Visto con i nostri occhi
Mantova e lavoro, una area di crisi industriale
28/04/2016
Paolo Lomellini

C’è molto entusiasmo in giro per la vivacità, gli eventi e i flussi di persone arrivati in città nelle prime settimane da Capitale della Cultura. Tutto bene, per carità, anche il nostro giornale ne parla e ne parlerà diffusamente. Un rischio tuttavia va sottolineato: ovvero che questo “inebriarsi” di Mantova tutta cultura e turisti diventi una vera e propria “teoria” su cui modellare il futuro del sistema Mantova.
La ricorrenza del 1° Maggio, un po’ di sano buon senso e i piedi ben piantati per terra ci obbligano invece a qualche considerazione sul mondo del lavoro. Nel nostro territorio, in particolare nel settore industriale, abbiamo visto accumularsi una lunga serie di criticità, semplicemente impensabili solo dieci anni fa.
In tutta la provincia nel 2015 sono stati censiti 56000 lavoratori nel settore industriale, il 37% sul totale. Un dato occupazionale in calo rispetto al passato, così come nel mantovano cala pure la produzione manifuttiera e la percentuale di aziende che compiono investimenti.
Di questi e altri dati ha riflettuto recentemente la Cisl sulla stampa locale, sottolineando l’esigenza che il settore manifatturiero torni al centro dell’agenda politica dei vari livelli istituzionali.
La stessa Cisl ha proposto la costituzione di un Tavolo di sviluppo presso la Camera di Commercio tra i Comuni della Grande Mantova, la Regione Lombardia, la Provincia, le associazioni d’impresa, i sindacati. Non uno dei tanti Tavoli in cui si parla di tutto, e dunque di niente, perdendo solo tempo. Un Tavolo con pochi e ben precisi punti da discutere per lo sviluppo di Mantova.
Un’area di sviluppo viene individuata nei temi della mobilità e logistica: sviluppo della dorsale Nord-sud attraverso l’intermodalità con Verona (collegamento dell’A22 con il Porto di Valdaro) e sviluppo della dorsale Est-Ovest potenziando viabilità e collegamenti con Milano via Cremona.
L’altra proposta riguarda la richiesta (in base alla normativa vigente, Decreto 24 marzo 2010) del riconoscimento del polo industriale di Mantova quale area di crisi industriale. E come conseguenza poter attivare, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, accordi di programma per coordinare attività e risorse per la reindustrializzazione e per il monitoraggio del processo di bonifica del polo chimico.
È chiaro che si tratta di idee e progetti a medio-lungo termine, prospettiva non molto di moda e poco praticata nella società attuale. Ci si accontenta della superficialità evanescente dell’attimo fuggente, dell’eterno presente usa e getta diventato sempre più dominante con la diffusione di internet. I calcoli della politica e dell’economia di solito si spingono al massimo nella logica dei tempi brevi, dominati dal tornaconto di qualcuno o di una parte piuttosto che della collettività.
E invece occorre che da qualche parte si ritrovi il coraggio di pensare sui tempi un po’ più lunghi, di tentare una qualche strategia di ampio respiro.
La Cisl ha provato a “battere un colpo” proponendo un luogo comune in cui tutti gli “attori” interessati ai temi della crisi e dello sviluppo del mantovano possano ritrovarsi e confrontarsi per cercare di trovare strategie e percorsi condivisi. Qualcuno risponderà a questa proposta? Vedremo, anche se qualche cenno di risposta e assenso sarebbe dovuto. In fondo non si chiedono soluzioni geniali o miracolistiche. Sarebbe sufficiente mettersi attorno a un tavolo con buona volontà, buon senso e onestà intellettuale, svestendosi dei panni che si è soliti indossare, con lo sguardo lungo di chi pensa alla Mantova dei nostri figli e nipoti e non ai destini e alle prossime scadenze personali di Tizio, Caio o Sempronio.
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