Visto con i nostri occhi
«Liberi e forti»: i cattolici ripensano la politica
Dibattito «mantovano» nel centenario del Partito popolare di Luigi Sturzo. C'è la necessità di un coinvolgimento che deve partire dalla formazione ma anche dai problemi concreti
29/01/2019
L’appello “A tutti gli uomini liberi e forti”, lanciato cento anni fa da don Luigi Sturzo, ha suscitato un ampio dibattito nel mondo cattolico, e non solo. Con quel proclama nasceva il Partito popolare italiano, di ispirazione cristiana: i cattolici, nel nostro Paese, si assumevano in prima persona delle responsabilità in campo politico. I tempi sono certamente cambiati, anche dopo la fine dell’esperienza della Democrazia cristiana. Ma oggi, nell’attuale situazione italiana, che cosa è chiesto ai cattolici per una presenza di ampio respiro in ambito socipolitico, legata ai problemi reali e a un progetto qualificato di futuro? È la domanda che abbiamo rivolto a cinque mantovani, interessati a questi temi: Massimo Campedelli, Paolo Galeotti, Sara Nicolini, Marco Pirovano e Marco Zanini. Le loro risposte aprono un dibattito “in casa nostra”, ricco e stimolante.
«Nella mia esperienza di amministratore locale, come anche nell’attività lavorativa – dice
Paolo Galeotti, sindaco di Marmirolo e dirigente della cooperativa sociale “Ippogrifo” onlus –, mi sono sempre fatto guidare dalla convinzione che la fede non sia una “divisa”, ma un’identità profonda. Per un politico cristiano il Vangelo dev’essere la chiave di lettura per interpretare la realtà, anche nel momento della scelta». Alle affermazioni di Galeotti si collega Marco Pirovano, direttore del Centro diocesano per la pastorale sociale e del lavoro: «Un grosso rischio è quello di ridurci al ruolo di custodi dei valori cristiani, quasi fossero reperti del passato. Bisogna invece elaborare proposte capaci di coagulare il consenso di quanti non si riconoscono nella retorica politica dominante: proposte che riguardano le opportunità per i giovani, il lavoro dignitoso, lo sviluppo sostenibile e una serie di riforme necessarie per rilanciare l’Europa». Pirovano è convinto che le battaglie decisive si giochino nella sfera prepolitica, «cioè nella formazione, dove occorre generare un terreno culturale, etico e spirituale, su cui costruire una convergenza e un progetto di futuro comune».
Sara Nicolini, legale rappresentante della cooperativa sociale “Hortus” onlus, si definisce «una
sentinella nella notte», che vigila con attenzione, nell’attuale e difficile situazione storica. E aggiunge: «Quale “testimone” consegnerò ai miei figli? È necessario che ci ritroviamo in momenti di coeducazione alle “cose pubbliche” e di confronto intergenerazionale affinché chi decide di assumersi delle responsabilità in questo ambito si senta sostenuto e non lasciato solo».
Anche Marco Zanini, segretario generale della Camera di commercio di Mantova, è convinto che stiamo attraversando una periodo difficile: «Viviamo in una società stordita da un esasperato individualismo, che ha generato un tessuto rancoroso, disarticolato, incapace di una visione di prospettiva. Ai cattolici è chiesto lo sforzo di riprendersi un ruolo centrale, occupare di nuovo spazi di discussione, proporsi come punto di riferimento di civiltà e pacificazione sociale».
Il sociologo Massimo Campedelli condivide la necessità di una maggiore presenza dei cattolici in ambito socio–politico, a causa «dell’imporsi di eventi preoccupanti come l’impatto sociale della nuova recessione alle porte». Tuttavia, aggiunge, «occorre anche una lettura critica delle diverse forme di partecipazione del cattolicesimo italiano in questo campo. Insieme agli indiscussi meriti troveremmo anche qualche responsabilità per quanto sta accadendo oggi». Campedelli suggerisce tre precondizioni, racchiuse in altrettante “parole chiave”: vigilanza, spiritualità e studio. «È quanto mai attuale il richiamo a “distinguere i segni dei tempi” (Vangelo di Matteo 16,3) – spiega – e il discernimento va condiviso in forme comunitarie, affinché si possa dare respiro alla presenza socio–politica dei cattolici». Spiritualità: «Per non essere inghiottiti dalle “trame di amicizia e inimicizia”, chi vive il proprio impegno non può non seguire un cammino profondo di spiritualità, condizione per vivere il potere come servizio».
Infine, per quanto riguarda lo studio, Campedelli ricorda ciò che diceva il deputato mantovano
Antonino Zaniboni, citando Aldo Moro: lo studio della società, dell’economia e delle tecnologie costituisce i nove decimi dell’impegno politico. «Però non è sufficiente studiare – conclude Campedelli –. Per stare nel presente dobbiamo guardarlo con gli occhi del futuro».
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