Visto con i nostri occhi
L'impegno di don Cozzi che «confisca» vite alle mafie
Due conferenze del prete potentino, autore di «Ho incontrato Caino». Nelle parole dei pentiti un faticoso percorso di conversione radicale, che porta a riscoprire se stessi e a cercare Dio.
26/11/2018
Don Marcello Cozzi è conosciuto per il suo impegno in “Libera”, associazione di cui è stato vicepresidente e per la quale oggi coordina il Servizio nazionale antiracket e antiusura e di accompagnamento ai testimoni di giustizia. Il 16 novembre, il prete originario di Potenza era a
Mantova per due incontri: uno alla biblioteca “Baratta” e l’altro nell’oratorio della parrocchia di San Pio X, dove ha parlato del suo libro Ho incontrato Caino. Pentiti. Storie e tormenti di vite confiscate alle mafie, edito da Melampo. Vi si raccontano le testimonianze di persone incontrate in luoghi protetti o in carceri di massima sicurezza, persone tutte accomunate dalla volontà di cambiare vita uscendo dalla stretta dalle mafie.
La costante di queste testimonianze è un’iniziale infatuazione per il potere carismatico che la mafia sembra garantire, ma che poi si rivela sempre come un’illusione, a cui fa seguito un disinganno. Però a quel punto è troppo tardi per uscire: dalla mafia solo “disteso” te ne puoi andare, cioè solo con la morte. Ciò che emerge dagli incontri è un percorso di conversione radicale, favorito inaspettatamente anche dalle condizione estreme del carcere in regime di isolamento 41 bis, che obbligano il carcerato a fare i conti con se stesso, inevitabilmente. Tale percorso viene guadagnato con grandi fatiche, con la scoperta di chi si è veramente, accompagnata da un senso di pace e spesso dalla scoperta vera di Dio. Ma insieme c’è il prezzo di uno strappo lacerante dal proprio ambiente, dalla propria famiglia, da tutto ciò che si era in precedenza.
Don Cozzi, lucano, conosce bene le realtà di cui parla per la sua frequentazione delle carceri e delle persone implicate con la malavita organizzata, da cui hanno tratto spunto i suoi precedenti volumi Quando la mafia non esiste e Poteri invisibili. La sua risposta al perché abbia scritto Ho incontrato Caino sta in queste parole: «So che questa è gente che non gode di nessuna reputazione, né tantomeno di credibilità. Lo so che i percorsi di certi mafiosi sono sovente ambigui e troppo spesso frutto di calcolo. E so anche che la gente comune e coloro che hanno pianto per colpa loro, ma anche quanti vivono la mafia come male assoluto, li vorrebbero vedere in carcere per sempre, figuriamoci parlare di perdono o di misericordia! Ma io sono un prete e li ho incontrati da prete. Senza nessuna promessa all’orizzonte o sconti di pena da far intravedere, non è questo il mio mestiere. Nessun libro nella mia testa allora. Io ho solo risposto a delle richieste di colloquio. E ho accettato».
Invece poi, nel 2016, Anno della misericordia, è nato questo libro. A cui fa seguito una domanda aperta con la quale don Cozzi ci lascia: «Che cosa vuole farne la nostra società di queste persone? Che cosa vuole farne di chi ha sbagliato e di chi prova a rialzarsi?».
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