Visto con i nostri occhi
Mafia, scout in prima linea. La forza di saper dire «no»
Il reparto del «Mantova 3», formato daragazzi tra 12 e 16 anni, ha promosso un pomeriggio di iniziative per spingere l’intera comunità a riflettere sul tema
08/04/2019
Il contrasto alla mafia passa dalla conoscenza e dall’impegno civico. Un contributo che deve coinvolgere tutti anche nella nostra provincia, dove la criminalità organizzata ha radicato i propri affari illeciti, come dimostrato dal recente processo Pesci. Nessuno può sentirsi escluso dalla battaglia, nemmeno la realtà scout e un segnale confortante arriva dal gruppo “Mantova 3” di San Silvestro e Buscoldo. Il reparto “Scintille verdi”, formato da adolescenti tra i 12 e i 16 anni, ha promosso una giornata di sensibilizzazione sul tema della mafia, lo scorso 24 marzo all’oratorio di San Silvestro. L’iniziativa rientra nell’”impresa” che ogni scout è chiamato ad affrontare durante il proprio percorso.
La comunità capi aveva suggerito di proporre qualcosa legato all’impegno civico e i ragazzi hanno pensato di realizzare un progetto per riflettere sulla criminalità organizzata. «Essere interessati e coinvolti in modo attivo nella comunità in cui si vive è un principio fondamentale dello scoutismo – spiega Matteo Terzi, uno della comunità capi del “Mantova 3” – e noi volevamo stimolarli a impegnarsi in prima persona. L’iniziativa sulla mafia è nata dalla loro volontà di conoscere e studiare questo fenomeno, che altrove non ha lo spazio che merita».
Così, per un pomeriggio, gli ambienti del centro parrocchiale di San Silvestro sono stati completamente riorganizzati. Il cuore era la mostra “La mafia uccide, il silenzio pure”: i ragazzi del reparto “Scintille verdi” hanno ripercorso lo sviluppo dei principali movimenti criminali (Cosa nostra, camorra, ‘ndrangheta, Sacra corona unita), le storie dei loro capi, i fatti più sanguinosi che ne hanno segnato l’attività. Il percorso toccava anche il Mantovano, diventato a fine Novecento terra di conquista per la ‘ndrangheta: è un invito chiaro a non abbassare l’attenzione e a non ridurre la mafia a un fenomeno presente solo al sud. In un altro ambiente, alcuni ragazzi recitavano i momenti più importanti del “Maxi processo” svolto a Palermo a fine anni Ottanta, tappa chiave nella lotta alla mafia e portò alla condanna di ben 475 imputati.
Spazio poi alle vittime della mafia: in una “stanza della memoria” venivano ripetuti di continuo i loro nomi, come avviene ogni 21 marzo durante la manifestazione nazionale di Libera; un’altra, invece, era dedicata alla storia di Peppino Impastato, giornalista 30enne ucciso da Cosa nostra nel maggio 1978. Era molto suggestiva un’altra stanza, completamente buia, in cui gli scout, illuminati a turno da un fascio di luce, raccontavano le storie di vittime innocenti tratte dal libro La classe dei banchi vuoti, scritto da don Luigi Ciotti. Infine, nell’ultimo ambiente sono state proiettate presentazioni multimediali per spiegare come la mafia abbia influenzato cultura e società nel nostro Paese.
Diverse proposte, insomma, per conoscere, far riflettere e scuotere le coscienze. Obiettivo raggiunto, visto che in poche ore al centro parrocchiale di San Silvestro sono passate circa 250 persone di tutta l’unità pastorale e non solo dell’ambiente scout. «La partecipazione della gente è stata una piacevole sorpresa – afferma Terzi –. A livello emotivo, il racconto delle vittime innocenti di mafia ha avuto un forte impatto, perché la sala aveva un’atmosfera molto suggestiva. Gli adulti hanno molto apprezzato l’impegno dei ragazzi, specie perché loro non erano ancora nati negli anni Novanta, all’epoca delle stragi. Per gli scout parlare di mafia non è tabù, anzi è un argomento molto sentito soprattutto al sud, dove talvolta i gruppi subiscono atti intimidatori dai clan».
Per i più giovani è stata l’occasione di conoscere meglio un fenomeno di cui si parla troppo poco: «La loro generazione vede la mafia raccontata al cinema o nelle serie tv – continua Terzi – e l’iniziativa gli ha permesso di aprire gli occhi su questa realtà, fatta di omicidi, stragi, attentati. È ovvio che dipende anche dall’età: ragazzi di 12 e 16 anni hanno una consapevolezza diversa. Tutti, però, hanno preso coscienza di un argomento che a scuola o in famiglia non viene affrontato e questo porta a sottovalutarne gli effetti».
Di questa giornata restano anche tracce concrete, come i messaggi scritti da alcuni dei visitatori: «Il coraggio di ribellarsi è amore sotto pressione»; «Denunciare sempre e comunque: si può cambiare con le piccole azioni quotidiane»; «Il piccolo gesto non è piccolo perché piccole sono le sue conseguenze, ma è grande perché grande la scelta che ci sta dietro». E nel giardino dell’oratorio è stato piantato un agrume, come quelli che caratterizzavano Palermo prima che la mafia prendesse il controllo degli appalti, cementificando vaste zone della città. «La pianta crescerà – conclude Terzi – ricordando il nostro impegno a diffondere nella comunità valori positivi come giustizia e senso civico».
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