Visto con i nostri occhi
«L'educazione è impegno di tutti»
Accompagnare nella crescita è una sfida ardua che genitori e adulti affrontano ogni giorno. Ne ha parlato Ezio Aceti, psicologo famoso a livello nazionale, ospite a Sermide
15/04/2019
C’era il pubblico delle grandi occasioni ad accoglierlo. Il salone della Casa del giovane di Sermide, il 9 aprile, era gremito di persone al punto che gli organizzatori sono stati costretti ad aggiungere sedie all’ultimo minuto. Ezio Aceti, psicologo di fama nazionale, è andato subito al sodo della serata che aveva come titolo ”Educare oggi in un mondo che cambia”. Sono bastati pochi minuti a catalizzare l’attenzione dei tanti genitori e nonni presenti. Sono bastate le prime battute a far percepire la competenza e la passione con cui Aceti affronta il tema dell’educare da ormai moltissimi anni. Ne è diventato un esperto anche, ma non solo, in ambito cattolico.
«Mi sono specializzato in psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza – ha raccontato –. Poi a 50 anni una laurea in Scienze religiose. Avevo uno studio e poi ho cominciato a fare conferenze. Oggi quest’ultima attività è la principale, perché mi sono accorto che gli insegnanti, i preti, ma anche i genitori, sanno ben poco di come “funzionano” i bambini e gli adolescenti. In tutti i seminari che preparano i futuri preti dovrebbero essere resi obbligatori tre esami sul bambino, tre sull’adolescente e tre sulla relazione. Ma anche i genitori e gli insegnanti non sanno quasi nulla su come agiscono i bambini. Non ho trovato un solo bambino capriccioso nella mia vita. Ho trovato invece bambini che hanno logiche diverse dalle nostre e che si sentono terribilmente soli. La scuola è ancora ferma alle note, ai castighi, alla “penna rossa”. Eppure basterebbe applicare quanto scoperto da pedagogisti come la Montessori e santi come don Bosco. Per questo ho deciso di fare scuola di “alfabetizzazione genitoriale” in giro per l’Italia».
L’idea di invitare Aceti a Sermide è nata proprio da alcuni genitori, sempre più consapevoli che il tema educativo vada affrontato con maggiore impegno. In più passaggi ha ribadito con forza che il nostro tempo, a discapito di tanta retorica, non ama affatto i bambini. «I bambini – ha aggiunto Aceti – non vengono educati all’autonomia e a un sano distacco dalla madre. Tutto questo non favorisce la loro crescita come uomini e donne, anzi spesso li spinge a desiderare di rimanere bambini o adolescenti per sempre».
Anche la scuola e la Chiesa, oggetto di ripetuti passaggi critici, sono state richiamate al loro compito educativo che non può più ragionare sui ragazzi con le stesse categorie con le quali erano pensati cinquant’anni fa. Anche il mondo degli adulti in genere è stato richiamato a un serio esame di coscienza. «Oggi i ragazzi non vogliono diventare adulti perché gli adulti vogliono fare gli adolescenti fino alla pensione – ha sottolineato Aceti –. Dovremmo reimparare a dire la bellezza dell’essere adulti, dell’essere vecchi. Di questo c’è bisogno oggi per tornare a educare. E tornare a educare significa poter dire ai bambini che la parabola della vita ha dei tempi precisi, ciascuno dei quali ha le sue caratteristiche e compiti propri e irripetibili».
Educare significa mettersi anzitutto nei panni dell’altro che non è solo una serie di problemi o deficit, ma uno che ha i “cromosomi di Dio”. «Quando ci mettiamo di fronte a qualsiasi bambino o ragazzo, per prima cosa dobbiamo cercare di trasmettere loro quelli che chiamo i “cromosomi di Dio”, ovvero le tracce che ci caratterizzano come esseri umani seguendo le quali ci realizziamo. Dico loro, innanzitutto, che siamo esseri relazionali: non possiamo vivere senza l’altro. Secondo: siamo programmati per l’amore, ci realizziamo solo così. Terzo: quando faccio una cosa vera provo gioia, quando faccio una cosa falsa provo tristezza. Quarto: è sempre possibile ricominciare. Noi siamo fatti di una pasta tale che può sempre rinnovarsi. Questo va contro ogni determinismo psicologico. L’errore più grande è quando un genitore dice al figlio: “Sei sempre il solito, non cambierai mai”».
Quella del 9 aprile, almeno per Sermide, non è stata una serata come tante altre vissute in parrocchia. Chi scrive ha la convinzione che i presenti siano tornati a casa con qualche salutare “bastonata” non prevista, insieme alla consapevolezza che il compito educativo è davvero una grande opportunità che un adulto riceve e per la quale non può risparmiare fatiche.
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