Visto con i nostri occhi
Le periferie aprono nuovi orizzonti
Per due giorni gli alunni del Redentore hanno approfondito un tema caro a papa Francesco, attraverso testimonianze e la visita al quartiere di Lunetta
18/02/2019
Periferie umane e periferie urbane. È un tema centrale nel magistero di papa Francesco quello scelto per la proposta formativa rivolta agli studenti delle classi quarte e quinte superiori degli Istituti Redentore. Il progetto formativo della scuola prevede che, all’inizio del nuovo quadrimestre, le lezioni ordinarie vengano sospese per due giorni, per dedicarsi all’approfondimento di una tematica specifica. Dopo aver affrontato l’editoria, il lavoro e l’economia, quest’anno è stata la volta delle periferie. Il percorso, ideato dai sacerdoti che prestano servizio come insegnanti all’interno dell’istituto, si è sviluppato nei giorni di giovedì 7 e venerdì 8 febbraio. La prima mattinata è stata dedicata alle “periferie umane”, cioè alle situazioni di povertà, marginalità ed esclusione sociale che caratterizzano la nostra realtà cittadina e provinciale. I ragazzi, divisi per classe, hanno riflettuto e discusso a partire da alcuni testi tratti dalla letteratura contemporanea e dagli interventi del pontefice. Ulteriori stimoli sono arrivati dalla proiezione del film Quanto basta di Francesco Falaschi, che racconta, con ironia e profondità, la storia del riscatto di un giovane autistico, attraverso la sua passione per la cucina. Quindi, riuniti in assemblea, gli studenti hanno incontrato la dott.ssa Silvia Canuti, direttrice della Caritas diocesana, accompagnata da Youssef, un giovane profugo originario del Mali che, dopo essere giunto in Italia quattro anni fa a bordo di un barcone, oggi lavora come operatore all’interno della Caritas stessa. È stata questa l’occasione per conoscere le attività caritative messe in campo dalla nostra diocesi e, soprattutto, per affrontare il tema dell’immigrazione a partire dalla viva voce di un testimone, lontano dai superficiali pregiudizi che spesso caratterizzano il dibattito pubblico. L’urgenza di passare dalla “teoria” delle discussioni alla “pratica” della conoscenza e dell’esperienza sul campo ci ha portato, il giorno successivo, nel quartiere suburbano di Lunetta. Un luogo che, nella considerazione dei mantovani, è spesso sinonimo di degrado. Un preconcetto, in verità, ampiamente smentito dalle visite e dagli incontri proposti nel corso della mattinata. La prima tappa ha portato i novanta partecipanti all’interno della chiesa di Gesù Buon Pastore, un moderno edificio di culto eretto una decina di anni fa nel cuore del quartiere. Qui, suor Annarita Cipollone e le altre suore Pastorelle che vi abitano e lavorano, hanno illustrato ai ragazzi il senso della loro presenza, come segno della cura di Gesù Cristo verso l’intero gregge e, ancor di più, verso coloro che, come la pecorella smarrita della parabola, si sono allontanati o sono stati esclusi dalla comunità. Quindi, nel nuovo Centro di aggregazione giovanile, gli studenti hanno trovato ad attenderli due assessori del Comune di Mantova, Nicola Martinelli e Andrea Murari. Il primo, da sempre attento e coinvolto nelle dinamiche sociali del quartiere, ne ha narrato la storia a partire dalla sua costruzione negli anni Settanta e Ottanta, evidenziandone le problematiche, ma soffermandosi soprattutto sulle risorse del presente e le sfide del futuro. Murari invece, affiancato da Giulia Gilberti, ha accompagnato il gruppo per le strade del quartiere, alla scoperta delle installazione artistiche e delle gigantesche pitture murali realizzate sulle facciate dei palazzi nell’ambito delle rassegne Without Frontiers - Lunetta a colori. Un progetto che punta sulla street art come veicolo di rigenerazione urbana, grazie al contributo di alcuni fra i più affermati writers a livello mondiale. Al termine dell’esperienza, le voci dei ragazzi che vi hanno partecipato appaiono più rivelative di qualsiasi commento. Per Sofia, l’incontro con Youssef e la visita a Lunetta «hanno aperto nuovi e inaspettati orizzonti, laddove troppo spesso si respirano solo diffidenza e chiusura». «La città non finisce al ponte di San Giorgio», è la scoperta di Giulia: «Anche in periferia si possono scoprire arte, cultura e, soprattutto, persone meravigliose da incontrare e conoscere». Con l’auspicio finale di Chiara affinché, attorno a noi, «nessuno si senta mai “in periferia”, escluso, discriminato o messo da parte».
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