Visto con i nostri occhi
Le “radici” cristiane e un vescovo sotto scorta
Mons. Kräutler da diversi anni vive sotto scorta 24 ore su 24 perché sostiene gli indios e difende la Foresta amazzonica
23/05/2016
Giovanni Telò

La città si sveglia prestissimo: Weingarten è appena illuminata dalle luci dell’alba e già si avvertono i primi rumori. Cavalli che nitriscono, automezzi in funzione. Il “Venerdì del Sangue” - Blutfreitag in tedesco -, con cavalli, cavalieri e bande musicali, comincia alle 7 precise. Il vescovo consegna al parroco la reliquia del Sangue di Cristo: inizia così la singolare cavalcata che attraversa tutta la città.
Non c’è luogo che non sia toccato dalla reliquia. Essa raggiunge le strade, le piazze e i sentieri di campagna, affinché quel Sangue ricordi che nessuno è escluso dalla salvezza donata da Cristo con la sua morte e risurrezione. Tutto è redento: gli uomini, la vita, il creato.
A Weingarten si rimane colpiti dalla straordinaria partecipazione. Intervengono più di duemila cavalieri e, tutt’intorno, oltre ventimila persone che assistono al “Venerdì del Sangue”. La città - per metà cattolica e nell’altra metà luterana - si identifica in quel rito collettivo; anzi, soprattutto nella reliquia del Sangue di Cristo. Lo riconosce anche Markus Ewald, sindaco di Weingarten (di confessione luterana), che non è mai mancato a nessuna iniziativa: né alla processione con le fiaccole della vigilia, né ai diversi momenti del Blutfreitag.
Non è irrilevante che la festa - nella quale, come in qualsiasi altra, c’è un po’ di tutto: il sacro e il folclore - si concluda con la celebrazione dell’Eucaristia. Ogni cristiano sa che, in quel momento, sull’altare, si rinnova il sacrificio di Cristo. Il pane e il vino sono realmente il Corpo e il Sangue di Lui. La Messa, a Weingarten, è il culmine e l’aspetto più importante dell’intera giornata.
Le parole di monsignor Erwin Kräutler, austriaco, vescovo emerito di Altamira (Brasile), pronunciate durante l’omelia, hanno consentito di calare nell’attualità il messaggio evangelico. «Dove possiamo incontrare Cristo, oggi?», si è chiesto il vescovo. Egli ha così risposto: «Nella Parola di Dio, nell’Eucaristia e nei poveri, nei quali tocchiamo il Corpo di Gesù».
Le frasi di monsignor Kräutler, che appartiene alla congregazione del Preziosissimo Sangue fondata da san Gaspare del Bufalo, hanno maggior valore se si pensa che egli, da diversi anni, vive sotto scorta 24 ore su 24 perché sostiene gli indios e difende la Foresta amazzonica. Alcuni suggerimenti del presule sono confluiti nell’enciclica Laudato sii di papa Francesco.
Un’ultima annotazione. A Weingarten si scoprono le “radici cristiane” dell’Europa. La reliquia del Sangue di Cristo e il monastero, già dei benedettini, rimandano a quelle origini. A ciò si aggiunge san Martino di Tours, uno dei titolari della basilica: vescovo, evangelizzatore, testimone di carità. Il suo culto si è diffuso in tutto il continente. Quest’anno ricorrono i 1.700 anni dalla nascita del santo. A rendergli omaggio, a Weingarten, era presente monsignor András Veres, vescovo di Szombathely (Ungheria), la diocesi natale di Martino, divenuto celebre per aver condiviso il suo mantello con un povero.
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