Visto con i nostri occhi
Lunetta, l'arte infrange i pregiudizi
La zona, un tempo degradata, oggi ospita decine di opere create per il festival «Without frontiers». Murales e installazioni danno l’idea di una realtà dove la differenza non è un limite
17/06/2019
Dove prima regnava il buio, ora brillano i colori. Tonalità di arancio, rosso, azzurro e blu salutano chi arriva a Lunetta da Mantova, attraverso il sottopassaggio di viale Lombardia. Quello che in passato era un luogo sinistro e considerato poco sicuro oggi è la porta di un quartiere che vuole rinascere e lancia all’esterno un messaggio positivo. Nelle periferie delle città si mescolano origini, culture e tradizioni diverse, ma c’è anche tanta umanità e accoglienza che aspettano solo l’occasione per emergere. E l’arte può offrire lo spunto giusto per guardare la realtà con occhi nuovi.
Dal 2016, quando Mantova era Capitale della cultura, il festival “Without frontiers” porta a Lunetta artisti da tutto il mondo che per una settimana vivono e lavorano nel quartiere. Edifici e luoghi pubblici fanno da sfondo a opere d’arte urbana come murales, affreschi o sculture che rendono più vivace il quartiere. «Lunetta è collegata al centro storico dal ponte di San Giorgio – spiega Simona Gavioli, referente di “Without frontiers” – ma quella struttura, costruita per unire, è diventata una barriera perché per decenni il quartiere è stato considerato una zona degradata. Il festival è nato per comunicare l’idea di un mondo senza frontiere, libero dai pregiudizi che separano le persone». La quarta edizione della rassegna è prevista dal 17 al 23 giugno e coinvolgerà 53 artisti italiani e stranieri, oltre ad alcuni studenti mantovani. Le attuali 27 opere d’arte sparse per il quartiere diventeranno in pochi giorni 35.
Oggi Lunetta è, a tutti gli effetti, un museo a cielo aperto. Uno degli interventi più apprezzati è nel sottopassaggio di viale Lombardia: un trionfo di colori che rendono lo spazio vivace, frutto della fantasia di Riccardo Lanfranco, in arte “Corn79”. «È l’ingresso “ufficiale” del quartiere – aggiunge Gavioli – perché la maggior parte delle persone arrivano da lì. Un tempo era buio e sporco, adesso sembra la porta di un nuovo mondo, dove c’è voglia di incontrarsi e stare insieme».
Girare per Lunetta è come percorrere una grande galleria d’arte urbana. I murales disegnati sulla facciata di un edificio pubblico, un condominio o persino sull’edicola, rimandano ai temi dei festival passati. La rinascita, per esempio, cioè il sogno di una Lunetta diversa. “Vesod” l’ha immaginata attraverso la figura di una madre che stringe tra le braccia il proprio figlio. Per “Corn79”, invece, è un’esplosione di luce bianca che si staglia su un muro nero e racchiude forme geometriche e colori.
In genere l’intuizione nasce dall’estro degli artisti, ma può arrivare anche dall’incontro con le persone. Nel 2016, Giovanna Bianco e Pino Valente si sono confrontati con gli abitanti per riflettere sulla convivenza tra persone di etnie e culture diverse. Una delle frasi ricorrenti tra quelle che hanno sentito era “Ti voglio conoscere”: ora campeggia sul tetto di un palazzo, grazie proprio a un’installazione permanente in metallo dei due artisti. Meraviglioso e di grande impatto è “Creser juntos” di Joan Aguilò: ritrae una bambina che sorride nel giorno del suo compleanno. È uno dei ricordi personali che una donna del quartiere ha raccontato all’artista: quella festa è il momento più felice della figlia Stefania, scomparsa quando era ancora giovane.
Il festival “Without frontiers” ha contribuito a cambiare la filosofia del quartiere: ora c’è un’aria nuova, frizzante. «Gli abitanti non si vergognano più a dire che vengono da Lunetta – conclude la referente della manifestazione –, anzi sono contenti di essere “immersi” nell’arte. E gli artisti tornano ogni anno, perché si è creato un rapporto di amicizia e dialogo con le persone». Un clima di vicinanza che passa anche dalla Chiesa mantovana, grazie al servizio delle suore di Gesù Buon Pastore che sono una presenza costante nel quartiere: sono tante le famiglie che si rivolgono a loro ogni giorno.
Che l’arte possa fare da traino a un cambiamento positivo per Lunetta lo si percepisce anche al Creative lab, l’ex centro di aggregazione giovanile che ha sede in viale Sardegna. Grazie a un finanziamento da 200mila euro ottenuto dal Comune di Mantova, un paio di anni fa è stato riqualificato ed è oggi uno spazio aperto dove sperimentare la creatività. Offre postazioni di lavoro, laboratori, eventi per i giovani, ambienti per convegni, seminari, corsi di formazione e tanto altro ancora. Il filo conduttore è ancora una volta l’arte: linguaggio universale che libera l’espressività, stimola la voglia di conoscere e incontrare. «Il Creative lab è uno spazio aperto al quartiere – afferma Matteo Rebecchi, il responsabile –, un centro propulsore di idee e relazioni. L’obiettivo è far arrivare persone da fuori che possano conoscere il quartiere e diffondere arte e creatività per favorire un arricchimento reciproco».
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova