Visto con i nostri occhi
L'eredità di Vittorina Gementi
A 30 anni dalla morte, ricordata la fondatrice della Casa del Sole per cerebropatici
04/06/2019
Erano in molti, nel pomeriggio del 26maggio, nella basilica di Santa Barbara, a Mantova: circa 250 persone. Insieme per ricordare Vittorina Gementi(1931–1989) nel trentesimo anniversario della morte. Il nome di Vittorina è tuttora di forte richiamo per i mantovani: evoca il suo impegno nell’Azione cattolica, la dedizione come educatrice che nel 1966 l’aveva portata a fondare la Casa del Sole per bambini cerebropatici, il coinvolgimento nella vita amministrativa della città(assessore e vicesindaco di Mantova negli anni Sessanta–Settanta). L’evento del 26maggio si intitolava “Omaggio alla vita”, un titolo più che mai appropriato, perché Vittorina si è sempre impegnata a mettere al centro la persona, il bambino disabile con le sue difficoltà, e al tempo stesso a incentivare ogni sforzo per promuoverne il riscatto e l’inserimento sociale.
Durante il pomeriggio in Santa Barbara, aperto con i saluti di Enrico Marocchi (presidente della Casa del Sole), Franco Lui (presidente dell’associazione “Amici di Vittorina Gementi”) e monsignor Giancarlo Manzoli (rettore della basilica, il quale ha parlato a nome del vescovo Marco Busca), si sono susseguite letture di testimonianze riguardanti Vittorina e brani musicali persolo e coro (il “Livia d’Arco”). Il presidente Marocchi ha ricordato che oggi la Casa del Sole, nella struttura di San Silvestro di Curtatone, ospita 155 ragazzi; il Centro diurno disabili, in corso Vittorio Emanuele, a Mantova (palazzo Valentini), accoglie trenta adulti; un po’ meno(venticinque adulti) sono ospiti del Centro diurno “Villa Dora” a Garda (Verona).
Il momento più significativo del pomeriggio si è avuto quando cinque donne del “diurno” di palazzo Valentini, coordinate da Elena Fornaciari, hanno eseguito una performance daltitolo “Memoria”. Davanti al pubblico si è esibita anche Ginepra Guerrieri Gonzaga, 42anni, che ha conosciuto Vittorina. Dice la mamma di Ginepra: «Mia figlia ha interiorizzato in profondità la figura della Gementi, perché ha saputo valorizzarla come persona». È proprio qui che desideravamo arrivare: capire qual è l’eredità che ha lasciato Vittorina Gementi, un seme prezioso che continua a dare i suoi frutti nell’oggi. Afferma Olga, sorella di Vittorina:«Ricordo la sua dolcezza e il suo sorriso: comunicava con quegli atteggiamenti. Faceva suoi i problemi delle persone. Nasceva un’empatia così forte che l’altro si apriva a lei come un libro». Gabriella Lavarini, che ha lavorato come insegnante a fianco di Vittorina per 35 anni, a partire dal 1966, anno della nascita della Casa del Sole, spiega che la Gementi «metteva al centro di tutto il bambino, le sue necessità e i suoi bisogni».
Per Franco Lui, presidente degli “Amici di Vittorina”, sono due gli aspetti dell’eredità della Gementi: l’aver contrastato la “cultura dello scarto” (espressione cara a papa Francesco) e quel «Vieni e vedi» che trova riscontro nella storia dei discepoli di Gesù e che rimanda a un’esperienza concreta con il Maestro, all’unione di preghiera e azione. «La profonda e gioiosa esperienza di Gesù nella vita di Vittorina – aggiunge Robertino Mantovani, presidente diocesano dell’Azione cattolica– è arrivata fino a noi e incuriosisce molti giovani. La formazione del cristiano laico nella Chiesa per il mondo è lo specifico dell’Azione cattolica e la vita di Vittorina ne è un significativo esempio».
C’è anche un’eredità pedagogica, importante e originale, come spiega Cristina Bodon, direttrice sanitaria della Casa del Sole: «Penso sia riassumibile in due componenti. La prima è riconoscere al bambino disabile il diritto di ricevere il trattamento educativo più efficace possibile, nel rispetto della sua unicità e nella conseguente necessità per i professionisti di acquisire tutte le competenze per realizzarlo. La seconda si riferisce al concetto di cura che per Vittorina Gementi è una professione (su solide basi scientifiche), ma anche un’attitudine, nella misura in cui richiede all’educatore la non oggettivazione del bambino, quanto piuttosto il renderlo soggetto attivo nel proprio percorso di crescita». Grazie, Vittorina, a nome di tutti i mantovani, e non solo, perché la sua testimonianza ha varcato i confini della nostra provincia.
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