Visto con i nostri occhi
Lo sport è una palestra di vita che aiuta i ragazzi a crescere
Al Palabam un evneto per le scuole che ha rilanciato il valore dell'attività fisica
28/05/2018
Lisa è una bambina di circa nove anni. Con i suoi compagni di classe sta partecipando a una manifestazione che promuove l’attività fisica. Una giornata di scuola speciale, perché ha l’occasione di giocare e provare discipline diverse: tennis, pallavolo, calcio. Arriva il momento della ginnastica: Lisa deve eseguire una capriola. L’allenatore le spiega nel dettaglio come fare, lei si avvicina al tappetino, fa un sospiro e parte. Tentenna, ma ci riesce e alla fine raggiunge felice le sue compagne.
Per i bambini di oggi fare la capriola non è un gesto scontato. Passano più tempo tra tablet e videogiochi piuttosto che a correre all’aperto. I loro genitori un tempo uscivano in giardino e costruivano piccole barche con materiali di fortuna, per poi immaginare avventure in mondi lontani. Loro invece navigano su Internet: il gioco della “Campana” ha lasciato il posto a Youtube.
Proprio per questo è importante avvicinarli allo sport, che è una palestra per il fisico e la mente, ma soprattutto aiuta ad affrontare la vita. È questo il messaggio lanciato dall’iniziativa “Un campione per amico” promossa da Banca Generali, che il 22 maggio ha portato al Palabam di Mantova circa 400 bambini delle scuole elementari e medie, arrivati da tutta la provincia. A giocare con loro quattro allenatori d’eccezione: Adriano Panatta, celebre tennista degli anni Settanta, il ginnasta Yuri Chechi, oro olimpico negli anelli ad Atlanta nel 1996, il pallavolista Andrea Lucchetta, punto fermo della nazionale che dominò a inizio anni Novanta e Francesco Graziani, attaccante dell’Italia campione del mondo in Spagna nel 1982.
Leggende che hanno fatto la storia dello sport italiano e possono trasmettere tanto ai bambini di oggi, con il loro esempio. Campioni non solo in campo o in pedana, ma anche al di fuori. «Per me lo sport è stato certamente una buona scuola – racconta Yuri Chechi. Ho imparato tanti valori positivi che mi hanno accompagnato durante la carriera e nella vita di tutti i giorni. Il più importante, che ancora mi porto dietro, è lavorare con determinazione per raggiungere i propri obiettivi. Niente è facile, ma attraverso la passione e la costanza si può arrivare anche ai traguardi più ambiziosi. Capita anche nella vita: se credi davvero in ciò che fai e lavori con impegno, alla fine i risultati arrivano e tutto ha un sapore diverso».
Chi fa sport conosce il gusto della vittoria, ma anche l’amarezza della sconfitta. A fare la differenza è come viene gestita: qualcuno si lascia abbattere, altri la usano come stimolo. È così anche per tanti adolescenti: un brutto voto a scuola, il rifiuto di un’amica o il litigio con un genitore scatenano reazioni spropositate. In certi casi, purtroppo, gesti estremi: «Noi genitori cerchiamo di fare al meglio il nostro compito – continua Chechi –, anche se di questi tempi non è facile. Lo sport insegna che dietro una sconfitta o un errore c’è l’opportunità per imparare cose nuove e migliorare. I più giovani devono riflettere su questo aspetto, perchè è utile in ogni ambito della vita».
Occorre, insomma, un approccio diverso soprattutto nella quotidianità: riscoprire il piacere del gioco e delle relazioni per uno stile di vita più salutare. «Lo sport è salute, condivisione, crescere bene insieme – spiega Graziani – Ti spinge a metterti alla prova e ti insegna le regole per vivere nel modo giusto in ogni ambito della vita, a scuola come in famiglia. Spesso mi accorgo che tanti bambini mancano di coordinazione e sono poco abituati a fare attività motoria, come invece succedeva una volta. Sono più sedentari, perciò occorre stimolarli a fare sport. Non serve che diventino campioni per forza, l’importante è che ne facciano una filosofia di vita positiva».
Fondamentale è il ruolo degli adulti. Non è raro che un bambino smetta di giocare a calcio, pallavolo o basket per le troppe aspettative dei genitori o per un cattivo rapporto con il proprio allenatore. Fa effetto, in questo senso, vedere Andrea Lucchetta giocare con loro: tra smorfie, battute e scherzi conquista i bambini, per lui il volley è ancora una passione. «Quello dell’educatore è un compito molto delicato – ammette –. Se uno si porta dietro ansie, preoccupazioni, problemi e non riesce a trovare il modo giusto per dialogare con loro trasferirà sensazioni negative e il bambino lascerà presto. Bisogna invece cercare di coinvolgerli, divertirli, trasmettere un esempio positivo che li possa accompagnare giorno dopo giorno».
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