Visto con i nostri occhi
«Mantova è una città unica: valorizzatela»
Intervista al celebre archeologo Salvatore Settis, presidente del Consiglio scientifico del Louvre di Parigi, che parla del patrimonio storico-artistico del territorio
25/05/2017
In concomitanza con la rimpatriata mantovana, che lo ha visto relatore al convegno su Baldassarre Castiglione il 16 maggio, si è presentata l’occasione di intervistare il professor Salvatore Settis, storico dell’arte, direttore emerito della Scuola Normale di Pisa, direttore emerito del Getty Center for the History of Arts and the Humanities di Los Angeles, membro del Deutsches Archäologisches Institut, dell’American Academy of Arts and Sciences, dell'Accademia Nazionale dei Lincei, dell'Accademia delle Arti del Disegno, del Comitato scientifico dell'European Research Council, della Scuola Galileiana di Studi Superiori dell’Università di Padova.
Laureato in Archeologia, Settis ha ricevuto tre lauree honoris causa, due in Giurisprudenza e una in Architettura. Tiene la cattedra del Prado a Madrid ed è presidente del Consiglio scientifico del Louvre. Prolifico e incisivo autore di pubblicazioni che hanno ricevuto premi letterari, è stato presidente del Comitato scientifico di Palazzo Te, nominato nel 2007 dall’allora sindaco Fiorenza Brioni, per poi avere presentato le dimissioni nel 2010 su sollecito – si disse – del neo primo cittadino Nicola Sodano.
Mantova gli era apparsa come una città speciale, nella quale il vivace tessuto moderno si innestava sulle forti radici antiche. Nel progetto inerente quell’incarico, Settis considerava il nostro patrimonio – ereditato dai Gonzaga e favorito dalle opere idrauliche che già in epoca medievale permisero di irreggimentare le acque dei laghi consentendo la costruzione di vie d’accesso e commerciali – come un legame imperituro tra storia, arte, società, economia e ambiente.
Già allora Settis lanciò strali contro il costruendo “eco-mostro” sulle rive del Frassino speculari al castello di San Giorgio, e ora plaude allo scempio scongiurato. Per lui i monumenti non appagano solo la necessità di bellezza, ma qualificano l’identità del popolo italiano e nello specifico mantovano, culturalmente ricchissima.
La città, tra conservazione e valorizzazione: come vede Mantova post Capitale italiana della cultura? Come sfruttare al meglio questa eredità?
Credo che la storia di Mantova sia tanto lunga e illustre che la sua passeggera nomina a Capitale italiana della cultura risulti, alla lunga, tutto sommato secondaria. Quel che i mantovani sanno bene, e devono ricordare, è la preziosa eredità di una città che, pur nelle sue dimensioni così limitate rispetto alle metropoli e megalopoli che sorgono dappertutto, possiede e dispiega una straordinaria intensità di presenze culturali, di memorie del passato, di altissime testimonianze d’arte e di cultura.

LEGGI L'INTERVISTA COMPLETA, A CURA DI MARIA LUISA ABATE, SULLA CITTADELLA IN EDICOLA DOMENICA 28 MAGGIO
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