Visto con i nostri occhi
Lo slancio degli scout si rinnova da 25 anni
Il gruppo ha cominciato le attività nel 1993. Fu decisivo l'impegno dei giovani del paese e l'aiuto del parroco, don Augusto Sanfelici. Oggi gli iscritti sono 120, tra capi e ragazzi
26/03/2018
Era il settembre del 1992 quando, al termine della Messa nella parrocchia di Sant’Antonio, venivamo avvicinati da due giovani capi scout. Provenivano dal “Mantova 2”, gruppo “storico” della città, ed erano impegnati in servizio a Porto Mantovano, dove solo da qualche anno era arrivato lo scoutismo (lupetti ed esploratori). Per le attività erano stati messi a disposizione alcuni locali e il parroco don Augusto Sanfelici si era da subito dimostrato disponibile ad accoglierli. I due capi comunicarono che per l’anno successivo non avrebbero più potuto garantire la prosecuzione delle attività. Di fronte al rischio di chiudere l’esperienza positiva dello scoutismo da poco iniziata a Sant’Antonio, ci si era messi alla ricerca di persone disponibili a sostituirli, meglio se provenienti dallo scoutismo.
Così, terminato da poco tempo il servizio, ci siamo ritrovati nuovamente coinvolti come capo–educatori. Alla proposta diedero la loro disponibilità anche alcuni genitori che erano stati scout e due mamme che avevano conosciuto lo scoutismo solo attraverso l’esperienza dei loro figli. Questi i primi passi del gruppo Agesci di Porto Mantovano, nato “ufficialmente” nel 1993 e oggi, un quarto di secolo dopo, presente a Sant’Antonio con centoventi iscritti. La prima sfida, per la comunità capi, fu senza dubbio quella di riuscire ad armonizzare le provenienze ed esperienze diverse delle persone coinvolte come capi, per arrivare a definire un progetto educativo con un unico linguaggio, uno stile e valori condivisi. Un grande impegno è stato quindi dedicato alla loro formazione, lo stesso impegno che ancora oggi è di importanza fondamentale.
Negli anni successivi si affrontò il tema dell’ecclesialità intesa come appartenenza alla Chiesa e in primis alla parrocchia. Ai ragazzi veniva proposto un percorso di fede, per le attività venivano utilizzati i locali della parrocchia e la domenica si andava a Messa, però non era sufficiente per affermare che il gruppo fosse inserito nella comunità cristiana. È iniziata così una lunga riflessione sul rapporto tra scoutismo e parrocchia, che ci ha visto sempre in dialogo vivace con il nostro parroco, don Claudio Cipolla, oggi vescovo di Padova. Insieme a lui abbiamo cercato di definire il ruolo specifico svolto dai capi Agesci all’interno della Chiesa: essere annunciatori della fede, capaci di educare i ragazzi alla spiritualità attraverso la bellezza e l’originalità del metodo scout, mantenendosi in dialogo proficuo con le altre realtà ecclesiali.
In particolare, nel nostro gruppo, tutto ciò si è realizzato avvicinando alla fede alcuni ragazzi e ragazze “attratti” dallo scoutismo, ma che difficilmente avrebbero scelto di frequentare la parrocchia. Oggi la nostra speranza è che, da quei semi germogliati nelle vite dei tanti che hanno vissuto l’esperienza scout, si producano frutti maturi al momento delle scelte “importanti” della vita. Frutti che aiutino a superare anche i momenti di difficoltà, come nuove prove da affrontare sempre con coraggio e con un sorriso.
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