Visto con i nostri occhi
Le Sale della Comunità diocesane camminano insieme
L'associazione riunisce i cinema parrocchiali per realizzare progetti comuni
16/03/2016

Roberto Dalla Bella

Mantova entra a far parte dell’Associazione Cattolica Esercenti Cinema (ACEC): nata a Roma nel 1949, opera nell'ambito della comunicazione soprattutto in funzione della Sala della Comunità (SdC), considerata struttura multimediale e polivalente. È diffusa in tutta Italia e conta, ad oggi, 15 sezioni territoriali e circa 600 Sale attive.
La riunione che ha ufficializzato la nascita a Mantova dell’associazione provinciale ACEC-SdC si è tenuta lo scorso 7 marzo in Seminario. Erano presenti i rappresentanti dei cinque cinema parrocchiali già attivi a livello diocesano: Castiglione delle Stiviere, Sermide, Ostiano, Asola e Quistello. Come delegato provinciale è stato scelto il parroco di Guidizzolo don Libero Zilia, che al nostro giornale ha raccontato i dettagli del progetto.

Quali sono gli obiettivi di una Sala della Comunità e come viene gestita?
Il concetto indica una precisa attitudine dei cristiani a diffondere il messaggio evangelico, utilizzando i linguaggi della comunicazione moderna. Questo luogo deve diventare occasione di confronto, partecipazione e testimonianza di una comunità viva e dinamica. Come struttura complementare alla chiesa, si pone a servizio della comunione e dell'azione educativa.

Da dove nasce la volontà di riunire i cinema parrocchiali sul nostro territorio diocesano in una sola associazione?
Abbiamo dato vita all’ACEC territoriale di Mantova per offrire aiuti alle comunità ecclesiali per la corretta organizzazione delle Sale della Comunità. L’intenzione è valorizzarle come spazio aperto, luogo di incontro anche per i non credenti, un’occasione per conoscere le necessità più sentite e, in generale, collaborare con gli altri organismi diocesani.

Com’è stato il percorso che ha portato alla nascita di un’unica associazione diocesana?
È stato un cammino lungo che solo ora si è concretizzato. Per questo bisogna dire grazie ai tanti volontari che da anni lavorano nelle nostre sale parrocchiali: il loro contributo le ha fatte diventare punti di riferimento per il territorio e ha permesso di realizzare un progetto più ampio.

Adesso che le sale sono riunite in una sola realtà, cosa cambia?
Operativamente nulla, ma avremo la possibilità di fare proposte a livello parrocchiale e diocesano. Occorre fare un ulteriore passo perché le nostre Sale non siano viste solo come espressione della passione di alcuni, ma diventino sempre più luoghi di annuncio del Vangelo.

Dal punto di vista pastorale, che benefici si aspetta da questa novità?
Spero che tutte le nostre comunità possano riscoprire e utilizzare il cinema, il teatro, la musica e le nuove tecnologie come possibilità di raggiungere quelle “periferie” di cui parla Papa Francesco. Dalla mia esperienza questa strada ha favorito percorsi estremamente interessanti e mi auguro che sia così anche in futuro.

Qualora una parrocchia fosse interessata, cosa deve fare per aprire nuove Sale?
Sale della Comunità in senso stretto sono i luoghi che versano i contributi mediante spettacoli cinematografici o teatrali, ma stiamo lavorando per riconoscere tali anche tutti gli ambienti parrocchiali dove vengono organizzati spettacoli, concerti e conferenze. A questo proposito, l’ACEC propone la Licenza Ombrello che dà la possibilità alle nostre parrocchie di proiettare film in pubblico, naturalmente con condizioni particolari. Per i dettagli, segnalo il sito dell’associazione www.saledellacomunita.it.
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