a essere in comunione attraverso un momento di preghiera in famiglia. Utilizziamo i social per inviare comunicazioni ai vari gruppi parrocchiali».
Le chiese sono comunque rimaste aperte, per permettere a tutti la preghiera personale che si è intensificata. «Molte persone che incontro per strada –racconta don Giovanni Parise, parroco di Ceresara e Piubega –, soprattutto adulti e anziani, mi ricordano che una volta, in situazioni di particolari difficoltà, potevano fermarsi le attività, ma le chiese erano sempre aperte, anche di notte. Erano le prime a riempirsi di fedeli che nella preghiera si rivolgevano a Dio affinché li aiutasse eli proteggesse: ora accade il contrario. Quando vengono a mancare “certe cose”, se ne assapora maggiormente l’importanza e se ne apprezza ancora di più il valore». Le persone sono dispiaciute e sentono la mancanza della preghiera comunitaria, della Messa e del poter ricevere la Comunione. La situazione ha anche qualche effetto positivo: rinnovare il cammino di fede personale. «Abbiamo dovuto ridurre i nostri ritmi – dice don Grandelli – ma questo può aiutarci a fare le cose con più qualità. Abbiamo adisposizione più tempo per riflettere». Riflettere, approfondire, pregare: un invito che questa Quaresima rivolge a ognuno di noi, nell’attesa di tornare a vivere la comunione vera.
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