Visto con i nostri occhi
Lo stemma e il motto
iniziamo a prepararci all’arrivo del vescovo Marco. Coglieremo l’occasione per conoscere un po’ meglio la figura del vescovo lungo la storia, per capire il senso dei simboli che lo contraddistinguono e i riti per la sua ordinazione.
22/07/2016

Descrizione dello stemma episcopale
Secondo la tradizione araldica ecclesiastica cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:
• uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconducibile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altro;
• una croce astile a un braccio traverso, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;
• un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3.), il tutto di colore verde;
• un cartiglio inferiore, con estremità bifide, recante il motto scritto abitualmente in nero.
In questo caso si è scelto uno scudo di foggia gotica, classico e frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica e una croce trifogliata in oro, gemmata con cinque pietre rosse che richiamano le Cinque Piaghe di Cristo.

Descrizione araldica (blasonatura) dello scudo del Vescovo Busca
“Troncato: nel 1° campo di cielo, alla gemella ondata d’argento, sormontata da tre stelle (8) d’oro, male ordinate, unite tra loro; nel 2° dello stesso, all’albero sradicato e rovesciato al naturale, fogliato di verde, con le radici protese nel 1°, accompagnato da una mela granata al naturale, aperta di rosso, fogliata e gambuta di verde e da una civetta al naturale, poste sulla partizione”

Il motto
QUAERITE PRIMUM REGNUM DEI (Mt 6,33)
Le parole scelte dal vescovo Marco per il proprio motto episcopale si rifanno al Vangelo di Matteo laddove l’Evangelista riporta le parole di Gesù che esorta i discepoli a vivere totalmente affidati all’amore provvidente di Dio Padre: “cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte le altre cose vi verranno date in sovrappiù”.
Cristo si rivolge ai discepoli con un’esortazione in positivo: “Cercate”. I discepoli “cercano” e accolgono un dono di Vita che è già loro donato in Cristo. È impossibile conoscere Cristo senza il desiderio di essere con Lui là dove Lui è. Ed Egli non è in questo mondo che passa. È salito al Cielo, che per la fede cristiana è la realtà stessa della vita in Dio, della vita totalmente liberata dallo stato di separazione da Dio che è il peccato del mondo che conduce alla morte. Essere con Cristo significa avere questa vita nuova, con Dio e in Dio, che non è di questo mondo. Infatti, san Paolo dice che è una vita “nascosta con Cristo in Dio” (Col 3,3).
Il Regno è la priorità del discepolo di Gesù che concentra i suoi desideri, la sua attenzione, l’intelligenza, il cuore, l’anima, tutta la propria vita su ciò che, da sempre e per sempre, è l’unico necessario (Lc 10,42). Il Regno “cercato” è il Regno già trovato sulla terra perché fin da ora la liturgia ci apre l’accesso ad esso, ci fa entrare nella sua luce, verità e gioia, per cui la vita nuova e immortale è già inaugurata.
Il battezzato è un uomo libero, della vera libertà dei figli di Dio a cui è concesso di superare i meccanismi automatici della natura e attuare la giustizia superiore del Regno, aderendo alla volontà del Padre. Usando i beni della creazione necessari a sostenere la vita umana, secondo la logica evangelica della condivisione e della fraternità, i cristiani anticipano nella storia la pace e la felicità definitive del Regno dei cieli. Tutte le espressioni della vita umana che si vivono nel corpo - lavoro, affetti, cultura… - diventano culto spirituale gradito a Dio (Rm 12,1).
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