Visto con i nostri occhi
«L'indifferenza è un pericolo»
Il 27 è il Giorno della memoria, per ricordare le vittime della Shoah. Colloquio con lo scrittore Frediano Sessi, che ha studiato a lungo la Shoah: «Abbiamo bisogno di vivere gesti di altruismo»
22/01/2018
«Nel campo di sterminio di Birkenau, i nazisti hanno ucciso 961.325 persone». Un numero preciso, che noi spesso arrotondiamo, dicendo 960.000. E in questo modo si tradisce la verità, perché ogni persona – anche una sola – ha la sua dignità, la sua specificità, che non può essere dimenticata. Sarebbe un tradimento. Inizia da questa terribile cifra la nostra conversazione con Frediano Sessi, lo scrittore e storico mantovano, tra i massimi esperti della Shoah, autore di innumerevoli pubblicazioni. Abbiamo voluto incontrarlo perché si sta avvicinando la Giornata della memoria (27 gennaio) e ci è chiesto di non dimenticare lo sterminio degli ebrei, di fare uno sforzo per capire ciò che è avvenuto e di trovare dei riflessi con il presente, semmai la Storia è maestra di vita.
Aveva ragione Primo Levi quando affermava: «Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo». Chiediamo a Sessi: «Come è potuta avvenire la Shoah?». «In quegli anni – risponde –, l’Europa era indifferente nei confronti degli ebrei. Alla conferenza di Évian (1938), i Paesi partecipanti non presero delle decisioni per accoglierli nei loro territori. Occorre aggiungere che l’utopia della “nuova Europa” nazista trovava consensi in Italia, Francia, Austria, Svizzera, Olanda». Questa utopia considerava gli ebrei “avvelenatori” della razza tedesca e i malati di mente una razza impura. Insieme a loro andavano eliminati gli omosessuali, i sinti e i rom, i testimoni di Geova, e gli oppositori politici, giudicati “sottouomini”. «In Germania c’era un consenso diffuso nei confronti del nazismo – sottolinea Sessi –. Si calcola che 28 milioni di tedeschi, su una popolazione di 90 milioni, fossero totalmente schierati dalla parte di Hitler. Le dittature non si reggono senza il consenso degli uomini e delle donne».
A questo punto, la nostra intervista si sforza di guardare all’attualità. Frediano Sessi è certamente preoccupato per i rigurgiti neofascisti che ci sono nel nostro Paese, ma lo è di più per la mentalità populista, la quale «si fonda sull’egoismo sociale». «Noto molta indifferenza attorno a me – aggiunge –, che si manifesta verso gli immigrati e le persone più povere. Molti sono preoccupati a difendere “chi ci porta via” il lavoro, mentre non ci accorgiamo che avremo sempre più bisogno degli immigrati perché l’Italia è un Paese che sta invecchiando».
Nel 1995, Sessi ha pubblicato un Dizionario della tolleranza per le scuole. Gli chiediamo: che cosa suggerisce agli studenti quando parla loro della Shoah? «Dico ai giovani che, per vivere nella società, occorre essere responsabili di se stessi e degli altri. Non esiste l’uomo buono in assoluto, ma l’uomo buono si manifesta attraverso gli atti che egli compie». Purtroppo oggi sta crescendo l’indifferenza e stiamo perdendo il senso dell’altruismo e del dono, un aspetto che non richiede delle contropartite. «Viviamo nell’epoca dello scambio – sottolinea Sessi –, dove tutto ha un prezzo, e io valgo per quello che posso dare a te per avere qualcosa in cambio. Stiamo mercificando un po’ tutto: questo corrompe anche le relazioni sentimentali e il tessuto connettivo della società, che si fonda sull’amore e sull’altruismo».
Da laico, Frediano Sessi dice di apprezzare papa Francesco, perché è l’unico che, in questo momento, sa andare nella direzione opposta, proponendo i temi dell’altruismo e della misericordia. «Vivere l’altruismo significa: faccio del bene a te perché hai bisogno e mi interpelli. La misericordia è un dono gratuito, senza richiesta. Questo aspetto – dice Sessi – emerge anche dal mio ultimo libro, Elio, l’ultimo dei Giusti. Una storia dimenticata di Resistenza, edito da Marsilio, in cui il protagonista salva due partigiani: si comporta così perché avevano bisogno del suo aiuto, senza che Elio avesse chiesto un riconoscimento».
La memoria aiuta a capire il passato, a distinguere il bene dal male, ma deve orientare la persona a compiere azioni umanamente significative. «Ai giovani raccomando di incominciare a vivere l’altruismo partendo dai piccoli luoghi – conclude Sessi –: la propria classe a scuola, in famiglia, nel piccolo paese». A questo proposito, lo scrittore mantovano cita una famosa lettera che don Lorenzo Milani (Sessi ha dedicato un libro al sacerdote) aveva inviato a Nadia Neri, nel 1966: «Non si può amare tutti gli uomini. (…) Di fatto si può amare solo un numero di persone limitato, forse qualche decina forse qualche centinaio. (…) Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio».

Sul Giorno della memoria, leggi anche la storia di Claudio, il bambino ebreo inghiottito dalla ferocia nazista.
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