Mantova cultura 2017
Liberare i sogni
A Villa Magnaguti a Cerlongo la mostra dedicata a Giuliano Caporali
15/01/2017
A Villa Magnaguti a Cerlongo di Goito, domenica 15 gennaio alle ore 10.45 viene inaugurata la XII edizione del "Premio Castello", quest'anno dedicato al Maestro Giuliano Caporali di Arezzo. La mostra “Liberare i sogni”, realizzata con il contributo del Comitato Zonale di Mantova, rimarrà aperta fino a domenica 29 gennaio, con i seguenti orari: venerdì 20.30 – 22.30; sabato 16 – 18 e 20.30 – 22.30; domenica 16.30 – 20. Presentazione a cura di Learco Zanardi.

Nato a Santa Mama nel 1950, Giuliano Caporali risiede ad Arezzo. Diplomato all’Istituto d’Arte “Piero della Francesca”, si è dedicato fin da giovanissimo alla pittura, cimentandosi in mostre personali e collettive. La sua formazione nasce dalla volontà assidua di sperimentazione e ricerca, che ha concretato e sedimentato nei complessi rapporti tra materia e colore. Dal 1976 ha lavorato presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con l’incarico di disegnatore presso la Soprintendenza di Arezzo. Grazie a questo ruolo ha assorbito da vicino i capolavori dei grandi Maestri del Rinascimento toscano, da Piero della Francesca a Beato Angelico, dal Signorelli al Vasari, Cimabue e tanti altri.

Traendo importanti suggestioni dall’ambiente antico dei muri corrosi delle muffe, delle crepe, del rapporto tra tempo e spazio, tra pittura e architettura, natura e artificio, ha lavorato in solitario, compiendo pochissime apparizioni pubbliche. La sua pittura di oggi, improntata sulla ricerca di equilibri basati tra la forma e il colore, riesce a stabilire con il pubblico un rapporto di emozioni che variano in funzione dello stato d’animo. Ogni suo lavoro non è un punto d’arrivo ma un momento di passaggio, una partenza per una nuova serie di dipinti. Il suo modo di lavorare viaggia ai margini dell’informale, la materia dialoga con il segno e il colore.

Altro aspetto importante, è la ricerca orientata verso una pittura più legata alla mente, al silenzio. L’artista non racconta se stesso e nemmeno le sue intuizioni, ma presenta l’opera e lascia che sia questa a esprimersi. Un’arte in cui l’artista tace, ma allo stesso tempo si mette in ascolto della sua creazione per meglio contemplare la pura presenza degli elementi che la compongono. Il colore, le forme, le impronte lasciate, i segni di grafia chiedono di essere guardati intensamente: allora si vedranno luoghi della sapienza, della memoria.

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